Risonanza Magnetica con Contrasto

Generalità

La risonanza magnetica con contrasto è un esame diagnostico altamente sensibili e specifico, capace di fornire, rispetto alla risonanza magnetica convenzionale, immagini più chiare e dettagliate delle strutture interne del corpo umano (vasi sanguigni, organi, tessuti ecc.).
A garantire all'esame diagnostico in questione sensibilità e specificità elevate, è l'impiego di un mezzo di contrasto, che un membro del personale medico inietta nel paziente, per via endovenosa, poco prima dell'esame diagnostico.
Il mezzo di contrasto più comune è a base di gadolinio, un metallo delle terre rare.


Risonanza magnetica cervello mezzo di contrasto

Grazie alla risonanza magnetica con contrasto, i medici sono in grado di studiare in maniera più approfondita: i tumori, l'irrorazione sanguigna di un organo o un tessuto, il flusso di sangue nelle arterie e nelle vene, i processi infiammatori e, infine, le lesioni alle strutture anatomiche interne.
La risonanza magnetica con contrasto è sicura per la maggior parte delle persone.
Le controindicazioni sono diverse; tra queste meritano una citazione: la presenza all'interno del corpo di componenti o dispostivi metallici, l'insufficienza renale grave, l'insufficienza epatica grave e la gravidanza.
In genere, i preziosi risultati di una risonanza magnetica con contrasto sono disponibili nel giro di 3-4 giorni.

Breve ripasso di cos'è la risonanza magnetica

La risonanza magnetica, il cui nome per esteso sarebbe risonanza magnetica nucleare, è un esame diagnostico che permette di visualizzare l'interno del corpo umano, senza il ricorso a incisioni chirurgiche o radiazioni ionizzanti, ma grazie a innocui campi magnetici e onde radio altrettanto innocue.
Praticamente priva di effetti collaterali e con pochissime controindicazioni, la risonanza magnetica fornisce immagini tridimensionali chiare e dettagliate dei cosiddetti tessuti molli (nervi, muscoli, legamenti, adipe, vasi sanguigni ecc.) e dei cosiddetti tessuti duri (ossa e cartilagini). Ciò la rende un test di assoluta rilevanza in numerosi campi della medicina: dalla traumatologia all'oncologia, passando per l'ortopedia, la gastroenterologia, la cardiologia ecc.
L'unico limite della risonanza magnetica è l'elevato costo delle apparecchiature, necessarie alla creazione dei campi magnetici per l'osservazione del corpo umano, e le spese di manutenzione delle suddette apparecchiature.

Cos'è la risonanza magnetica con contrasto?

La risonanza magnetica con contrasto è una particolare tipologia di risonanza magnetica nucleare, che prevede l'impiego di un mezzo di contrasto, iniettato nel paziente per via endovenosa, allo scopo di ottenere immagini ancora più chiare e dettagliate delle strutture interne del corpo umano (in particolare, vasi sanguigni, organi e tessuti di vario genere).
In sostanza, si tratta di una risonanza magnetica nucleare più sensibile e più specifica della risonanza magnetica nucleare convenzionale.
Effettuabile negli ospedali più attrezzati e nelle cliniche radiologiche, la risonanza magnetica con contrasto rientra tra gli esami diagnostici minimamente invasivi; ciò è dovuto proprio alla particolarità di tale tecnica: l'iniezione endovenosa del mezzo di contrasto, una sostanza capace, in alcuni soggetti, di causare reazioni avverse e non solo.
Alla pari un qualsiasi altro tipo di risonanza magnetica, la risonanza magnetica con contrasto è una pratica di radiologia e la lettura dei suoi risultati spetta a un medico radiologo, ossia un medico specializzato in Radiologia.


Risonanza magnetica

Mezzo di contrasto: cos'è e principali tipologie?

