Protesi d'anca - Decorso e Rischi dell'Intervento

Decorso post-operatorio

Il decorso post-operatorio dopo un intervento di protesi d'anca comporta diverse tappe obbligate, che servono a una pronta guarigione e alla ripresa della normale vita quotidiana.

I PRIMI GIORNI

Un tempo, i pazienti erano costretti all'immobilità, in un letto, per diverse decine di giorni. Oggi, invece, grazie alle attuali tecniche chirurgiche e alla nuove protesi, possono riprendere a muoversi, ovviamente con l'aiuto delle stampelle, già il giorno stesso dell'intervento.
Il ricovero ospedaliero, pertanto, non è lungo e si aggira tra i 3 e i 5 giorni.
Due raccomandazioni sono assai importanti:

  • quando si è sdraiati a letto per riposarsi, è bene mantenere un cuscino tra le gambe, in modo tale che l'anca rimanga in posizione corretta;
  • è utile indossare vestiti imbottiti, che preservino la ferita da insulti fisici.

I TEMPI DI RECUPERO

Il paziente deve far uso delle stampelle, con l'opportuna cautela, per almeno 4-6 settimane. Questo è il tempo che serve alla ferita e all'apparato muscolo-legamentoso per guarire e tornare alla normalità.
Fintanto che la deambulazione è ridotta, vanno praticate delle iniezioni di anticoagulante (per esempio l'eparina), per evitare che si formino dei trombi nelle gambe.
Se il paziente si attiene con scrupolosità agli esercizi di riabilitazione e non forza i tempi, il recupero totale e la ripresa delle normali attività avviene dopo 2 o 3 mesi. Tra le normali attività, è inclusa anche la pratica di alcuni sport, quelli in cui non sono previsti movimenti bruschi e urti da contatto. Pertanto, si sconsiglia, caldamente, di praticare calcio, sci, equitazione, rugby ecc.
Nella seguente tabella, si riassumono i tempi medi per il ritorno ad alcune attività quotidiane comuni.


Attività Dopo quanto si può riprendere? Breve descrizione
Guidare 6 settimane dopo l'operazione Il paziente può incontrare delle difficoltà a entrare e uscire dall'auto. Una soluzione può essere quella di sedersi e girarsi sul sedile con le gambe parallele.
Lavoro 6-12 settimane dopo l'operazione I tempi dipendono dal tipo di lavoro. Se sedentario, la ripresa richiede, ovviamente, meno tempo.
Vita sessuale 6-8 settimane dopo l'operazione È meglio aspettare il consulto del medico curante.

DOLORE E STANCHEZZA

Il dolore post-operatorio rappresenta uno dei disturbi più temuti dai pazienti.
Tuttavia, è normale avvertirlo, soprattutto dopo un'operazione invasiva come quella di protesi d'anca. Il tempo richiesto, per il suo esaurimento, varia da paziente a paziente; in ogni caso, non è particolarmente lungo.
Lo stesso discorso vale per la continua sensazione di stanchezza. Anch'essa, infatti, non deve preoccupare, in quanto è una conseguenza naturale, successiva all'intervento.

COSA DEVE PREOCCUPARE?

I segni, che devono richiamare l'attenzione del paziente, sono tre:

  • Comparsa di rossore in corrispondenza della ferita
  • Aumento progressivo del dolore, anziché un suo calo
  • Edema in corrispondenza della ferita

In loro presenza, si raccomanda di rivolgersi d'urgenza al medico curante.

I CONTROLLI PERIODICI

Il primo controllo post-intervento va fatto, presso il medico curante, dopo 6-12 settimane circa.
Se la guarigione sta procedendo regolarmente, il secondo controllo viene fissato a un anno esatto di distanza dal primo.
Se, infine, anche il secondo consulto medico è positivo, i controlli successivi vanno svolti ogni 5 anni. In queste occasioni, si esegue anche un esame ai raggi X, per valutare lo stato d'usura della protesi.

I MOVIMENTI E I GESTI DA EVITARE

Il periodo post-operatorio è delicato e bisogna curare ogni piccolo dettaglio, se si vuole recuperare al meglio. Pertanto, vanno evitati movimenti bruschi e posizioni estreme.


  • Evitare la flessione dell'anca con un angolo superiore ai 90°, durante ogni attività
  • Evitare di eseguire movimenti di rotazione dell'anca
  • Non fare perno sulla gamba operata
  • Girarsi su se stessi a piccoli passi
  • Evitare di comprimere la ferita (quando si dorme, per esempio)
  • Non accavallare le gambe
  • Evitare le sedie troppo basse e dotarsi, in casa, di un gabinetto rialzato

LA RIABILITAZIONE

La riabilitazione è fondamentale per recuperare, nei tempi stabiliti, la piena mobilità articolare.
Essa comincia già dopo la dimissione dall'ospedale e consiste in un programma di esercizi da eseguire in palestra. In questa sede, il paziente deve affidarsi alle cure e ai consigli di un fisioterapista, il quale propone gli esercizi da svolgere e corregge eventuali errori di esecuzione.
La riabilitazione è un momento importante, non solo per il recupero fisico, ma anche per quello psicologico. La sensazione di dolore, patita all'inizio del percorso di recupero, può sconfortare il paziente, ma il sostegno, offerto dalle persone attorno a lui, può aiutarlo a superare tali difficoltà.

