Protesi d'anca

Generalità

La protesi d'anca si rende necessaria quando l'articolazione, che unisce femore e acetabolo, subisce un grave danno. In simili circostanze, l'applicazione della protesi mira a ristabilire la normale mobilità articolare, che sarebbe, altrimenti, irrimediabilmente compromessa.

Protesi anca

Figura: il modello classico di protesi d’anca. Essa sostituisce l’intera articolazione e buona parte del femore. Dal sito: hcitalia.it

L'intervento è invasivo e richiede una riabilitazione accurata, ma i risultati sono più che soddisfacenti: il paziente, infatti, torna a condurre una vita normale, senza particolari limiti.
Esistono diversi modelli di protesi d'anca: ciò che varia sono il materiale di realizzazione e le modalità d'applicazione. La ricerca medica mira ad allungare la durata delle protesi, a preservarle dall'usura del tempo e ridurre l'invasività dell'intervento.

Breve richiamo anatomico: l'anca

Il termine anca identifica sia la regione anatomica del corpo umano che collega il tronco agli arti inferiori, sia l'articolazione che risiede in questa posizione. L'articolazione dell'anca, o più semplicemente anca, è composta da un'impalcatura scheletrica tenuta insieme da diversi muscoli e legamenti.
Le ossa, che formano l'articolazione dell'anca, sono:

  • La radice (o parte prossimale) del femore, composta da testa e dal collo sottostante
  • L'acetabolo, una cavità dentro la quale si posiziona la testa del femore

AncaL'anca è una delle articolazioni più grandi del corpo umano e appartiene alla famiglia delle enartrosi. Nelle enartrosi, una porzione ossea convessa alloggia in una porzione ossea concava; tale struttura, assieme ai legamenti che la circondano, permette un'ampia mobilità, superiore a quella degli altri tipi di articolazione.
Per ridurre le frizioni e gli urti da impatto, l'articolazione dell'anca è circondata da liquido sinoviale e da cartilagine. Se ne fosse priva, le superfici ossee andrebbero incontro a deterioramento, a causa dello sfregamento continuo tra loro.
L'anca è fondamentale, poiché permette all'uomo di assumere la stazione eretta, di camminare, di correre ecc.

Quando è necessario intervenire?

Come ogni articolazione, anche l'anca può subire dei danni. Quando ciò accade, la prima misura terapeutica consiste in un trattamento conservativo (riabilitazione, fisioterapia e antidolorifici). Tuttavia, se l'entità del danno è notevole o ha natura cronica, va presa in seria considerazione la possibilità di sottoporsi all'intervento chirurgico di protesi d'anca. In questi casi, sono il dolore persistente e l'incapacità di svolgere le più facili attività quotidiane (stare in piedi, camminare, guidare ecc.) a convincere il paziente a operarsi.
La protesi d'anca rimpiazza la naturale articolazione, ormai non più funzionale.

CAUSE PIٙ FREQUENTI DI DANNO ARTICOLARE

Le cause più comuni, che determinano un danno all'articolazione dell'anca, sono tre:

  • Osteoartrosi. Sono le artrosi più comuni, caratterizzate dal consumo (per sfregamento continuo) della cartilagine articolare. Per questo motivo, sono dette anche "artrosi da usura". Il paziente, solitamente anziano, avverte dolore e difficoltà motorie.
  • Artrite reumatoide. Si tratta di una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario, anziché difendere l'organismo dalle infezioni, gli si "rivolta" contro. A pagarne le conseguenze sono le articolazioni: esse diventano rigide, dolorose e gonfie.
  • Frattura ossea. Quella dell'anca è una delle fratture ossee più comuni, tra le persone anziane. La guarigione spontanea, a volte, non è sufficiente a ristabilire la piena mobilità articolare.

ALTRE CAUSE

All'origine di un danno dell'anca, ci possono essere anche altre cause, meno comuni delle precedenti. Una di queste è l'artrite settica, che è un'infiammazione batterica dell'articolazione. Un'altra è la necrosi avascolare, dovuta all'abuso di alcol. Un'altra ancora è la malattia ossea di Paget, che altera la crescita e il ricambio osseo. Le ossa diventano più fragile e sono a rischio continuo di frattura.
Ci sono, infine, i tumori ossei e la displasia congenita dell'anca. Quest'ultima, in particolare, è caratterizzata da una disposizione anomala degli elementi ossei articolari, che pregiudica la capacità mobile dell'articolazione. Il disturbo è presente fin dalla nascita e ha effetti, talvolta, invalidanti.

CHI SI SOTTOPONE ALL'INTERVENTO?

Gli individui, che si sottopongono maggiormente all'intervento di protesi d'anca, sono gli anziani di età compresa tra i 60 e gli 80 anni. Ciò è in linea con quanto appena detto, in merito alle principali cause di danno articolare dell'anca. Infatti, osteoartrosi, artrite reumatoide e fratture dell'anca sono circostanze patologiche tipiche dell'età avanzata.
L'intervento sui giovani adulti e sui bambini è raro. La causa più frequente, in questi frangenti, è la displasia congenita dell'anca.

QUALI SONO I BENEFICI DELL'INTERVENTO?

