Gli Orecchioni o Parotite Epidemica

Generalità

I famosi "orecchioni", che colpiscono molti bambini durante l'infanzia ed i primi anni dell'adolescenza, sono più correttamente definiti dal termine parotite epidemica. Si tratta di una malattia infettiva, acuta e contagiosa, di origine virale.

Orecchioni parotiteLa parotite si caratterizza per l'infiammazione, con aumento di volume e dolore, delle ghiandole parotidi, che sono ghiandole salivari; può causare clompicazioni con interessamento di altri organi, ma in circa un terzo dei casi non dà sintomi.

La parotite si manifesta con maggior frequenza nei bambini e negli adolescenti; è meno frequente tra gli adulti, nei quali ha un andamento più grave con maggior frequenza di complicanze.

Incidenza e Contagio

La parotite è diffusa ovunque nel mondo, con maggiore incidenza all'inizio della primavera. Periodicamente (ogni 2-5 anni) si verificano delle riaccensioni, in particolare nelle comunità  ristrette (asili, scuole, ospedali). L'infezione viene contratta raramente prima dei 2 anni di età e colpisce più frequentemente giovani adulti. La trasmissione avviene per contatto diretto, con la saliva e le goccioline respiratorie (chiamate goccioline di Flügge), e più di rado attraverso oggetti contaminati con le stesse goccioline. Il virus della parotite viene eliminato con la saliva e con le urine ed è presente nelle secrezioni da 7 giorni prima a 2 settimane dopo la comparsa della tumefazione della parotide; il massimo picco di contagiosità dura pochi giorni. L'infezione, anche asintomatica,  conferisce una protezione duratura da nuove infezioni, ma non esclude la rara possibilità di reinfezioni nell'adulto.

Sintomi Parotite

Per approfondire: Sintomi Parotite


La parotite è causata da un virus (paramyxovirus) di forma sferica che si trova, nel soggetto malato, nella sua saliva, nelle urine, nel latte materno e nel sangue. La porta d'ingresso del virus è la mucosa respiratoria, dove si moltiplica per poi invadere i linfonodi cervicali (del collo) e le ghiandole salivari. Il periodo di incubazione dura circa  2-3 settimane: è generalmente asintomatico, sebbene possa essere talora accompagnato da malessere, anoressia (perdita dell'appetito), brivido, febbricola. L'esordio della parotite è invece acuto, con febbre, otalgia (dolore all'orecchio interno), mialgie (dolori muscolari), cefalea e tumefazione delle parotidi, senza segni superficiali di infiammazione: esse appaiono dolenti, mal delimitabili e di  consistenza dura ed elastica.

L'interessamento è inizialmente monolaterale (da un solo lato), ma nella maggior parte dei casi (75%), in circa 2 giorni, viene coinvolta anche la parotide controlaterale. Possono essere interessate anche altre ghiandole salivari, quali le sottomandibolari e le sublinguali.

L'aumento di volume delle parotidi si protrae per 2-3 giorni conferendo al paziente una facies (aspetto del viso) particolare (donde il nome particolare di orecchioni) a causa dello spostamento in avanti ed in fuori dei padiglioni auricolari.

Nel volgere di una settimana circa, le ghiandole ritornano alle normali dimensioni.

La fase acuta della parotite epidemica è caratterizzata da un dolore  spontaneo nelle sedi delle ghiandole parotidi, che si accentua con la masticazione, l'assunzione di cibi acidi e la palpazione; all'interno del cavo orale, spesso si evidenziano l'arrossamento e la tumefazione del dotto escretore delle ghiandole, attraverso cui viene immessa la saliva nella bocca, che può apparire circondato da piccole emorragie.

La  febbre, abitualmente intorno ai 38-40°C, persiste per 4-5 giorni, poi si risolve, contemporaneamente all'attenuazione del dolore e dei sintomi generali.

Possono esserci anche delle localizzazioni extrasalivari del virus, e si possono avere in qualunque fase della malattia, prevalentemente dopo l'interessamento delle parotidi. Gli altri organi maggiormente interessati sono:

  1. I testicoli, in cui possiamo avere un orchiepididimite (un infiammazione dell'epididimo). Essa si presenta nel 20-30% dei maschi dopo la pubertà ed è bilaterale in un sesto dei casi. È caratterizzata da tumefazione e dolori allo scroto, nausea, vomito, febbre. Questa complicanza della parotite è solitamente benigna e regredisce entro 5-7 giorni. Talvolta, in una piccola percentuale di casi, può determinare sterilità .
    2. Il pancreas, con una pancreatite, anche se in un numero ridotto di casi. Talvolta il quadro può essere confuso con un appendicite, oppure limitarsi alla comparsa di dolori addominali, nausea, vomito, stitichezza o diarrea. L'esito abituale è la guarigione in pochi giorni, sono rare le complicanze gravi, mentre non si esclude la possibilità che l'infezione favorisca l'insorgenza del diabete.
  2. L'interessamento del sistema nervoso centrale si rende clinicamente evidente nel 10% circa dei casi. Può essere asintomatico, oppure manifestarsi con una meningite (infiammazione delle meningi, che sono le membrane che avvolgono il cervello), caratterizzata da febbre, cefalea, vomito, nausea, rigidità della nuca. La sintomatologia regredisce entro 1-2 settimane senza conseguenze. Nei casi più gravi possiamo avere anche una encefalite (infiammazione del cervello), con grave alterazione dello stato di coscienza, convulsioni, paresi e movimenti involontari.

Tra le altre manifestazioni della parotite, peraltro poco frequenti, troviamo la prostatite (infiammazione della prostata) nel sesso maschile, l'ooforite (infiammazione delle ovaie) descritta in una modesta  percentuale della casistica femminile, tiroidite, miocardite e pericardite.

Sono state inoltre descritte  manifestazioni oculari (cheratite, irite, congiuntivite), delle articolazioni, polmonari ed epatiche. In alcuni casi, l'infezione contratta in fase precoce di gravidanza ha condotto all'aborto: il virus non sembra in grado di indurre malformazioni del feto, mentre è stata ipotizzata, ma non confermata, la possibilità di sviluppo di danni cardiaci nel nascituro.

Diagnosi

Nella parotite non complicata le indagini di laboratorio generalmente non rivelano nulla di specifico, se non un aumento di numero dei globuli bianchi, segno di infiammazione e di infezione.

La diagnosi clinica è generalmente agevole per la bilateralità dell'interessamento parotideo, l'andamento della febbre, la consistenza della tumefazione ghiandolare.

La parotite virale va differenziata dalle parotiti batteriche, che sono monolaterali, dai tumori delle ghiandole salivari, dalla sindrome di Sjögren (una malattia autoimmunitaria), e dall' avvelenamento da bromuro e da metalli pesanti.
Per la diagnosi certa, esistono dei test che permettono di mettere in evidenza gli anticorpi (IgG ed IgM) del paziente che si sono formati contro il virus responsabile della malattia.

Cura e Vaccinazione

Non vi è un trattamento specifico per la parotite.

Nei pazienti con orchite e nella meningite viene utilizzata la terapia con cortisone, anche se la sua efficacia non è stata documentata; negli altri casi si ricorre al trattamento dei sintomi con farmaci antinfiammatori (FANS).

Esiste un vaccino, che si è rivelato efficace nel 90% dei casi e che protegge dalla parotite per almeno 10 anni. Esso viene consigliato in associazione a quello contro il morbillo e la rosolia durante l'età infantile (vedi M-M-RVAXPRO ®).


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