Pertosse
La pertosse è una malattia infettiva, acuta e molto contagiosa, causata da un piccolo batterio gram negativo chiamato Bordetella Pertussis. E’ conosciuta anche come tosse convulsa, tosse assassina o tosse canina.
Dopo un periodo di incubazione asintomatico che va dai cinque ai quindici giorni, la pertosse esordisce con il cosiddetto “periodo catarrale”, durante il quale i sintomi della malattia sono comuni a quelli di una generica affezione delle vie respiratorie (tosse stizzosa e catarro associati ad un lieve rialzo della temperatura corporea).
Segue una fase accessionale o parossistica in cui, soprattutto di notte, si assiste ad una esacerbazione delle crisi tussive che vanno poi a spegnersi gradualmente mano a mano che, dopo 2-4 settimane, si entra nel periodo di convalescenza; quest’ultima fase ha una durata più variabile, pari a circa 1-4 settimane. La pertosse non complicata ha quindi una durata complessiva di circa 6-10 settimane.
Durante la fase catarrale l’infettività è massima e la tosse, resistente ai comuni sedativi, si accentua in modo progressivo divenendo sempre più frequente e stizzosa ed accompagnandosi ad un senso di malessere generale (debolezza, febbre lieve, rinorrea). Questa prima fase sfocia nel cosiddetto periodo parossistico della pertosse, in cui insorgono vere e proprie crisi notturne caratterizzate da una serie di colpi di tosse brevi e contigui che si ripetono lungo un solo, prolungato, atto respiratorio, seguito da un’altrettanta generosa inspirazione a glottide spasmodicamente chiusa che produce un tipico rantolo stridulo. Cinque o sei accessi di questo tipo si susseguono l’un l’altro e terminano con un conato di vomito o con l’espettorazione di materiale mucoso denso, vitreo e filante. Il numero degli accessi quotidiani può variare da cinque a quaranta. Nell’adulto e nell’adolescente la sintomatologia è più sfumata e spesso difficilmente distinguibile da una comune bronchite di origine virale. Nei neonati, invece, gli accessi sono caratterizzati da gravi episodi di apnea e di ipossia; il rischio di soffocamento è quindi concreto.
La pertosse si trasmette esclusivamente tra esseri umani attraverso le goccioline di saliva espulse con la tosse e, considerata la fragilità della Bordetella Pertussis alle condizioni ambientali, la trasmissione è quasi esclusivamente diretta. Il grado di infettività delle goccioline è infatti particolarmente elevato, tanto che attraverso di esse la pertosse può trasmettersi al 90-100% delle persone suscettibili con cui viene a contatto.
Questa malattia rappresenta un problema sanitario di primaria importanza, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove si registrano la maggior parte dei 60 milioni di episodi infettivi e delle 500.000 morti che si registrano ogni anno a causa della pertosse. La contagiosità, massima durante la fase di incubazione ed in quella catarrale, è maggiore quando la pertosse non viene curata; in tal caso il rischio di contagio si considera trascurabile dopo tre settimane dall’inizio della fase parossistica.
Con l’introduzione del vaccino l’incidenza della pertosse in Italia è notevolmente diminuita anche se si riscontra un aumento percentuale dei casi di pertosse nei bambini al di sotto dei 12 mesi, negli adolescenti e negli adulti (probabilmente per il venir meno, col tempo, dell’immunità indotta dalla vaccinazione e per le difficoltà diagnostiche).
La vaccinazione ha comunque contribuito ad abbattere le complicanze della pertosse, che possono interessare l’apparato respiratorio (polmoniti, broncopolmoniti ecc.) ma anche quello nervoso (encefaliti, convulsioni, asfissia) e circolatorio (emorragie polmonari), diminuendo la morbosità e la letalità della malattia.
Come accennato, l’immunità indotta dal vaccino tende a scemare con il passare del tempo. In Italia la vaccinazione non è obbligatoria, ma la maggior parte dei medici consiglia di effettuarla entro il primo anno di vita del bambino secondo diversi schemi di vaccinazione (per esempio al terzo, quinto e dodicesimo mese con un richiamo a tre anni, prima di entrare all’asilo).
La terapia della pertosse prevede l’uso di antibiotici, cortisonici e sedativi della tosse; gli antibiotici sono efficaci nel migliorare la sintomatologia ed abbreviarne il decorso solo se assunti prima dell’inizio della fase parossistica, dopo la quale contribuiscono solamente a ridurre la diffusione della malattia. Il trattamento profilattico và esteso a tutte le persone esposte, indipendentemente dallo stato vaccinale. Considerato il rischio di prognosi infausta, per i lattanti è generalmente indicato il ricovero ospedaliero.
Se le loro condizioni fisiche lo consentano, cinque giorni dopo l’inizio del trattamento antibiotico, bambini colpiti da pertosse possono uscire dall’isolamento domiciliare e tornare sui banchi di scuola.
Ultima modifica: 19/01/2010 - Informativa pubblicità -
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Lunedì, 15 marzo 2010 ore 07:13