Esistono diversi mezzi di contrasto, impiegabili in occasione di una risonanza magnetica con contrasto.
I mezzi di contrasto più noti e utilizzati sono quelli a base di gadolinio, un metallo delle terre rare, disciolto in una soluzione acquosa.
Tra i meno usati e conosciuti, si segnalano quelli a base di ossido di ferro e quelli a base di manganese.
La scelta del mezzo di contrasto da impiegare spetta al medico radiologo e dipende principalmente da quale organo o tessuto sarà oggetto d'indagine, durante l'esame.

Usi

La maggiore sensibilità e la maggiore specificità della risonanza magnetica con contrasto permettono di studiare nei particolari:

  • I processi di natura infiammatoria a carico di organi, tessuti, articolazioni, muscoli, ossa ecc.;
  • I tumori;
  • Lo stato di salute dei vasi sanguigni arteriosi e venosi, e il flusso di sangue al loro interno (angio-risonanza magnetica);
  • L'irrorazione sanguigna di organi e tessuti;
  • Le lesioni a carico di organi o tessuti.

Molto spesso, la risonanza magnetica con contrasto rappresenta un esame di approfondimento, successivo a una risonanza magnetica convenzionale rivelatasi poco esaustiva.

In quali parti del corpo può avere sede?

Le parti del corpo maggiormente oggetto d'indagine degli esami di risonanza magnetica con contrasto sono: la testa, il torace, l'addome, la pelvi e la colonna vertebrale.
L'impiego della risonanza magnetica con contrasto per l'osservazione di articolazioni importanti, come per esempio il ginocchio, o di parti del corpo, come per esempio le mani o i piedi, è molto raro, tuttavia possibile.

Preparazione

In preparazione alla risonanza magnetica con contrasto, il paziente deve:

  • Compilare assieme al medico di base uno specifico questionario, il cui scopo è accertare se sussistono o meno controindicazioni all'esame, e portarlo con sé nel giorno dell'esame, per esibirlo al personale medico;
  • Svolgere un test della creatinina ematica (creatininemia) in prossimità della risonanza magnetica con contrasto (non prima di 30 giorni) e portare con sé i risultati nel giorno dell'esame, per mostrarli al personale medico subito dopo il sopraccitato questionario;
  • Osservare un digiuno completo nelle ultime 6 ore che precedono l'esame. Se per esempio la procedura si tiene al mattino, l'ultimo pasto deve essere quello della sera precedente;
  • Poco prima dell'esame, privarsi di ogni indumento od oggetto contenente parti metalliche (es: collane, scarpe, orecchini, borse ecc.) e comunicare al personale medico se soffre di claustrofobia e, nel caso di paziente donna, se è in stato di gravidanza (o sospetto tale).

Procedura

Dopo essersi privato di qualsiasi oggetto e indumento con parti metalliche e aver risposto alle ultime domande pre-esame, il paziente deve stendersi, in posizione supina, su un apposito lettino scorrevole, che servirà a immetterlo all'interno dell'apparecchiatura diagnostica. In genere, l'apparecchiatura per la risonanza magnetica nucleare è una struttura cilindrica ristretta, capace di contenere un individuo soltanto e in posizione distesa.
A guidare e assistere il paziente durante l'accomodamento sul lettino, è un tecnico di radiologia, il quale, subito dopo, provvede anche a fornirgli tutte le possibili comodità (es: cuscini, coperte, tappi per le orecchie ecc.) e a dargli le ultime istruzioni fondamentali al corretto svolgimento dell'esame. Tra queste istruzioni indispensabili, merita una segnalazione l'assoluta immobilità a cui si deve attenere il paziente, durante l'intera procedura: i movimenti del corpo, infatti, pregiudicano l'accuratezza delle immagini, quindi il buon esito della risonanza magnetica aperta.
A questo punto, interviene il medico radiologo, che, in collaborazione con un infermiere professionale, si occupa di effettuare l'iniezione endovenosa del liquido di contrasto.
Terminata l'iniezione del mezzo di contrasto, può finalmente avere inizio l'esposizione ai campi magnetici e alle onde radio, ossia all'esame diagnostico vero e proprio.