L'intervento di protesi d'anca mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi e benefici:

  • Riduzione del dolore
  • Miglioramento della mobilità articolare
  • Miglioramento delle capacità motorie dell'individuo operato
  • Miglioramento sensibile della qualità della vita

Come si esegue l'intervento? La procedura

È doveroso fare una breve premessa. Esistono tre tipologie d'intervento di protesi d'anca. Tuttavia, in questo articolo, verrà trattata, nel dettaglio, solo una tipologia, ovvero quella che prevede la sostituzione dell'intera articolazione dell'anca e di buona parte del femore. Il motivo è semplice: pur trattandosi dell'intervento più invasivo, fornisce i migliori risultati.
Le altre due metodiche verranno illustrate, brevemente, nel capitolo dedicato agli interventi alternativi.

ANESTESIA

L'intervento di protesi d'anca si esegue, di solito, in anestesia generale. Tuttavia, è possibile anche optare per un'anestesia epidurale, in cui solo la parte inferiore del corpo è insensibile al dolore. Chi sceglie questa seconda opzione, non è comunque cosciente, poiché deve assumere dei forti sedativi.

LA PROCEDURA VERA E PROPRIA

Ad anestesia avvenuta, comincia l'intervento vero e proprio. La procedura dura tra i 60 e i 90 minuti e può suddividersi in tre momenti cardine:

  • Incisione dell'anca
  • Rimozione dell'articolazione danneggiata
  • Sostituzione con un'articolazione artificiale

Quando si rimuove l'articolazione danneggiata, si tolgono la parte superiore del femore (testa, collo e un pezzo del corpo) e la porzione di acetabolo, entro cui alloggia il femore stesso.

Protesi d'anca

Figura: le varie parti che compongono una protesi d'anca. L'inserto, cioè la parte contenuta nella coppa, serve ad alloggiare la testa e a permettere a quest'ultima di muoversi senza frizioni e attriti. Dal sito: patologieortopediche.com

Solo a questo punto, si passa alla sostituzione dell'anca con una protesi in lega metallica. Il chirurgo comincia col fissare, al bacino, una cavità artificiale, che funge da acetabolo. Questa cavità è chiamata coppa (o cotile) protesica. Successivamente, applica il cosiddetto stelo protesico. Un'estremità dello stelo è fatta per saldarsi al femore rimasto; l'altra estremità presenta una testa, molto simile a quella del femore, che alloggia perfettamente dentro la coppa protesica.
Infine, per fissare saldamente la coppa e la testa dello stelo, le soluzioni sono due: o si applica del cemento acrilico (una specie di colla), oppure si ricorre a un meccanismo a pressione.

MATERIALI UTILIZZATI

La protesi d'anca è fatta di materiali diversi. Lo stelo e la coppa sono di una lega metallica; l'inserto e la testa, invece, possono essere, oltre che in metallo, anche di plastica o ceramica. I materiali di realizzazione incidono sulla durata e sull'usura della protesi.
La tabella seguente riporta i possibili materiali, con cui costruire le varie parti della protesi, e le associazioni possibili tra testa e inserto.

Parti della protesi Materiali
Coppa Titanio
Inserto

Polietilene

Ceramica

Metallo

Stelo Lega al titanio
Testa

Lega cromo - cobalto - molibdeno

Ceramica

Associazioni possibili tra testa/inserto

Metallo/polietilene

Ceramica/polietilene

Ceramica/ceramica

Metallo/metallo

Esistono due strategie per saldare lo stelo al femore.
La prima prevede l'uso di un collante, il cemento acrilico. La saldatura creata è fortissima, tanto che la rimozione della protesi, quando questa si è usurata, risulta difficoltosa e diventa un problema. Tale opzione è nota col nome di protesi cementata.
La seconda strategia, invece, consiste nel creare, per prima cosa, un alloggiamento, nel femore, perfetto per lo stelo; e, poi, nell'inserire quest'ultimo con un meccanismo a pressione. Quando si opta per questo tipo di saldatura (nota come protesi non cementata), si fa uso di protesi, il cui stelo presenta dei piccolissimi fori. I fori permettono all'osso di crescervi all'interno, ancorando maggiormente la protesi. I vantaggi della protesi non cementata consistono nella facile rimozione.

SCELTA DELLA PROTESI

Esistono più di 60 modelli diversi di protesi d'anca. Tuttavia, quelli realmente utilizzati sono meno di dieci. La scelta della protesi più appropriata spetta al chirurgo, il quale di volta in volta fa diverse considerazioni relative a:

  • Età del paziente
  • Peso corporeo e fragilità di alcuni materiali (ceramica)
  • Eventuali allergie del paziente ai materiali (metalli) della protesi
  • Sesso
  • Patologia di base

Data la sua importanza, l'età del paziente merita un'attenzione particolare. Un paziente anziano non ha particolari esigenze: la protesi può anche non essere delle più longeve e nemmeno del tipo non cementato. Questo perché difficilmente si sottoporrà a un secondo intervento per la sostituzione della protesi usurata.
Al contrario, invece, un paziente giovane necessita di una protesi durevole e, possibilmente, non cementata. In tal modo, oltre a rimandare il più possibile l'intervento di sostituzione, lo si rende anche di più facile realizzazione.


Decorso Post-Operatorio, Rischi dell'intervento, Interventi alternativi »


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Ultima modifica dell'articolo: 25/09/2017

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