Lo psicologo dello sport

A cura del Dott. Stefano Casali


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Nel Nord America è in aumento la tendenza ad orientare gli studi di psicologia sportiva verso il campo "psico-sociale" dello sport. Contrariamente, in Australia, Europa ed Asia viene posta maggior attenzione a studi sull'insegnamento e sul controllo del movimento. Per quanto riguarda le prospettive future, un approccio multidimensionale della psicologia dello sport, in cui ciascun esperto può dare il proprio contributo a seconda delle proprie competenze, sembra essere quello più accettato e con maggiori probabilità di successo.


Approccio multidimensionale della Psicologia dello Sport (Singer,1986)



Psicologia sport

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Purtroppo, in Italia la situazione è completamente diversa: nonostante il primo Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport sia stato organizzato ed ospitato a Roma nel 1965, nel nostro paese l'ingresso ufficiale di tale disciplina all'interno dell'Università deve ancora avvenire. Senza questa breve premessa, non si riuscirebbe a capire per quale motivo, per esempio nel Nord America o in Australia, oggi, quasi tutte le società professionistiche, i settori giovanili, le federazioni sportive, le scuole, si avvalgono di un servizio riconosciuto di psicologia sportiva quale strumento integrativo, ma necessario ed in Italia, invece, questo stesso servizio faccia molta fatica ad essere conosciuto, riconosciuto e, conseguentemente, richiesto.

 

Chi è lo Psicologo dello Sport:

 

Una delle prime precisazioni da fare è la seguente: lo psicologo dello sport non CURA le persone ma ALLENA LA MENTE degli atleti che affianca. Infatti, proprio perché specializzato nell'area sportiva, l'esperto non svolge la consulenza come se si trattasse di un trattamento terapeutico. Nella maggior parte dei paesi industrializzati lo psicologo dello sport è un professionista che ha effettuato una serie di studi accademici e che ha, pertanto, conseguito delle competenze ed un titolo riconosciuti. Abitualmente lo psicologo dello sport è un laureato in psicologia che ha seguito un percorso formativo specifico in psicologia dello sport e ulteriori training nell'ambito della psicologia clinica o delle organizzazioni. Lo psicologo dello sport è un dottore in psicologia (più spesso ad indirizzo clinico o del lavoro) che mette a disposizione le sue conoscenze e si dedica alla formazione, tramite interventi individuali o di gruppo, i ruoli professionali che può assumere dipendono, pertanto, dalla sua formazione e dai suoi interessi. Può lavorare in ambito accademico qualora il suo interesse fosse essenzialmente quello del ricercatore, può essere rivolto allo sviluppo di interventi con allenatori, atleti e gruppi, spaziando dallo sport di alto livello allo sport per tutti, dai bambini, agli adulti e agli anziani. Può lavorare con gli enti locali e le organizzazioni sportive allo sviluppo di politiche di promozione dello sport praticato dai cittadini e nel monitorare sul territorio l'impatto di questi interventi. Può contribuire alla formazione professionale:

> dello staff dirigenziale;
> degli arbitri;
> degli allenatori, istruttori;
> degli atleti di sport individuali o di squadra.

Lo psicologo non è un tecnico, quindi non eroga servizi concernenti consigli o strategie tecniche e tattiche, ma riveste un ruolo ben definito, quello di esperto di tematiche psicologiche e psico-pedagogiche nei confronti di tutti i membri della Società sportiva. I suoi obiettivi sono:

  • offrire INFORMAZIONI sui fattori psicologici dello sport;
  • migliorare l'APPRENDIMENTO dello sport;
  • aiutare i GIOVANI a maturare con lo sport;
  • preparare un programma di PREPARAZIONE MENTALE personalizzato;
  • effettuare CONSULENZA;
  • conoscere ed utilizzare le DINAMICHE DI GRUPPO;
  • eseguire una VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA;
  • mirare al BENESSERE psicofisico per ogni fascia di età.

Nello sport agonistico l'ottimizzazione della preparazione tecnica e fisica ha raggiunto livelli tali da far sì che sempre più frequentemente l'elemento mentale rappresenti quella marcia in più che permette a un atleta di avere la meglio sull'avversario. La fiducia in sé e l'approccio positivo alla competizione rappresentano sicuramente due aspetti che contribuiscono in modo determinante alla buona riuscita della prestazione. In termini di ricadute operative diventa quindi importante che ogni atleta, con l'aiuto dello staff, stimi il suo senso di auto efficacia e di certezza nelle proprie capacità con la consapevolezza che tali elementi possono essere migliorati grazie a una serie di accorgimenti, esercizi e programmi di lavoro che implicano un'analisi accurata del vissuto relativo alle performance passate e future. Per poter sviluppare un pensiero positivo l'atleta deve riformulare le affermazioni negative focalizzandosi esclusivamente su ciò che è necessario fare per ottenere una buona prestazione, attraverso la programmazione di un percorso che trasformi le barriere in sfide (es. prestazione sognata, prestazione possibile, e goal setting per raggiungerla). La stima di efficacia dell'atleta determina la modalità di approccio al compito e tale valutazione è influenzata da quanto l'atleta crede in sé. Ruoli dello psicologo e dell'allenatore sono anche quelli di elevare questa stima in modo tale che il giocatore affronti con fiducia la prestazione (Bandura, Teoria dell'autoefficacia). In questi termini ottimizzare una prestazione significa quindi incrementare il livello di autoefficacia grazie all'utilizzo di strategie mirate al rafforzamento del senso di realizzazione (analisi dei risultati ottenuti). L'intervento psicologico tende allo sviluppo e alla valorizzazione delle potenzialità dei singoli e della squadra in modo da raggiungere lo stato psicofisico ideale prima di un appuntamento importante.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016