Pandemia

Epidemia, Endemia e Pandemia - Definizioni

    Pandemia peste
    "Il medico della peste", acquaforte di Paulus Fürst 1656 (da J. Columbina). Durante l'epidemia di peste del 1656, a Roma, i medici ritenevano che questo abbigliamento proteggesse dal contagio. Indossavano un mantello cerato, una sorta di occhiali protettivi e guanti. Nel becco si trovavano sostanze aromatiche.
  • Incidenza di una malattia: numero di NUOVI casi di malattia all'interno di una popolazione durante un determinato arco di tempo (settimane/mese/anno); si distingue dalla prevalenza, che indica invece il numero di persone all'interno di una popolazione che soffrono di quella malattia in un particolare momento od arco temporale;
  • infezione sporadica: la malattia infettiva colpisce una parte trascurabile della popolazione in maniera isolata e discontinua, senza rapporti con altri casi;
  • epidemia: la malattia si diffonde rapidamente in una popolazione circoscritta, colpendo una percentuale di persone molto più alta rispetto all'incidenza media della malattia nella popolazione considerata; di conseguenza, l'epidemia non è necessariamente riferita ad un ampio numero di persone (come può essere la diffusione di una parotite in una scuola); ad esempio, il verificarsi anche di un singolo caso di vaiolo rappresenterebbe di per sé un'epidemia dato che il virus è stato eradicato a livello mondiale;
  • pandemia: quando un'epidemia si diffonde rapidamente attraverso vastissimi territori e continenti, colpendo un vasto numero di individui in diversi Paesi del mondo, si parla più correttamente di pandemia; nota bene: il termine pandemia si applica solo a malattie o condizioni patologiche contagiose, di conseguenza, molte delle patologie che colpiscono aree molto grandi o l'intero pianeta (per esempio il cancro) non sono da considerarsi pandemiche
  • endemia: persistenza continua di una malattia in una particolare popolazione o località (per esempio la dengue è endemica nelle fasce tropicali e subtropicali del Pianeta); è soggetta a recrudescenze periodiche ma il numero di casi, più o meno elevato, rimane tendenzialmente costante. Ne esistono due tipi:
    1. endemie discrasiche come il gozzo, la pellagra o il beri-beri, che derivano da particolari forme di alimentazione delle popolazioni;
    2. endemie infettive - come la peste e il colera in India, la febbre gialla in America, la malattia del sonno in Africa, la malaria nelle regioni paludose, ecc. - che sono in rapporto con condizioni ambientali favorevoli alla conservazione e alla diffusione dei germi responsabili di queste malattie.

Casi di pandemia nella storia

Una pandemia non è necessariamente correlata alla gravità o alla mortalità della malattia infettiva. Tuttavia, in passato, alcune pandemie hanno comportato numeri elevatissimi di malati, ricoveri e decessi, con gravi implicazioni sanitarie, sociali ed economiche. Vediamo alcuni esempi:

  • peste bubbonica (o peste nera), pandemia che devastò l'Europa nel XIV secolo uccidendo oltre un terzo della popolazione totale del continente.
  • 1918-19, l'€™epidemia spagnola [A (H1N1)] - così chiamata perché sembra si sia sviluppata a partire da un decesso avvenuto nella casa reale spagnola - causò il più elevato numero di decessi per influenza, anche se i dati sono molto incerti e variano da 20 fino a 75-100 milioni di persone in tutto il mondo. Molti decessi avvennero nell'€™arco di pochi giorni dall'€™infezione, altri per complicanze successive. Circa la metà dei casi si riscontrò tra giovani e adulti in buona salute. I virus dell'€™influenza A di sottotipo H1N1, dopo un periodo di assenza di circolazione nell'€™uomo (dal 1958 al 1977), sono ricomparsi e continuano a diffondersi nella popolazione umana.