Risonanza magnetica iniezione mezzo contrasto

Figura: iniettore del mezzo di contrasto

Si ricorda che le moderne apparecchiature per la risonanza magnetica sono fornite di altoparlanti e telecamere per la comunicazione con il personale medico, il quale, in genere, una volta iniziata la procedura, prende posto in una stanza adiacente a dove risiede il paziente

. La presenza di un sistema di comunicazione garantisce un controllo completo della situazione e la possibilità, a chi si sta sottoponendo alla procedura, di riferire eventuali malesseri o problematiche.
Come una risonanza magnetica convenzionale, anche la risonanza magnetica con contrasto è rumorosa. Ciò spiega per quale motivo, a inizio esame, il paziente riceve i citati tappi per le orecchie.

Dove ha luogo l'iniezione del mezzo di contrasto e quanto dura?

Di norma, l'iniezione del mezzo di contrasto avviene in una vena del braccio, mediante siringa, e ha una durata compresa tra i 10 e i 30 secondi.

Quanto impiega ad agire il mezzo di contrasto?

Una volta iniettato, il mezzo di contrasto è pronto per la sua funzione diagnostica nel giro di pochi minuti.

Quali sensazioni prova il paziente al momento dell'iniezione?

Per la maggior parte dei pazienti, l'iniezione del mezzo di contrasto è indolore e non provoca alcun tipo di malessere particolare; per una minoranza dei pazienti, invece, è associata a sensazioni/disturbi temporanei, come per esempio: brividi di freddo, nausea, mal di testa e/o vomito.

Per quanto rimane in circolo il mezzo di contrasto?

L'organismo umano impiega meno di 24 ore, per eliminare completamente il mezzo di contrasto.
La via di eliminazione principale sono le urine.
Gli effetti più consistenti del mezzo di contrasto sono in atto nelle prime ore che seguono l'iniezione; dopodiché si assiste a una loro graduale attenuazione.

Quanto può durare una risonanza magnetica con contrasto?

La risonanza magnetica con contrasto è più lunga della risonanza magnetica convenzionale, in quanto comprende anche la procedura di iniezione del mezzo di contrasto.
A seconda della parte del corpo oggetto d'indagine, una risonanza magnetica con contrasto può avere una durata compresa tra i 25 e i 65 minuti.

Cosa accade al termine dell'esame?

Una volta terminata la risonanza magnetica con contrasto, un incaricato del personale medico aiuta il paziente a scendere dal lettino e a rimettersi in piedi; dopodiché, lo invita a rivestirsi e a seguirlo in un'apposita sala d'attesa dell'ospedale (o della clinica), dotata di ogni comfort. In questa sala, il paziente dovrà rimanervi il tempo necessario - in genere 1-2 ore - affinché gli effetti più importanti del mezzo di contrasto svaniscano.
La permanenza in sala d'attesa è una misura precauzionale, che i radiologi adottano perché potrebbe capitare che il mezzo di contrasto abbia effetti avversi anche a distanza di diverse ore dalla somministrazione.
Trascorse le ore previste per l'attenuazione degli effetti più forti del mezzo di contrasto, il paziente può fare ritorno a casa e alle normali attività quotidiane.

Rischi

La risonanza magnetica con contrasto è una procedura diagnostica sicura per la maggior parte delle persone. È molto raro, infatti, che abbia effetti avversi sulla salute dei pazienti.

Da cosa possono dipendere gli effetti avversi?

Gli effetti avversi della risonanza magnetica con contrasto dipendono dal mezzo di contrasto impiegato, per ottenere immagini più dettagliate dell'interno del corpo.