LA DURATA DI UNA PROTESI

Una protesi dura, in genere, tra i 15 e i 20 anni, in base al modello utilizzato.
Come si è visto, il recupero post-operatorio è lungo e merita le giuste attenzioni. Pertanto, rimandare il secondo intervento, seppur di un paio di anni, grazie all'innesto di una protesi longeva, non è un dettaglio trascurabile (in particolare per i pazienti più giovani).

RISULTATI

La prima protesi d'anca è stata applicata negli anni '60. In questi anni, la tecnica è migliorata a vista d'occhio e i benefici, di cui godono i pazienti sottoposti all'operazione, sono tangibili. Non a caso, è considerato uno degli interventi chirurgici più efficaci.
Il paziente, dopo la riabilitazione, può tornare a condurre una vita normale, di buona qualità.

Rischi dell'intervento

L'intervento di protesi d'anca si risolve, quasi sempre, in modo positivo. Tuttavia, secondo alcuni dati statistici, un caso su 10 è soggetto a complicazioni. In alcuni di questi frangenti, il paziente deve sottoporsi a un intervento chirurgico di correzione.
Inoltre, è recente la denuncia secondo cui le protesi con testa e inserto in metallo (protesi metallo/metallo) provocano un danno ai tessuti ossei circostanti e non solo.

COMPLICAZIONI

Le complicazioni più comuni sono:

  • L'allentamento della protesi.
    Caratteristiche: si verifica quando il legame tra lo stelo della protesi e il restante femore si fa più labile. È una situazione classica, che si verifica attorno al decimo-quindicesimo anno di età della protesi.
    Sintomi: dolore e sensazione di instabilità.
    Soluzione: serve un'operazione chirurgica correttiva.
  • La lussazione d'anca.
    Caratteristiche: si verifica quando la testa "scappa fuori" dalla coppa. È più frequente nei primi mesi successivi all'intervento.
    Soluzione: serve un intervento chirurgico, per rimettere a posto la protesi.
  • Un'usura precoce.
  • Irrigidimento articolare.
    Caratteristiche: i tessuti molli, che circondano la protesi, possono indurirsi, pregiudicando così la mobilità articolare. Si verifica, in particolar modo, nei pazienti più anziani.
    Soluzione: esiste una terapia non chirurgica.

Le complicazioni più serie, invece, riguardano la possibilità di sviluppare trombosi o infezioni. Questi sono eventi che si verificano molto raramente: un caso ogni 100.
Le trombosi si devono alla semi-immobilità, a cui è costretto il paziente. Come è noto, infatti, l'immobilità degli arti può provocare la formazione di coaguli di sangue all'interno delle vene, che ostacolano il normale flusso sanguigno.
Le infezioni, invece, insorgono a causa di una proliferazione batterica, che colpisce i tessuti circondanti la protesi. Il paziente se ne accorge, poiché compaiono gonfiore, arrossamento e un dolore in corrispondenza dell'anca.

I DANNI DA METALLO-METALLO

È abbastanza recente (2010) la scoperta secondo cui le protesi con testa e inserto in metallo possono avere un effetto dannoso su chi le porta. Da allora, la Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) ha stilato delle linee guida particolari, per chi ha subìto un impianto di questo genere, che prevedono controlli annuali.
Ma quali sono gli effetti di queste protesi? I metalli della protesi, a contatto tra loro, reagiscono, corrodendo le ossa circostanti e diffondendosi nella circolazione sanguigna. Infatti, gli esami del sangue, condotti sui pazienti con protesi in metallo/metallo, mostrano tracce di cromo nel siero.
Le ricerche, riguardanti tali inconvenienti, stanno proseguendo, per capire in quali circostanze le protesi in questione diventino dannose.

L'impianto di protesi d'anca alternative

Gli interventi alternativi alla protesi completa sono due:

  • La protesi di rivestimento
  • La protesi a stelo corto
Protesi Anca Alternative

Figura: protesi d’anca alternative a modello classico. Dal sito: hcitalia.it

La protesi di rivestimento prevede la conservazione della testa del femore e l'applicazione di un semplice rivestimento metallico nella cavità dell'acetabolo. La rimozione ossea è minima.
La protesi a stelo corto, invece, è simile a quella classica, ma lo stelo è notevolmente più piccolo. Avviene sì la rimozione di parte del femore, ma la porzione di corpo rimosso è notevolmente inferiore, rispetto all'intervento di protesi completa.

I VANTAGGI E GLI SVANTAGGI

Queste due protesi alternative presentano un grosso vantaggio: sono meno invasive. D'altro canto, però, sono anche meno efficienti, in quanto fanno meno " presa" sulla ossa di innesto (sul femore in particolare).
Ciò significa che sono più soggette a un distacco dalla sede di applicazione; distacco, che, se avviene, richiede un intervento chirurgico di correzione.

QUANDO SI APPLICANO LE PROTESI ALTERNATIVE?

Protesi anca

Figura: il modello classico di protesi d’anca. Essa sostituisce l’intera articolazione e buona parte del femore. Dal sito: hcitalia.it

La protesi di rivestimento e quella a stelo corto si applicano, di solito, nei pazienti più giovani. Le ossa giovani, infatti, sono più forti e permettono alle protesi di saldarsi più facilmente. Inoltre, il giovane sopporta meglio un'eventuale operazione chirurgica di correzione.

Sviluppi futuri

La tecnologia medica sta cercando di perfezionare ulteriormente le protesi d'anca.
La ricerca si basa su:

  • Miglioramento dei materiali: più forti, più resistenti, non tossici e in grado di garantire la massima mobilità articolare
  • Impianti non cementati durevoli
  • Miglioramento della chirurgia computerizzata, per applicare con estrema precisione la protesi d'anca