  • 1957-58, influenza asiatica [A (H2N2)]. Causò settantamila morti negli Stati Uniti. Il virus, identificato per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, si diffuse a giugno dello stesso anno in America e nel resto del mondo.

  • 1968-69, influenza di Hong Kong [A (H3N2)]. Responsabile di circa 34.000 decessi negli Stati Uniti, il virus venne identificato per la prima volta a Hong Kong agli inizi del 1968 e si è diffuso più tardi in America. Anche questo sottotipo è ancora in circolazione.

I timori delle autorità sanitarie sono rivolti soprattutto all'influenza, data la puntuale comparsa di nuove pandemie ad intervalli di 20-40 anni, correlate al continuo rimescolamento antigenico di virus influenzali animali (suini, aviari) ed umani; da questa continua ricombinazione genetica possono così originare nuovi ceppi fortemente aggressivi per l'uomo, in grado di diffondersi da persona a persona,trovando terreno fertile in un sistema immunitario che - non avendo mai incontrato il virus - risulta scarsamente attivo nei suoi confronti.. Un'altro pericolo concreto di pandemia potrebbe derivare dalla diffusione di ceppi batterici multi-resistenti agli antibiotici, con recrudescenza di malattie attualmente sotto controllo come la tubercolosi.

Prevenzione delle pandemie

Sebbene la globalizzazione, con il suo elevato grado di mobilità di merci e persone su scala mondiale, possa facilitare la diffusione delle pandemie, rispetto al passato le autorità sanitarie sono sicuramente più preparate a fronteggiare un'eventuale dilagare di un'infezione (scorta di farmaci antivirali, protocolli di sorveglianza veterinaria ed animale, studio continuo di nuovi farmaci e vaccini ecc.). Il singolo cittadino, dal canto suo, può contribuire ad evitare la diffusione delle pandemie rispettando le norme igieniche di base e le regole comportamentali raccomandate di volta in volta dalle autorità sanitarie; ad esempio:

  • adeguata conservazione degli alimenti e cottura preventiva prima dell'utilizzo;
  • acquisto di alimenti garantiti per origine e provenienza;
  • evitare contaminazioni incrociate con altri cibi durante la refrigerazione o la manipolazione degli alimenti (es. non usare per le verdure lo stesso tagliere o lo stesso coltello usati per tagliare la carne cruda);
  • lavaggio accurato delle mani prima e dopo essersi recati al bagno, prima di ogni pasto e prima o dopo aver toccato alimenti crudi;
  • lavaggio accurato degli utensili e delle superfici di cucina;
  • vaccinazioni preventive quando ci si reca in paesi a rischio e adozione di misure igieniche aggiuntive in caso di condizioni igieniche scadenti (es. bere solo acqua da bottiglie sigillate, attenzione anche ai cubetti di ghiaccio e all'acqua utilizzata per lavarsi i denti, evitare il consumo di ortaggi crudi, proteggersi da zanzare ed altri parassiti...);
  • adozione di tutti quei comportamenti utili a rinforzare le difese immunitarie dell'organismo;
  • evitare rapporti sessuali a rischio ed utilizzare metodi contraccettivi barriera;
  • per contenere lo sviluppo di farmacoresistenza, evitare l'autoterapia con antibiotici e portare a termine il trattamento secondo le indicazioni mediche; evitare dunque di sospendere la terapia alle prime avvisaglie di guarigione;
  • anche in assenza di una pandemia influenzale in atto, la vaccinazione antinfluenzale preventiva è fortemente raccomandata per la parte più anziana della popolazione (persone di età superiore o uguale a 65 anni) e per gli individui di ogni età che, a causa di condizioni patologiche pregresse, potrebbero andare incontro a serie conseguenze per la loro salute qualora contraessero l'influenza. Va comunque precisato che, contrariamente alle normali epidemie invernali, una pandemia influenzale coinvolgerebbe larghi strati di popolazione e potrebbe presentarsi anche negli individui giovani e perfettamente sani.