Purga e purganti

 

La purga è una sostanza medicinale in grado di promuovere od accelerare l'evacuazione delle feci. Tradizionalmente, il termine è stato riservato ai rimedi con un'intensità d'azione intermedia tra quelli più blandi (lassativi) ed i cosiddetti catartici o purganti drastici. Questa classificazione viene oggi scarsamente utilizzata, in quanto molto spesso l'intensità dell'effetto dipende più dalla dose somministrata che non dall'attività intrinseca del farmaco. Alla luce di tutte queste considerazioni il termine purgante viene sempre più spesso usato come semplice sinonimo di lassativo.

Le indicazioni a favore dei purganti sono limitate; nella maggior parte dei casi, infatti, si può correggere la stitichezza aumentando semplicemente l'apporto di liquidi e fibre, ed intensificando l'esercizio fisico. Quando la stipsi ostinata è dovuta ad importanti cause sottostanti - quali patologie ano-rettali (emorroidi, ragadi, rettocele ecc.), malattie nervose, farmaci o patologie funzionali che colpiscono l'intestino (colite, diverticolite ecc.) - è necessario concentrarsi sul trattamento delle cause piuttosto che sul sintomo stitichezza. PurgaAltre volte, specie nelle donne, il problema deriva dall'incapacità di rilassare completamente i muscoli del pavimento pelvico che chiudono il canale anale, o dalla protrusione delle pareti rettali verso la vagina al momento dello sforzo. Anche in questi casi è necessario trattare le cause tramite interventi chirurgici o comportamentali di educazione alla defecazione, poiché i lassativi sono spesso mal tollerati od efficaci soltanto ad alte dosi. I purganti, pertanto, diventano necessari soltanto in poche occasioni, tra cui la preparazione a particolari procedure diagnostiche o chirurgiche, la prevenzione degli sforzi per la defecazione ed il rammollimento delle feci (ad esempio in presenza di emorroidi o nel post-infarto). L'ingestione occasionale di un purgante non va demonizzata, ma è da condannarne l'uso abituale o frequente, che può condurre a fenomeni di dipendenza o a gravi effetti collaterali specie quando è frutto di autoprescrizione.

Tradizionalmente, i purganti vengono classificati in gruppi a seconda del meccanismo d'azione prevalente. Anche in questo caso esiste una certa confusione, dal momento che una purga può produrre l'effetto lassativo ricercato tramite azioni multiple.

 

TIPO MECCANISMO D'AZIONE ESEMPI

Purganti

lubrificanti

Lubrificano la massa fecale e le pareti del lume intestinale. Il tempo d'insorgenza d'azione si attesta intorno alle 6-8 ore. Oli vegetali (olio di mandorle dolci), olio di vaselina o paraffina liquida).

Purganti

irritanti,

stimolanti

Principi attivi, irritanti o tossici, che stimolano in modo abnorme la motilità e la secrezione intestinale. L'evacuazione delle feci viene così accelerata. Tra tutti sono in assoluto i purganti più abusati. Generalmente è opportuno assumerli la sera prima di coricarsi dal momento che possiedono una latenza di effetto di circa 6 - 8 ore.

Sono il gruppo più numeroso di purganti e comprendono tutte le droghe ad antrachinoni (senna, aloe, rabarbaro, frangola, cascara), olio di ricino, bisacodile, fenoftaleina, sodio picosolfato.

Purganti

meccanici

Trattengono acqua nelle feci, aumentandone il volume e provocando una distensione meccanica del colon che ne favorisce la motilità. L'efficacia di questi composti non è immediata e possono essere necessarie fino ad alcune settimane di terapia prima di poterne apprezzare gli effetti.

Fibre (crusca, psillio, semi di lino, mucillagini, metilcellulosa, glucomannano, policarbofil ecc.). L'uso delle fibre va sempre accompagnato ad un introito idrico adeguato, pena il peggioramento dei sintomi.

Purganti

osmotici

Aumentano la pressione osmotica nell'intestino, richiamando acqua dai tessuti verso l'interno del lume enterico. Il risultato è rapido: feci poltacee e di maggior volume o di consistenza francamente acquosa possono essere eliminate già dopo 5 o 6 ore dall'assunzione, o 2-3 ore nel caso di dosaggi catartici ampiamente utilizzati al fine di svuotare l'intestino prima di interventi chirurgici, esami radiologici ed endoscopici.

