Fino a pochi anni fa, la radiografia sfruttava le proprietà dei raggi X di impressionare una pellicola radiografica e ciò permetteva di trasformare in immagine diagnostica il contenuto di informazioni in possesso di un fascio radiogeno emergente da una regione corporea. Quando una pellicola radiografica viene esposta ai raggi X si impressiona e contiene un'immagine latente, che viene poi trasformata in immagine reale con procedimenti sovrapponibili a quelli di una qualunque pellicola fotografica. Se fra la sorgente radiogena e la pellicola viene interposto un corpo radiopaco, le radiazioni vengono totalmente assorbite dal corpo e non raggiungono la pellicola, che in quel punto non rimane impressionata. Sulla pellicola, pertanto, compare l'immagine del corpo in negativo, cioè bianca, esattamente al contrario di quanto si è visto per la radioscopia. Analogamente, se fra la sorgente radiogena e la pellicola viene interposta una struttura complessa (come il torace di un uomo per esempio), le formazioni ad alto numero atomico e di spessore elevato (ossa, mediastino), che trattengono quasi completamente le radiazioni, appaiono chiare sulla pellicola; quelle che le trattengono solo parzialmente (muscoli, vasi, ecc), appaiono grigie; quelle che vengono quasi completamente attraversate (polmoni), risultano scure. L'insieme di queste componenti, chiare, grigie e scure, costituisce l'immagine radiografica e la pellicola impressionata viene definita radiogramma o radiografia.
Quindi la radiologia a raggi X sfrutta il fatto che tessuti a diversa densità ed a diverso numero atomico Z assorbono le radiazioni in maniera diversa:
Per poter eseguire un esame radiologico bisogna che la quantità globale di raggi X che arriva sullo schermo fluorescente, o sulla pellicola, sia sufficiente. A seconda dello spessore e della consistenza del corpo da esaminare, il fascio incidente deve possedere intensità e penetrazione (energia) appropriate. Per variare queste grandezze l'operatore agisce, tramite il tavolo di comando, sulla combinazione di tre fattori: potenziale elettrico applicato al tubo, intensità di corrente del tubo, tempo di esposizione. Ad esempio, se il paziente è molto grosso e muscoloso, è necessario usare radiazioni più penetranti, a minore lunghezza d'onda; se l'organo da studiare è dotato di movimenti involontari (cuore, stomaco), è necessario ridurre al minimo il tempo di esposizione. Se invece l'oggetto è ben fermo (osso) il tempo di esposizione può essere relativamente lungo e si può incrementare l'intensità del fascio. L'immagine che ne deriva è più definita e più ricca di dettaglio.
Le attuali potenzialità dei mezzi di calcolo permettono di digitalizzare, con sufficiente risoluzione, le immagini radiologiche, permettendo quindi sia il loro immagazzinamento in memoria (archivio), sia la loro elaborazione (radiografia digitale). Essa consiste nel suddividere l'immagine in tanti elementi di superficie (pixel), cui assegnare - in codice binario - il valore di tonalità di grigio. Più fine è la suddivisione dell'immagine, tanto maggiore sarà la sua risoluzione, quindi tanto maggiore il numero di pixel da digitalizzare e memorizzare. Tipicamente, un'immagine di alta definizione consiste in un milione di pixel. Dato che la digitalizzazione corrisponde ad un byte (parola binaria) per ogni pixel, una simile immagine occupa quindi 1 megabyte (1MB) di memoria. Le immagini digitalizzate possono permettere la ricostruzione e la correzione delle strutture geometriche (eliminazione di deformazioni o di artefatti), oppure la modifica delle tonalità di grigio, per mettere in risalto anche piccole differenze tra tessuti molli simili. Esse, appena ottenute, sono immediatamente visibili sul monitor di una consolle predisposta. Mediante la radiografia digitale è dunque possibile ricavare dalle immagini radiografiche maggiori informazioni di quanto permetta l'osservazione visiva diretta della pellicola radiografica. Inoltre, la digitalizzazione consente un minor inquinamento (provocato dallo smaltimento delle pellicole radiografiche impressionate) ed un risparmio economico (ora tutti gli esisti di un'indagine radiografica vengono rilasciati al paziente sotto forma di CD-Rom).
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Anorgasmia: cerca di evitare di fare ragionamenti del tipo.: se non lo faccio tot volte non sono normale, se non dura tot tempo non è normale e così via.. accetta con naturalezza le tue sensazioni e ciò ke ti viene.. l' orgasmo non è un traguardo da conseguire e nemmeno un obbligo da raggiungere ad ogni costo.....![]() |
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