Sepsi

Generalità

La sepsi o setticemia è una sindrome clinica caratterizzata da un'abnorme Risposta Infiammatoria Sistemica (SIRS), messa in atto dall'organismo in seguito al passaggio nel sangue di microrganismi patogeni provenienti da un focolaio sepsigeno. Se manca la componente flogistica non si parla più di sepsi, ma di "semplice" batteriemia (presenza di batteri nel sangue dimostrata da almeno un'emocoltura positiva).

La sepsi è una condizione potenzialmente molto grave, che passa attraverso stadi di gravità Morbilitàcrescente e come tale necessita di un immediato trattamento medico.

Segni e sintomi

Per approfondire: Sintomi Sepsi


La sintomatologia clinica della sepsi è sostenuta dall'interazione tra i prodotti tossici dell'agente eziologico (batteri, virus, miceti) e la risposta dell'ospite. Questi sintomi sono piuttosto aspecifici e comprendono febbre, tachicardia, discromie cutanee ed aumento della frequenza respiratoria. Non a caso la diagnosi di sepsi viene posta in seguito al riscontro di almeno due dei seguenti criteri che identificano la SIRS, purché accompagnati da un focolaio infettivo, intravascolare (endocarditi, endoarteriti, infezioni di shunt artero-venosi) od extravascolare (ascessi, ferite ecc.), che ne sia il determinante:

Si parla invece di sepsi severa quando alla precedente diagnosi si somma almeno uno dei seguenti segni correlati ad un'insufficienza d'organo:

Nell'ultimo e più grave stadio, lo shock settico, i segni ed i sintomi caratteristici della sepsi severa si sommano ad una pressione sanguigna estremamente bassa (ipotensione severa), che si mantiene anche in presenza di uno stato volemico adeguato e nonostante il ripristino della volemia mediante fluidoterapia.

La sepsi è una sindrome che si instaura dopo un'infezione, localizzata o sistemica, che determina il rilascio in circolo di numerosi mediatori chimici dell'infiammazione. In presenza di sepsi, pertanto, si apprezza un aumentata concentrazione plasmatica di proteina C reattiva, interleukina-6 e procalcitonina; si può inoltre notare, come anticipato nei sintomi patognomici, leucocitosi (aumentato numero di globuli bianchi) o leucopenia (ridotto numero di globuli bianchi).

Cause e Fattori di Rischio

La sepsi è scatenata dal concorso di due fattori: da un lato l'infezione di un tessuto normalmente sterile da parte di patogeni (batteri, funghi, virus) e dall'altro l'esagerata risposta infiammatoria sistemica (SIRS) dell'organismo. Tra i microorganismi più frequentemente chiamati in causa negli episodi settici, ricordiamo Escherichia coli, Klebsiella spp., Pseudomonas spp., Candida spp., stafilococchi meticillino-resistenti.

L'infiammazione è una delle armi che il nostro corpo utilizza per combattere le infezioni. Mentre in condizioni normali esiste un equilibrio tra i fattori pro ed anti infiammatori, nella sepsi la risposta flogistica diviene esagerata e sistemica (si propaga dal sito d'infezione all'intero organismo). Di conseguenza, all'interno dei vasi sanguigni si formano dei microscopici coaguli (trombi), per aumento dei fenomeni biochimici che li generano e riduzione di quelli che li "sciolgono". Il cuore si trova così costretto a pompare sangue in circolo con maggiore forza, mentre gli organi soffrono per il ridotto apporto di ossigeno e nutrienti .

Riguardo ai fattori di rischio della sepsi, tale condizione può potenzialmente interessare qualsiasi soggetto. E' indubbio, comunque, che la giovanissima età (infanzia) e la vecchiaia (>65 anni) espongano l'individuo ad un maggior rischio di subire un fenomeno settico. Altri fattori predisponenti sono rappresentati dall'abuso di alcool e droghe, dalla compromissione del sistema immunitario e dalla debilitazione organica (insufficienza renale o epatica, AIDS, cancro o terapie antitumorali, terapia anti-rigetto dopo un trapianto d'organo, terapia cortisonica prolungata), dalla razza nera rispetto a quella caucasica e da condizioni mediche particolari (invasione batterica del sangue o setticemia, ascessi dentari, polmonite, infezioni urinarie, appendicite perforata, meningite, diabete e traumi severi come ustioni estese o ferite da arma da fuoco). Non dobbiamo poi dimenticare che la sepsi è un evento abbastanza frequente nelle persone ricoverate in terapia intensiva, che tra tutte sono quelle più esposte al rischio settico e alle sue più temibili conseguenze. Anche l'intubazione, l'applicazione di cateteri urinari o di altri dispositivi invasivi eleva significativamente il rischio di subire fenomeni settici.

La sepsi è una delle cause più comuni di morbilità e mortalità, soprattutto nei pazienti anziani, immunocompromessi e colpiti da gravi malattie.

Complicanze e trattamento

Vedi anche: Farmaci per la cura della sepsi


Come abbiamo visto, la sepsi può passare attraverso tre stadi di gravità crescente; più alto è questo livello e tanto maggiore è la compromissione dell'apporto di sangue agli organi vitali, come cervello e reni; sono quindi più frequenti fenomeni necrotici (gangrena), soprattutto delle estremità corporee, e insufficienze d'organo. La maggior parte degli individui soggetti ad episodi settici moderati recupera dall'evento; non a caso il tasso di mortalità medio è del 15%, mentre sale al 30-35% negli episodi settici severi, fino a superare il 50% nello shock settico.

In Italia la sepsi presenta un incidenza media pari ad 1,5 casi ogni mille abitanti.

Un trattamento precoce ed aggressivo innalza considerevolmente le possibilità di sopravivenza. A tal proposito - ferma restando l'esigenza di un ricovero in terapia intensiva nei casi più severi - possono essere somministrati, all'occorrenza, antibiotici, fluidi ed emoderivati (infusione di liquidi nel sangue per il sostegno emodinamico, in modo da aumentarne il volume e la pressione arteriosa), farmaci vasopressori (che grazie alla vasocostrizione innalzano la pressione arteriosa), insulina, sedativi o antidolorifici, e modulatori del sistema immunitario. Nei pazienti con sepsi severa può rendersi necessaria l'ossigenoterapia (intubazione, polmone artificiale) o la dialisi (per compensare la ridotta funzionalità renale nella purificazione del sangue).



Ultima modifica dell'articolo: 12/09/2016