Prurito anale

Vedi anche: prurito vaginale - prurito in gravidanza


Il prurito anale è una sensazione piuttosto sgradevole e mal tollerata, che riconosce diverse cause d'origine; spesso è scatenato da processi morbosi locali o regionali, ma non mancano fattori sistemici o di natura puramente psicologica.

Per definizione, il prurito anale è caratterizzato dal bisogno, più o meno impellente, di grattarsi; in molti casi, si accompagna ad altri sintomi, quali eritema, perdite sierose od ematiche e dolore. Quando si fa particolarmente intenso e fastidioso, rendendo irresistibile lo stimolo a grattarsi, sovente il prurito si associa a lesioni da grattamento, che a loro volta possono infettarsi, aumentare il fastidio e peggiorare ulteriormente la situazione.

La lista dei possibili fattori eziologici - particolarmente cospicua e variegata - annovera cause ano-rettali (emorroidi, ragadi anali, prolasso rettale, diarrea, fistole anali, aniti, papilliti), infettive (herpes genitale, gonorrea ano-rettale, candidosi, ossiuriasi, tricomoniasi, sifilide) e dermatologiche (dermatiti causate da farmaci applicati localmente o presi per via sistemica, dal contatto con indumenti particolari o mezzi contraccettivi, uso di detergenti troppo aggressivi o carta igienica troppo ruvida, irritazioni meccaniche causate da attività lavorative o sportive, come il ciclismo o l'equitazione, scarsa igiene, eccessiva sudorazione e ristagno locale di sudore).

Le numerose cause di origine impongono una diagnosi di prurito anale particolarmente attenta e minuziosa. Si dovrà innanzitutto compiere un'anamnesi approfondita (utilizzo di farmaci e pomate particolari, malattie pregresse, attività lavorative, sportive, sessuali...) seguita da un'accurata visita generale, dermatologica, ginecologica e proctologica. L'esame clinico fornisce al medico indizi preziosi sulla natura del prurito (localizzazione, estensione e caratteristiche delle lesioni, ove queste siano presenti), ma spesso è necessario ricorrere ad esami di laboratorio su secrezioni, frammenti di cute, campioni di feci e/o prelievi ematici.

Una volta identificata la causa del prurito anale si cerca ovviamente di trattarla nella maniera più opportuna. Tra le indicazioni di carattere generale ricordiamo:

la regolarizzazione dell'alvo, aiutandosi - in presenza di stitichezza - con una dieta ricca di fibre (cereali, integrali, frutta e verdura fresca) ed una regolare attività fisica; se si sospetta che il prurito anale sia causato da un'allergia alimentare si procede ad una dieta di esclusione;

l'accurata igiene intima, da effettuarsi con acqua tiepida e detergenti particolarmente delicati (in alternativa meglio utilizzare soltanto le mani), asciugando per tamponamento con un asciugamano morbido e non per sfregamento; la carta igienica dev'essere particolarmente morbida, in alternativa utilizzare acqua tiepida;

il controllo dello stimolo a grattarsi, che dev'essere per quanto possibile ignorato o risolto pizzicando leggermente la cute attraverso gli indumenti (grattarsi provoca la rottura delle cellule e la conseguente fuoriuscita di sostanze che aggravano il prurito anale);

la scelta della biancheria intima, che dev'essere larga e traspirante (di cotone).

Qualora al termine delle varie indagini diagnostiche il prurito anale risultasse non riconducibile ad una determinata causa, e le indicazioni appena riportate inefficaci, è lecito ipotizzare la natura psicologica del disturbo, che come tale va trattato con un opportuno percorso psicoterapeutico.


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