Importanza del pavimento pelvico e riabilitazione

A cura di Eugenio Ciuccetti, Ostetrico


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Come osservato in precedenza, tutta questa complessa struttura muscolare risulta di grande importanza durante tutto l'arco della vita della donna.

Una ridotta consapevolezza e percezione del proprio perineo, ad esempio, si traduce spesso, anche in ragazze giovani, in una ridotta capacità di provare piacere durante il rapporto sessuale. Pavimento pelvico e riabilitazioneSituazione che naturalmente si aggrava con il passare degli anni e con il subentrare della menopausa e delle sue connesse trasformazioni fisiche, ormonali e psicologiche. Una scarsa dimestichezza con il proprio pavimento pelvico significa infatti progressiva e inevitabile perdita di tonicità, sensibilità e controllo dello stesso.

Non meraviglia allora che molte donne riscoprano questa parte del proprio corpo solo in momenti "critici" della propria vita. Magari al momento del parto, quando un perineo non adeguatamente preparato viene sottoposto a episiotomia o subisce fastidiose lacerazioni. Oppure nel post-parto, quando molte neo-mamme si trovano a fare i conti con noiosi problemi di incontinenza. E ancora con la terza età quando le stesse signore sperimentano per la prima volta su di sé il significato della parola prolasso.

Come agire allora? Come evitare, o almeno limitare, tali inconvenienti?

In primo luogo si tratta di informare ed educare al riconoscimento e alla cura del proprio perineo. Sarebbe auspicabile che già a livello scolastico - nell'ambito delle lezioni sul corpo umano o dei corsi di educazione sessuale - venisse dedicato uno spazio preciso a questa parte del corpo e al suo significato. Ancora una volta il primo obiettivo dovrebbe essere quello di favorire l'automatizzazione di certi riflessi e schemi comportamentali. La tutela del proprio pavimento pelvico parte, come sottolineato in precedenza, dalla capacità di riconoscerlo e attivarlo spontaneamente durante ogni gesto della vita quotidiana.

In secondo luogo risulta fondamentale l'attività di prevenzione svolta a vari livelli e in diversi contesti dagli operatori del settore. Sarebbe ad esempio utile che ginecologi e ostetriche parlassero alle donne di pavimento pelvico durante le visite ginecologiche di routine o quando le incontrano per un pap-test, un tampone vaginale o ancora per la contraccezione. Certo questo presuppone che gli stessi operatori siano per primi adeguatamente consapevoli e preparati sull'argomento.

Purtroppo, ancora oggi, capita spesso di imbattersi in signore che pochi giorni dopo il parto si gettano a capofitto in intensi allenamenti in palestra per recuperare la forma fisica di 9 mesi prima e ricostruire il proprio addome piatto e scolpito. Evidentemente nessuno degli operatori che le assistono ha avuto la coscienza e la responsabilità di metterle in guardia dai gravi rischi per la salute (e in particolare per il proprio pavimento pelvico) che un tale comportamento implica. Forse varrebbe la pena di ricordare loro, un po' provocatoriamente, che la gravidanza in realtà non dura 9 mesi ma 18. Nove mesi di gestazione e nove mesi di puerperio e recupero. Non c'è nulla di male nel voler ritrovare la propria forma fisica e la propria linea. Ma solo se ciò avviene nei tempi e nei modi più corretti, senza fretta e rispettando le giuste priorità.

In terzo luogo diventa essenziale la tutela del pavimento pelvico in tutte le situazioni potenzialmente a rischio. Prima fra tutte quella del parto. Qui dovremmo aprire un ampio capitolo a parte, già oggetto altrove di un articolato dibattito. Ci limitiamo a ricordare quanto segnalato recentemente dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui il numero totale di episiotomie oggi effettuate sulle donne eccede di gran lunga il numero di interventi di questo tipo realmente giustificato dal punto di vista clinico. Una diversa preparazione del pavimento pelvico durante la gravidanza e una più fisiologica gestione del travaglio, dei suoi tempi e delle sue modalità, potrebbe certamente contribuire a invertire tali statistiche.

Infine la terapia e la riabilitazione. Sono finiti i tempi in cui la donna era costretta - ad esempio sul tema dell'incontinenza urinaria o del prolasso - a scegliere tra rassegnazione, pannolini e intervento chirurgico. Oggi esistono diversi approcci "conservativi" di sicuro successo, in grado di evitare o comunque integrare le più tradizionali strategie invasive.

La chinesiterapia consiste ad esempio nell'esecuzione di alcuni semplici esercizi di contrazione e rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico, in grado favorire la presa di coscienza e il rafforzamento di tutto il sistema di sostegno degli organi pelvici. I cosiddetti esercizi di Kegel, tra l'altro - aumentando l'afflusso di sangue ai muscoli di questa regione - si sono dimostrati efficaci anche nell'aumentare le sensazioni di piacere della donna a livello genitale.
 
L'elettrostimolazione è invece indicata nei casi in cui i muscoli perineali non riescono ad essere contratti volontariamente ed in modo adeguato. Una tecnica passiva, quindi, fondata sull'utilizzo di appositi elettrodi e relativi impulsi elettrici - assolutamente indolori - che a loro volta vanno a stimolare i muscoli del pavimento pelvico.
 
Il Biofeedback, infine, consiste nell'impiego di strumenti capaci di registrare una contrazione o un rilassamento muscolare che potrebbero non essere percepiti dalla donna. Il segnale viene quindi trasformato in segnale visivo, permettendo alla paziente di verificare le contrazioni o il rilassamento e di imparare a compierli in modo corretto.

Recentemente definito da alcuni come "Il muscolo della felicità" e insieme come "Il muscolo più sconosciuto", il Pavimento Pelvico rappresenta insomma uno dei principali pilastri per la salute e il benessere di ogni donna. Riscoprirlo e valorizzarlo è oggi un obiettivo possibile.