pH delle urine

Il pH delle urine può variare all'interno di un range di normalità piuttosto ampio. A differenza di quello sanguigno, per il quale oscillazioni di ± 0.4 punti sono già di per sé spia di patologie gravissime, il pH delle urine oscilla normalmente tra 4,6 ed 8, in relazione alla dieta ed alla salute dell'organismo. Al di fuori di questi limiti, pur con leggere differenze tra i vari laboratori di analisi, la condizione viene considerata patologica.

Il valore di pH deve necessariamente essere determinato su un campione di urine fresche, conservate temporaneamente in un recipiente chiuso (all'occorrenza refrigerato se non è possibile analizzarlo al momento). pH urinarioNonostante questi liquidi siano normalmente sterili, eventuali contaminazioni batteriche delle urine possono infatti elevarne il pH, grazie alla capacità di alcuni microorganismi di scomporre l'urea in ammoniaca.

Da cosa dipende il pH delle urine?

Il pH delle urine riflette l'abilità renale nel mantenere una normale concentrazione di ioni idrogeno nel plasma e nei liquidi extracellulari. Tale risultato viene ottenuto principalmente tramite il riassorbimento di sodio e la secrezione di ioni idrogeno ed ammonio da parte dei tubuli renali.

Il metodo più tradizionale e semplice per valutare il pH delle urine consiste nell'immergere una cartina al tornasole in un campione di urine fresche. In pratica si utilizza una striscetta di carta contenente un colorante di origine naturale, che gli conferisce la capacità di virare dal verdino (a pH neutro) alle varie tonalità del rosso (in ambiente acido, pH < 4,4) e del blu (ambiente basico, pH > 8,0). La cartina al tornasole rappresenta quindi un ottimo indicatore di pH, che viene stabilito confrontando la colorazione ottenuta con la relativa scala cromatica di riferimento.

In campo medico, il pH urinario viene monitorato allo scopo di valutare l'esistenza di disordini sistemici di tipo acido/base, di origine metabolica o respiratoria. Inoltre, è importante nel monitoraggio di tutti quei pazienti che per determinate ragioni devono mantenere uno specifico pH delle proprie urine. E' il caso, ad esempio, delle persone a rischio di calcoli renali, più probabili quando il pH urinario si discosta molto dal valore "ideale" (6.0/7.0 a seconda degli autori). Urine acide sono associate a calcoli di cistina, xantine ed acido urico, mentre in presenza di urine basiche aumenta il rischio di concrezioni renali di fosfato di calcio, calcio carbonato, magnesio fosfato e struvite. I calcoli di ossalato di calcio si sviluppano maggiormente in ambienti urinari neutri o alcalini.

  • In presenza di calcolosi uratica è consigliabile mantenere il pH urinario tra 6,5-6,8 per favorire la dissoluzione dei cristalli di acido urico. E' altresì raccomandato un apporto idrico giornaliero di 2,5-3 litri per favorire la diluizione dell'acido urico urinario.

Un'acidificazione del pH urinario può essere d'aiuto come supporto ai trattamenti farmacologici contro le infezioni urinarie*, mentre il mantenimento di un pH basico è visto, specie dai cultori delle medicine alternative, come una sorta di "purificazione" dell'organismo. Ferma restando l'importanza di una dieta ricca di frutta e verdura, esasperare un determinato aspetto della propria alimentazione allontanandosi dal concetto di "varia ed equilibrata" è sempre pericoloso; abbiamo visto, ad esempio, come tale pratica possa aumentare il rischio di alcuni tipi di calcoli renali, ma ci sono anche altre condizioni (come l'assunzione di certi medicinali, ad esempio i diuretici risparmiatori di potassio) che sostengono la pericolosità di questo approccio dietetico.

* farmaci come la streptomicina, la neomicina e la kanamicina sono efficaci nel trattare le infezioni urinarie quando il pH delle urine è alcalino.

pH urinario troppo alto o troppo basso

Un elevato pH delle urine (alcalinità) può essere dovuto a: vomito, infezioni del tratto urinario (Proteus sp.), insufficienza renale, alcune terapie diuretiche, acidosi tubulare renale, lavande gastriche e malattie respiratorie caratterizzate da iperventilazione (con eccessiva eliminazione di CO2).

Un ridotto pH delle urine (acidità) può essere dovuto a diabete mal controllato (chetoacidosi diabetica), diarrea, disidratazione severa, enfisema, malattie respiratorie con insufficiente eliminazione di anidride carbonica, digiuno particolarmente prolungato e inedia (la forma più estrema di malnutrizione).

Per quanto riguarda l'influenza della dieta sul pH urinario, si hanno tipicamente urine acide nelle diete ricche di carne, specie se conservata, ed urine alcaline nelle diete vegetariane o più in generale ricche di verdura e frutta (ad eccezione di prugne e mirtilli). L'argomento, insieme ai meccanismi fisiologici deputati al controllo del pH urinario e plasmatico, è stato approfondito in quest'articolo dedicato alla dieta alcalina.

Sottolineiamo, infine, come il pH delle urine sia più basso al mattino rispetto alla sera, dal momento che durante il sonno la riduzione della ventilazione polmonare determina acidosi respiratoria; per questo motivo è preferibile misurarlo soprattutto al risveglio. Si registrano inoltre valori di pH urinario più bassi nel digiuno rispetto ai periodi post-prandiali.