Il termine schistosomiasi identifica un gruppo di malattie parassitarie provocate da trematodi, veri e propri vermi piatti (platelminti) appartenenti al genere Schistosoma. Allo stadio adulto i parassiti raggiungono la lunghezza di 0.7 - 1.2 cm, localizzandosi nel sistema circolatorio venoso dell'ospite.
A seconda del distretto interessato dalle complicanze, si parla di schistosomiasi intestinale, rettale, vescicale, epato-portale, splenica o polmonare.
Tra le specie di schistosoma che possono colpire l'uomo si ricordano:
Queste cinque specie di Schistosoma interessano circa 200 milioni di persone a livello mondiale, rendendo la schistosomiasi la malattia parassitaria tropicale più diffusa al mondo dopo la malaria. Fortunatamente è meno letale rispetto a quest'ultima: si stima che ogni anno la schistosomiasi provochi tra 200.000 e 300.000 morti; purtroppo, però, la malattia tende spesso a cronicizzare danneggiando gli organi interni; inoltre, può compromettere lo sviluppo cognitivo dei bambini e, nel caso della forma vescicale, aumenta sensibilmente il rischio di cancro alla vescica.
La schistosomiasi si trasmette attraverso il contatto della pelle con acqua infetta, colpendo principalmente i bambini intenti a giocare con fonti idriche inquinate. Come anticipato, il verme adulto vive nei plessi venosi di vescica ed intestino, deponendo uova (cercarie) capaci di aprirsi un varco nelle pareti di questi organi e mescolarsi a feci ed urine, attraverso le quali vengono espulse all'esterno. Una volta raggiunte le falde idriche, le uova del parassita si schiudono liberando piccole larve, che infettano un ospite intermedio, rappresentato da molluschi adesi al fusto di alcune piante acquatiche; all'interno del mollusco, le larve si moltiplicano e dopo pochi giorni si liberano nell'acqua infettando l'uomo.

I sintomi della schistosomiasi variano in base alla specie di verme coinvolto e alla fase d'infezione:
Quando le uova attraversano le pareti vescicali ed enteriche possono rimanervi intrappolate, scatenando reazioni infiammatorie locali che provocano ematuria ed ematorrea (perdita di sangue con le urine e le feci); la flogosi locale determina alterazioni istologiche delle vie urinarie, con processi fibrotici a carico della vescica e dilatazione degli ureteri, fino all'insufficienza renale con aumentata predisposizione al cancro vescicale. Nella schistomatosi intestinale, invece, i vermi possono raggiungere il fegato attraverso il circolo portale, scatenando anche in questa sede processi infiammatori con comparsa di fibrosi epatica e cirrosi; ne consegue uno stadio di ipertensione portale, con possibile sanguinamento delle varici esofagee.
Vedi anche: Schistosomiasi - Farmaci per la cura della Schistosomiasi
La diagnosi di schistomatosi si pone ricercando le uova del parassita nelle urine o nelle feci, oppure mediante test anticorpali su campioni di sangue prelevati dal paziente (utili soprattutto nella fase acuta, quando i sintomi sono aspecifici e nelle deiezioni non sono presenti uova, ma anche nella fase tardiva, quando l'ovoposizione tende a negativizzarsi). Esami endoscopici e bioptici risultano utili per valutare le complicanze d'organo della malattia.
Il trattamento d'elezione è rappresentato da un antielmintico chiamato praziquantel, generalmente somministrato in un'unica dose per os; in alternativa possono essere utilizzati il metrifonato e la oxamnichina. La sua efficacia è buona (60-80% dei casi), vista la dimostrata capacità di far regredire le complicanze croniche della schistomatosi; posologia:
La prevenzione della schistomatosi si basa sulla bonifica delle falde acquifere, sulla realizzazione di reti fognarie, e su campagne di sensibilizzazione pubblica (ridurre la contaminazione dei corsi d'acqua con feci ed urine, ed evitare il contatto con l'acqua di fiumi e laghi).
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