A cura del dottor Massimo Massari
3) La psicopatologia è il terzo complesso capitolo.
L'associazione tra disturbi psichiatrici e sindrome del colon irritabile non è mai stata realmente chiarita e dimostrata.
Pazienti affetti da disturbi psicologici, vanno incontro a patologie debilitanti molto più frequentemente rispetto alla popolazione di controllo.
Pazienti alla continua ricerca di terapie mediche, hanno un'alta incidenza di crisi di panico, stati depressivi, ansietà ed ipocondria rispetto alla popolazione di controllo.
Un'alterazione del Brain-Gut Axis (letteralmente Asse Cervello-Intestino) coincide con l'inizio dei disturbi dell'apparato digerente, in circa il 77% dei pazienti.
Resta non chiaro se i disturbi psicopatologici inducano alla sindrome del colon irritabile o viceversa.
Recentemente è stata dimostrata la presenza di micro focolai infiammatori nello spessore della mucosa intestinale, nei pazienti affetti da sindrome del colon irritabile.
Questa osservazione metterebbe in discussione le basi della sindrome del colon irritabile, considerata sino ad oggi una patologia ad eziopatogenesi non organica.
Colite ed enterite sono state entrambe documentate in popolazioni di pazienti con sindrome del colon irritabile sviluppate dopo enteriti infettive (sindrome del colon irritabile post infettiva).
I fattori di rischio per lo sviluppo di una sindrome del colon irritabile post-infettiva sono rappresentati, prevalentemente dall'appartenenza al sesso femminile, la durata dell'infezione, il tipo di germe patogeno coinvolto, l'assenza di vomito durante la patologia infettiva, l'età giovanile.
I pazienti con sindrome del colon irritabile post-infettiva dimostrano aumento, nella mucosa, del numero delle colonie di linfociti e delle cellule enteroendocrine (cellule deputate alla produzione di sostanze- la serotonina ad esempio- che agiscono sulla motilità, vascolarizzazione e risposta immunitaria del colon).
Le cellule enteroendocrine nella sindrome del colon irritabile post-infettiva, dimostrano di secernere elevati livelli di serotonina, aumento della secrezione colica e possibile causa di diarrea.>
Agli inizi del 1900 Manning ed i suoi collaboratori, stabilirono sei criteri differenziali tra la sindrome del colon irritabile e le malattie intestinali organiche.
I cosiddetti "Manning Criteria" sono riassumibili in :
Più recentemente in almeno 2 sessioni congressuali tenutesi a Roma (i cosiddetti Rome Criteria I e II), si è provveduto a meglio definire l'iter diagnostico per la ricerca e la pratica clinica. Il Rome Criteria II ha chiarito il principio secondo il quale per porre la corretta diagnosi di sindrome del colon irritabile, i pazienti devono manifestare in maniera continuativa e per almeno 3 mesi nell'arco dell'ultimo anno, almeno 3 dei seguenti sintomi:
Dolore o disturbo intestinale caratterizzato da:
1. sollievo alla evacuazione
2. associato al cambiamento della frequenza delle evacuazioni
3. associato al cambiamento della consistenza delle feci
Ulteriori sintomi includono:
a) modificazioni della frequenza delle evacuazioni,
b) modificazioni della forma delle feci
c) modificazioni del passaggio delle feci
d) distensione addominale e soggettività di gonfiore.
FREQUENZA ED ETÀ:
nei paesi ad economia avanzata: viene stimata una prevalenza di sindrome del colon irritabile nel 10-20% della popolazione nel suo complesso, con una incidenza del 1-2% annuo di nuovi casi.
nel mondo: l'incidenza è marcatamente differenziata da nazione a nazione.
Approssimativamente il 50% della popolazione affetta da sindrome del colon irritabile, riferisce l'inizio della sintomatologia a prima dei 35 anni di età
La comparsa di sintomi nella popolazione che ha superato i 40-45 anni di età, può essere attribuito allo sviluppo di una sindrome del colon irritabile, solo dopo aver escluso la presenza di patologie organiche (stenosi diverticolari, neoplasie etc.)>
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