Molte persone temono che la malattia da reflusso gastroesofageo possa in qualche modo favorire la formazione di tumore all'esofago. Tuttavia tale rischio, pur essendo comunque basso, è apprezzabile soltanto nelle condizioni più gravi. La probabilità che l'esofago di Barret si evolva in una condizione precancerosa è infatti intorno al 10% (ricordiamo che l'esofago di Barrett è presente in circa il 10% dei pazienti che soffrono da reflusso, quindi 10% del 10% = 1% circa).
Come gran parte dei tumori anche la curabilità dell'adenocarcinoma esofageo è legata alla tempestività della diagnosi.
La diagnosi di malattia da reflusso è prevalentemente clinica. In genere il medico diagnostica la MRGE soltanto dopo aver eslcuso altre condizioni patologiche come problemi cardiaci o ernia iatale. Se questi accertamenti sono negativi ed i sintomi persistono si inizia una terapia con farmaci antiacidi. Se la risposta del paziente a tali farmaci è positiva ulteriori esami non sono normalmente necessari.
Se invece i sintomi persistono o ricompaiono al termine della terapia è opportuno eseguire ulteriori indagini come l'esofago-gastroduodenoscopia, la pHmetria e la manometria esofagea.
La cura della malattia da reflusso si basa sulla correzione dello stile di vita e sulla terapia famacologica. Esistono in particolare tre diverse classi di farmaci, necessari per contrastare le tre principali cause di reflusso gastroesogageo.
I farmaci procinetici, per esempio, accelerano il tempo di svuotamento dello stomaco evitando che la rallentata evacuazione favorisca l'insorgenza del disturbo.
I protettori della mucosa esofagea, come dice il nome stesso, proteggono la parete dell'esofago dall'attacco degli acidi.
Ultimi ma non meno importanti sono i cosiddetti PPI (inibitori della pompa protonica) e gli antagonisti dei recettori H2. Nonostante il nome molto complesso il meccanismo di azione di questi farmaci è molto semplice: riducendo l'acidità delle secrezioni gastriche impediscono che in caso di reflusso il contenuto dello stomaco vada a corrodere la muscosa esofagea.
Tutti questi farmaci sono in genere capaci di regalare benessere e totale asintomaticità ai pazienti che soffrono di malattia da reflusso (circa il 95% dei casi).
L'opzione chirurgica è indicata in casi particolari come il fallimento del trattamento farmacologico. Questa soluzione non è tuttavia completamente risolutiva. Esiste infatti il rischio che l'intervento non porti i risultati sperati. Un numero non trascurabile di pazienti è infatti costretto ad assumere farmaci antisecretori, magari a dosaggi inferiori, anche dopo la correzione chirurgica del problema. La scelta di ricorrere alla sala operatoria va dunque presa con particolare cautela.
L'intervento viene eseguito con l'ausilio delle moderne tecniche mini invasive (chirurgia laparoscopia) ed ha come obiettivo il ripristino della funzionalità dello sfintere gastroesofageo.
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Emozioni femminili: Beh ti garantisco che allora molte dovrebbero andare dallo psicologo :-D
ritenzione idrica: Bevi tanto, mangia pochissimo salato, tanta verdura e frutta e tanta attività fisica.
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