Il termine ematuria indica la presenza di sangue nelle urine. Può trattarsi di un fenomeno visivamente apprezzabile (ematuria macroscopica), oppure di un evento subdolo accertabile soltanto attraverso la ricerca microscopica di globuli rossi nel sedimento urinario.
In caso di ematuria macroscopica il colore delle urine varia in base alla quantità di sangue perduto; è sufficiente una emorragia di 1ml per rendere il fenomeno visivamente apprezzabile. La presenza macroscopica di sangue nelle urine, generalmente fa assumere al liquido le diverse sfumature del rosso. In alcuni casi, però, le tracce ematiche possono conferire alle urine un colorito differente. Per esempio, quando il pH urinario è particolarmente acido, il prodotto dell'escrezione renale assume tonalità più vicine al marrone scuro.
Anche quando le urine stazionano a lungo nelle vie urinarie, l'ossidazione dell'emoglobina presente nelle tracce di sangue, le rende più scure. Al contrario, in caso di lesione acuta, seguita da rapida eliminazione urinaria, l'escreto assume un colore rosso intenso.
Questo liquido, prodotto dall'attività di filtrazione del rene e periodicamente eliminato con l'atto della minzione, può assumere un colorito rossastro anche in assenza di ematuria. Tale fenomeno può essere dovuto, per esempio, ad alcuni farmaci (lassativi a base di cascara, fenacetina, fentoina, ibuprofene, metildopa, rifampicina) o all'assunzione cospicua di determinati alimenti (barbabietole e rabarbaro).
Le urine possono essere pigmentate anche per la presenza al loro interno di sali biliari, porfine o urati. Infine, durante il flusso mestruale, l'apparente presenza di sangue nelle urine può essere dovuta a contaminazione con perdite ematiche vaginali o a endometriosi delle vie urinarie.
Per tutti questi motivi, di fronte al sospetto di ematuria, è molto importante eseguire tempestivamente un esame delle urine, in modo da ottenere la conferma dell'effettiva presenza di sangue al loro interno.
L'urina, prodotta dal rene, viene convogliata nella vescica attraverso piccoli tubicini chiamati ureteri; da qui, attraverso l'uretra, fuoriesce all'esterno con l'atto della minzione.
Per questo motivo fino a qualche anno fa la diagnosi di ematuria era basata sulla prova dei tre bicchieri. Durante questo esame il paziente viene invitato a urinare, senza interrompere il getto, in tre calici. Per quanto detto finora, se si hanno urine ematiche soltanto nel primo bicchiere significa che l'emorragia si è verificata a livello uretrale; se l'ematuria macroscopica diventa evidente nel terzo calice, o se la colorazione diventa sempre più intensa mano a mano che il flusso continua, si tratta probabilmente di
emorragia vescicale, lieve nel primo caso e più grave nel secondo; infine, se si notano tracce di sangue in tutti e tre i calici, si tratta generalmente di un
emorragia a monte dell'apparato urinario, cioè a livello dei reni o degli ureteri.
Oggi, l'esame dei tre bicchieri è caduto in disuso per l'avvento di tecnologie più moderne ed efficaci nell'individuare l'origine del problema. Non bisogna infatti dimenticare che l'ematuria non è una diagnosi, ma un sintomo di una patologia, potenzialmente anche grave. Di conseguenza, prima di scegliere la terapia adeguata, è fondamentale una tempestiva ed accurata diagnosi.
Le tecniche più utilizzate sono l'ecografia renale, vescicale e prostatica, urografia, uretrocistoscopia, ureteropieloscopia e TAC addomo-pelvica.
Le patologie che più frequentemente si associano al ritrovamento di sangue nelle urine sono la presenza di calcoli, neoplasie od infiammazioni a livello del rene, della vescica o delle vie urinarie. L'ematuria può essere legata anche a tubercolosi, cistiti, uso di farmaci anticoagulanti, rene policistico, prostatiti, adenomi alla prostata o traumi interessanti il rene e/o le vie escretrici. Infine, negli atleti, sono stati descritti casi di ematuria da sforzo, specie dopo attività fisiche intense e prolungate come la maratona o il ciclismo.
Fondamentale per una diagnosi iniziale, in attesa degli opportuni accertamenti, è la valutazione della sintomatologia associata. Per esempio, se la perdita di sangue con le urine è concomitante a dolori lombari di tipo colico o gravitativo, probabilmente è dovuta alla presenza di calcoli renali o uretrali.
Se l'ematuria si associa a difficoltà nell'urinare, o compare durante la defecazione potrebbe trattarsi di patologia prostatica.
Le cure dipendono dal tipo di malattia che ha provocato il disturbo.
Se la perdita di sangue nelle urine è legata ad un'infezione, la terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici. Un medico coscienzioso consiglierà il ricorso a farmaci a spettro ristretto, dopo aver valutato i risultati dell'antibiogramma, un esame molto utile per individuare il farmaco più adatto per combattere il patogeno in questione. Tale procedura, eticamente corretta, consente di minimizzare il rischio che i vari agenti patogeni sviluppino resistenza agli antibiotici.
In presenza di calcoli renali si utilizzano varie tecniche, che vanno dal classico "colpo d'acqua", alla frantumazione di questi aggregati minerali mediante onde d'urto, laser o mezzi meccanici mini invasivi (vedi: cure e trattamento dei calcoli renali).
In caso di ipertrofia prostatica lieve (o di primo grado) la terapia è farmacologica (antinfiammatori, miorilassanti, inibitori dell'enzima 5-alfa reduttasi). Per ipertrofie prostatiche moderate o severe si procede generalmente con l'asportazione endoscopica della porzione ingrossata (intervento mini-invasivo).
DALLA COMMUNITY
Emozioni femminili: Grazie, spiegazione esauriente!
Cmq se qualcuno avesse spiegazioni alternative/integrative mi farebbe piacere sentirle ;-)
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