Plasmina e fibrinolisi

La plasmina è l'enzima di spicco del sistema fibrinolitico, un processo biologico deputato allo scioglimento dei coaguli di fibrina formatisi in seguito a lesioni vascolari. Questi intricati polimeri di fibrina hanno lo scopo di creare una sorta di tappo anti-emorragico, che ingloba cellule ematiche (piastrine, globuli bianchi ed emazie) e varie proteine plasmatiche. Tra queste ultime rientra anche il precursore inattivo della plasmina, detto plasminogeno, che possiede un'elevata affinità per le molecole di fibrina. Grazie a questa caratteristica il plasminogeno si concentra soprattutto nelle sedi di deposito della fibrina (come i coaguli).

Il plasminogeno viene convertito in plasmina grazie all'intervento di specifici attivatori naturali, tra cui ricordiamo l'urochinasi (u-PA) e l'attivatore tissutale del plasminogeno (t-PA). Nonostante il nome, quest'ultimo è più attivo a livello circolatorio (è generalmente secreto molto lentamente per permettere i processi di riparazione della lesione), mentre l'urochinasi è più attiva a livello tissutale. Pertanto, similmente a quanto visto per la coagulazione, nella fibrinolisi si può distinguere una via intrinseca ed una via estrinseca, entrambe costituite da una serie di reazioni a cascata.

 

Fibrinolisi plasmina

 

Il sistema fibrinolitico limita il danno derivante dall'eccessiva deposizione di fibrina, e dalla conseguente ostruzione dei vasi, ad opera di coaguli anomali (denominati trombi).

 

Con un meccanismo proteolitico, la plasmina neoformata scinde la fibrina in prodotti di degradazione solubili. L'attività proteasica della plasmina è simile a quella della tripsina pancreatica ed è scarsamente specifica (oltre che sul plasminogeno è attiva anche su altri substrati, quali i costituenti del complemento plasmatico, i fattori coagulativi V e VIII, il fibrinogeno ed alcuni ormoni di natura proteica, come l'ACTH, il glucagone e l'ormone della crescita). Dalla proteolisi del fibrinogeno e della fibrina originano frammenti peptidici di dimensioni variabili, chiamati nel complesso FDPs (prodotti di degradazione del fibrinogeno e della fibrina).

Come nella cascata della coagulazione, anche per la cascata proteolitica esistono specifici inibitori. In loro assenza, infatti, si produrrebbe un'esagerata demolizione del fibrinogeno, della fibrina e di altre proteine importanti per la coagulazione, con pericolo di gravi emorragie.

Durante la formazione del coagulo la sintesi di plasmina è generalmente inibita da specifiche sostanze rilasciate dalle piastrine attivate e da cellule locali. Soltanto in presenza di fibrina o di una stasi per occlusione venosa, l'endotelio rilascia una quantità in eccesso di attivatori del plasminogeno, che si legano a specifici recettori con conseguente fibrinolisi. Mentre nelle altre sedi corporee i recettori della plasmina per i relativi inibitori (le antiplasmine) sono liberi, a livello del coagulo sono impegnati dal legame con la fibrina; in questo modo la plasmina si trova protetta dalla loro azione ed è quindi libera di espletare a pieno la propria attività.

Alcuni farmaci come la streptochinasi potenziano l'attività fibrinolitica e come tali sono utili nei fenomeni di ipercoagulabilità del sangue (trombosi). Per contro esistono anche farmaci antifibrinolitici, particolarmente utili nei pazienti con emorragie da iperfibrinolisi.



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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016