Solfato di sodio; Solfato di magnesio; Idrossido di magnesio; Tartrato di sodio e di potassio; Alcuni alimenti lassativi, come il tamarindo, la cassia e le prugne secche. Lattulosio, lattosio, polialcoli (sorbitolo, mannitolo, glicerolo), polietilenglicole.

Effetti collaterali dei purganti

I farmaci lassativi sono ampiamente utilizzati e spesso abusati dalla popolazione generale, perché considerati sicuri e facilmente reperibili senza ricetta medica. Per questo motivo, abuso ed autoprescrizione rappresentano i principali problemi, specie in presenza di sottostanti patologie e contemporanea assunzione di altri medicinali.

Segue un elenco dei principali effetti collaterali dei purganti, necessario per sensibilizzare il lettore verso l'argomento ed indirizzarlo ad un consulto medico preventivo.

I purganti capaci di promuovere l'aumento di volume delle feci non danno generalmente effetti indesiderati gravi e soprattutto producono scarse reazioni sistemiche. Queste sostanze, comunque, devono essere sempre assunte con un adeguato apporto idrico, per evitare l'indurimento delle feci cui potrebbe conseguire un'occlusione intestinale ed un aggravamento della stipsi. Soggetti con ulcere, stenosi od aderenze gastrointestinali dovrebbero evitarne l'uso. Gonfiore gastrico, meteorismo, flatulenza e tensione addominale sono i sintomi più comuni da sovradosaggio. Molte di queste sostanze interferiscono con numerosi farmaci, limitandone l'assorbimento; lo psillio può provocare reazioni allergiche IgE mediate.

Gli effetti collaterali dei lassativi osmotici salini (solfato di magnesio, idrossido di magnesio e sali di sodio) derivano dal fatto che una piccola percentuale dei sali viene comunque assorbita nel circolo sistemico, provocando squilibri idro-elettrolitici più o meno marcati. A tal proposito le soluzioni ipertoniche sono le più pericolose, specialmente per neonati e pazienti con problemi renali e di ipertensione. Il polietilenglicole, invece, è generalmente ben tollerato perché non altera l'equilibrio idroelettrolitico del paziente.

L'olio di ricino può provocare danni alla mucosa intestinale, stimolare le contrazioni uterine (controindicato in gravidanza) ed a lungo termine causare malassorbimento. L'olio di vaselina può irritare il retto e lo sfintere anale, e, se usato a lungo, malassorbimento di vitamine liposolubili.

L'uso prolungato di lassativi stimolanti puo' portare ad un deterioramento della funzionalità intestinale, rendendo la muscolatura del colon sempre più spastica ed incapace di contrarsi. L'abuso di antrachinolonici può provocare melanosi del colon.

Ricordiamo, infine, che dopo un'energica defecazione indotta dalla purga è necessario un intervallo di tempo di qualche giorno prima che nel tratto intestinale si accumulino le scorie necessarie per una successiva defecazione. Questa condizione di falsa stitichezza non va assolutamente intesa come un fenomeno anomalo e non giustifica in alcun modo una nuova assunzione di purganti.

Quando è necessaria la purga?

Per un trattamento razionale della stitichezza può risultare utile applicare con razionalità la seguente strategia di intervento: rispettare un orario preciso delle evacuazioni → non rimandare la defecazione quando insorge lo stimolo → evitare la sedentarietà → limitare per quanto possibile lo stress o trovare un modo per sfogare le tensioni accumulate → seguire una dieta equilibrata ad alto residuo (ricca di alimenti vegetali e cereali integrali) → masticare con cura il cibo → consumare i pasti ad orari regolari, colazione inclusa ) → limitare gli alcolici → assumere abbondanti quantità di liquidi distribuite durante la giornata → durante l'evacuazione assumere una posizione "alla turca" sistemando un rialzo sotto i piedi in modo da avvicinare le cosce al petto → cercare di ricorrere il meno frequentemente possibile alla purga → cominciare eventualmente con i lassativi di volume, più leggeri ma dall'azione più lenta → se si rende necessaria una frequente assunzione di purganti rivolgersi allo specialista.