Scintigrafia tiroidea: come si esegue?

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L'esame è doloroso? Quali rischi comporta? Esistono controindicazioni?

La scintigrafia tiroidea è una tecnica semplice ed indolore, anche se spesso il tracciante radioattivo o radiofarmaco dev'essere somministrato per via endovenosa. Le dosi di isotopo somministrate sono molto basse e non comportano rischi significativi per il paziente, anche se l'utilizzo della tecnica scintigrafica rimane controindicato in gravidanza. A scopo cautelativo, inoltre, nelle donne in età fertile la scintigrafia viene generalmente effettuata entro i dieci giorni successivi all'inizio dell'ultima mestruazione, in modo da escludere il rischio di una gravidanza in corso. Durante l'allattamento alcune sostanze radioattive possono passare nel latte materno; pertanto, a discrezione del medico specializzato in medicina nucleare, la scintigrafia può essere rimandata oppure eseguita salvo sospensione più o meno prolungata dell'allattamento. Ad esempio, dopo scintigrafie con Iodio 131 l'allattamento dev'essere sospeso definitivamente.

La scintigrafia può essere eseguita anche su bambini (la quantità di farmaco impiegata è proporzionale al peso corporeo) e ripetuta nel tempo per valutare il decorso di una malattia.

I traccianti utilizzati, anche quelli a base di iodio, non vanno confusi con i mezzi di contrasto; normalmente non danno alcun disturbo né fenomeni allergici (la scintigrafia tiroidea può essere eseguita in tutta tranquillità anche dalle persone allergiche allo iodio).

Come si esegue la scintigrafia tiroidea?

L'esame inizia con una visita preliminare atta ad indagare la storia e l'eventuale documentazione clinica sulla patologia in atto, seguita da un esame obiettivo del collo (palpazione). L'indagine procede con la somministrazione del radiofarmaco, per via endovenosa nel caso del tecnezio 99 o dello iodio 123 (raramente utilizzato) e per via orale nelle scintigrafie con iodio 131. Diverso è anche il successivo periodo di attesa, essenziale per dare il tempo al radiofarmaco di distribuirsi nella tiroide: 20-30 minuti per il tecnezio 99 e fino a due/ tre giorni per lo iodio 131.

Dopo il periodo di attesa si procede all'acquisizione delle immagini e all'interpretazione del risultato. A seconda che la scintigrafia sia limitata alla tiroide od estesa a tutto il corpo, tale procedura può variare da qualche minuto a mezzora. In entrambi i casi il paziente viene disteso su un lettino con il collo in iperestensione, previo allontanamento di eventuali oggetti metallici (collane, spille, orecchini, orologi ecc). Saranno quindi le testate dell'apparecchio a compiere movimenti rotatori o traslatori intorno all'organismo; trattandosi di una strumentazione aperta non vi è alcun problema per le persone che soffrono di claustrofobia. Durante l'intera procedura è importante che il paziente rimanga il più possibile immobile.

Al termine della scintigrafia l'esaminato può riprendere immediatamente le proprie attività abituali, senza particolari precauzioni; il medico può comunque invitarlo a bere più liquidi del solito per facilitare l'eliminazione del radiofarmaco; dopo aver utilizzato il WC è bene far scorrere abbondantemente l'acqua e lavarsi accuratamente le mani. Nelle prime ore dopo la scintigrafia, sempre a scopo cautelativo (le radiazioni assorbite non sono così pericolose, ma è comunque giusto risparmiare irradiazioni superflue), il paziente dovrebbe evitare uno stretto contatto con bimbi piccoli e donne in gravidanza. Nel caso venga utilizzato lo iodio 131 queste precauzioni vanno adottate sia durante il periodo di attesa dopo somministrazione del radiofarmaco, sia nella settimana successiva alla scintigrafia. Più in generale è importante seguire con scrupolo le istruzioni ricevute dal personale sanitario all'atto della somministrazione del tracciante.

Preparazione all'esame

Normalmente l'esame non richiede alcuna preparazione particolare. Il medico può comunque richiedere la sospensione di tutti quei farmaci che interferiscono con la funzionalità tiroidea; è inoltre importante segnalare l'eventuale sottoposizione recente a fonti esterne di iodio, come sale iodato, tinture per capelli, dentifrici iodati, disinfettanti o lavande vaginali a base di prodotti iodati, integratori mutliminerali contenenti iodio, o recente sottoposizione ad esami radiologici con mezzi di contrasto iodati.