I POSSIBILI EFFETTI DEI MEZZI DI CONTRASTO AL GADOLINIO

Premessa: in questa sede si discuteranno soltanto gli effetti avversi dei mezzi di contrasto al gadolinio, in quanto sono quelli più utilizzati e con cui la maggior parte dei pazienti ha a che fare.
I mezzi di contrasto a base di gadolinio possono essere responsabili di effetti avversi lievi oppure moderati/gravi. Il grado di severità degli effetti avversi può dipendere da vari fattori; sicuramente, un fattore determinante è lo stato di salute del paziente.
Tra gli effetti avversi lievi - che sono, fortunatamente, i più comuni - si registrano principalmente: mal di testa, nausea e/o vertigini. Dal carattere transitorio, tali manifestazioni compaiono, in genere, subito dopo l'iniezione del mezzo di contrasto.
Tra gli effetti avversi moderati/gravi, invece, rientrano:

  • Moderata reazione allergica al gadolinio. Riguarda un individuo ogni 1.000 e comporta, in genere, un'eruzione cutanea pruriginosa.
    Le persone che ne soffrono si riprendono nel giro di un'ora; per loro è prevista una permanenza in ospedale (o clinica) più lunga del previsto, a scopo del tutto cautelare, in quanto c'è il rischio che la situazione degeneri.
  • Severa reazione allergica al gadolinio. Interessa un individuo ogni 10.000 (quindi è molto più rara della reazione allergica moderata) ed è responsabile di difficoltà respiratoria, gonfiore delle labbra e gonfiore della bocca.
    Chi ne è colpito necessita di cure farmacologiche immediate.
  • Fibrosi nefrogenica sistemica. È una rara condizione morbosa altamente debilitante, che risulta dalla formazione di tessuto cicatriziale sulla cute, sulle articolazioni, sugli occhi e sugli organi interni. A causa della presenza di tessuto cicatriziale, le strutture anatomiche interessate sviluppano danni permanenti.
    Secondo attendibili studi scientifici, il gadolinio sarebbe responsabile di fibrosi nefrogenica sistemica in un numero davvero ristretto di pazienti e solo in coloro che soffrono di insufficienza renale grave.
  • Ritenzione di gadolinio nei tessuti. È un fenomeno che, secondo alcune ricerche, riguarderebbe un 1% della dose di gadolinio iniettata.
    Sempre in base alle medesime ricerche, i tessuti più colpiti sarebbero il tessuto osseo e il tessuto cerebrale.
    Non è ancora completamente chiaro se è da considerarsi un effetto avverso pericoloso oppure no.

Controindicazioni

Rappresentano una controindicazione alla risonanza magnetica con contrasto:

  • La presenza all'interno del corpo del paziente di dispositivi o componenti di natura metallica, quali per esempio pacemaker, neurostimolatori, clip vascolari a livello dell'encefalo, artroprotesi nella regione anatomica da esaminare, apparecchi acustici, schegge a livello oculare o intracranico ecc.;
  • La presenza di insufficienza renale grave o anomalie nei risultati del test della creatinina;
  • La presenza di insufficienza epatica grave;
  • La presenza di un'allergia nei confronti del mezzo di contrasto necessario allo svolgimento dell'esame;
  • Lo stato di gravidanza. La gravidanza rappresenta una controindicazione relativa alla risonanza magnetica con contrasto. Ciò significa che la risonanza magnetica con contrasto è sconsigliabile a una donna incinta, salvo non sussistano circostanze più importanti per cui è più rischiosa l'astensione dalla procedura diagnostica in questione, rispetto all'esecuzione.

Curiosità

La risonanza magnetica con contrasto è sconsigliata alle persone con filtrato glomerulare (il valore misurato con il test della creatinina) inferiore a 30 millilitri al minuto (30 ml/min).

L'allattamento al seno rappresenta una controindicazione all'uso del gadolinio?

Sulla base di attendibili ricerche scientifiche, i medici affermano che l'allattamento al seno non rappresenta in alcun modo una controindicazione alla risonanza magnetica con mezzo di contrasto al gadolinio. Infatti, le suddette ricerche hanno dimostrato che la quantità di gadolinio, che può fluire nelle riserve di latte materno, è così esigua da non costituire un pericolo per il poppante.

Risultati

Di norma, i risultati di una risonanza magnetica con contrasto sono a disposizione dei pazienti dopo 3-4 giorni dall'esecuzione dell'esame.
Grazie alla sua elevata specificità e sensibilità, la risonanza magnetica con contrasto è un esame capace di evidenziare particolarità inaspettate.




Ultima modifica dell'articolo: 30/10/2017