Sindrome dell'ovaio policistico

Diagnosi

La diagnosi di sindrome dell'ovaio policistico si basa prevalentemente sulla clinica e, nella maggior parte dei casi, non presenta particolari difficoltà. Un colloquio accurato con la donna, che metta in luce la progressione cronologica dei sintomi, riveste particolare importanza. In molte di queste pazienti, l'inizio della malattia si può localizzare intorno alla pubertà, con la comparsa di irsutismo, di oligomenorrea e dell'eccesso di peso. Riveste inoltre molta importanza stabilire la progressione dei sintomi dovuti all'iperandrogenismo che, nella policistosi ovarica, restano spesso stazionari o tendono a progredire lentamente.
Al contrario, un iperandrogenismo insorto di recente e rapidamente peggiorativo, richiede che vengano effettuate con urgenza tutte le indagini necessarie a distinguere la sindrome dell'ovaio policistico da un iperandrogenismo di origine tumorale.
Nella PCO un esame accurato, poi, fornisce un'informazione sufficientemente precisa delle alterazioni ormonali: l'irsutismo, raramente associato a manifestazioni di virilizzazione, si associa ad un normale sviluppo dei caratteri sessuali secondari (buono sviluppo delle mammelle, normale aspetto della mucosa vaginale).
Il quadro ormonale della policistosi ovarica è caratterizzato da: valori elevati di LH con accentuata variabilità tra un prelievo e l'altro; valori medio-bassi di FSH con rapporto LH/FSH aumentato; livelli di testosterone, androstenedione e DHEA-S (altri due ormoni androgeni) modicamente aumentati rispetto alla normalità. Queste variazioni ormonali sono ben evidenti quando si confrontano i dati ottenuti in un gruppo di pazienti affette da policistosi ovarico con quelli di un gruppo di soggetti normali; tuttavia, i dosaggi ormonali hanno solo un valore indicativo: la normalità di uno o più di essi non esclude la sindrome dell'ovaio policistico.
Nelle pazienti con cicli conservati, il dosaggio del progesterone nella prima e nella seconda metà del ciclo viene utilizzato per evidenziare se i cicli sono ovulatori: nelle pazienti con cicli anovulatori non si osserva il fisiologico aumento dei livelli di progesterone nella seconda fase del ciclo.
Gli strumenti che permettono di visualizzare le ovaie hanno notevole valore per la diagnosi. L'ecografia della pelvi permette di valutare il volume delle ovaie e di evidenziare la presenza di cisti anche di piccole dimensioni. In alcuni casi può essere utile una TC dell'addome inferiore e/o una laparoscopia (piccolo intervento chirurgico) con biopsia (prelievo di una cisti).

Terapia

Per approfondire: Farmaci per curare la Sindrome dell'Ovaio Policistico


I mezzi impiegati nel trattamento della policistosi ovarica possono inserirsi in punti diversi del circolo vizioso che perpetua la condizione morbosa, interrompendolo. Si può:

  1. ridurre la produzione di androgeni da parte dell'ovaio mediante la somministrazione di estroprogestinici (pillola) o tramite un piccolo intervento chirurgico di resezione;
  2. ridurre la formazione periferica di androgeni mediante la riduzione del peso corporeo;
  3. bloccare la loro azione sui recettori cellulari mediante un farmaco chiamato ciproterone, che è un derivato del progesterone;
  4. aumentare la secrezione di FSH, mediante la somministrazione di un farmaco chiamato clomifene.

La scelta della terapia più idonea si basa sulla sintomatologia prevalente e sul fatto che la paziente sia o meno desiderosa di prole. In ogni caso di sovrappeso si impone il dimagramento.


Per approfondire: Dieta per l'ovaio policistico


In una paziente con irsutismo che non desidera il concepimento si può bloccare la funzione ovarica mediante somministrazione di estroprogestinici o, meglio, con estro-antiandrogeni (estrogeni più ciproterone acetato).
Nelle pazienti con amenorrea che desiderino una gravidanza, si usano dei farmaci che stimolano l'ovulazione. Quello più usato in tal senso è il clomifene citrato.


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Ultima modifica dell'articolo: 08/11/2016