Ormoni e menopausa, modificazioni ormonali in menopausa

Nel periodo fertile di una donna, le ovaie sono organi deputati alla sintesi di alcuni ormoni e alla maturazione delle cellule uovo destinate alla procreazione.

La funzione endocrina consta nella produzione degli ormoni sessuali femminili, quali estrogeni e progesterone, e di una piccola quota di androgeni. Sono proprio i follicoli portati ciclicamente a maturazione a sostenere gran parte della produzione ormonale dell'ovaio. A sua volta, l'attività di questi follicoli viene regolata in maniera ciclica dall'ipofisi (tramite il rilascio di gonadotropine LH e FSH). L'ipofisi, una piccola ghiandola controllata dal sistema nervoso centrale (ipotalamo), è capace di modificare continuamente la propria attività in relazione alla situazione ormonale dell'organismo.

Durante il ciclo ovarico si assiste allo sviluppo di più follicoli, con produzione di grandi quantità di estrogeni nella prima metà del ciclo; di questi, soltanto uno giunge a completa maturazione e libera la propria cellula uovo poche ore dopo il picco estrogenico, che compare, indicativamente, a metà del ciclo. Ciò che resta del follicolo dopo l'ovulazione subisce una serie di modificazioni che lo portano a sostenere, con il nome di corpo luteo, la produzione di estrogeni e soprattutto di progesterone nella seconda metà del ciclo. Se non avviene la fecondazione, dopo qualche giorno il corpo luteo inizia a regredire fino ad esaurirsi. A quel punto un nuovo gruppo di follicoli inizia a svilupparsi ed il ciclo riprende.

Quando le ovaie cessano di portare a termine la maturazione dei follicoli, si assiste - per quanto detto - ad una caduta dei livelli di estrogeni e alla scomparsa della produzione ciclica di progesterone. In risposta a tale disequilibrio, l'ipofisi aumenta la sintesi ed il rilascio dell'ormone follicolostimolante o FSH, che nella donna è deputato, appunto, a promuovere la crescita dei follicoli ovarici.
In caso di incertezza, per esempio quando la presunta menopausa insorge in età precoce, un semplice esame del sangue può quindi stanare ogni dubbio. Eseguendo un dosaggio ormonale su un campione ematico si andranno a valutare i livelli dell'ormone follicolostimolante (FSH), talvolta associati a quelli dell'ormone luteinizzante (LH), che risultano entrambi superiori alla norma nella fase di menopausa. Negli anni che la precedono il calo di estrogeni non è così evidente come si potrebbe pensare, anzi, in molti casi si osserva addirittura iperestrogenismo; il progesterone, invece, diminuisce gradualmente. In realtà, le cose non sono sempre così semplici ed i livelli ormonali in premenopausa possono subire ampie ed imprevedibili fluttuazioni. Per questo motivo, il medico formulerà la propria diagnosi sulla base della valutazione, nel contesto generale, dei sintomi e dei risultati degli esami ematochimici.
A partire dalla premenopausa, le ovaie subiscono un lento declino, divenendo sempre più piccole ed atrofiche; mano a mano che ci si avvicina alla menopausa il dosaggio ormonale diviene più chiaro, fino a mostrare l'assenza di progesterone, un calo importante degli estrogeni e livelli di FSH ed LH particolarmente elevati. Il calo e la fluttuazione dei livelli di estrogeni sono responsabili di tutta una serie di modificazioni fisiche e psichiche che potremmo definire "sintomi della menopausa" e che analizzeremo meglio nei prossimi articoli.

D'altra parte, anche dopo la menopausa, le ovaie continuano a produrre piccole quote di androgeni ed estrogeni, a cui si affiancano quelli sintetizzati nel tessuto adiposo. Non diventano, quindi, organi inutili e questa parola, a maggior ragione, dovrebbe scomparire dal vocabolario della menopausa. Fra gli elefanti, ad esempio, sono proprio gli esemplari non più fertili a guidare il gruppo, a trasmettere le proprie conoscenze e a prendersene cura.



Ultima modifica dell'articolo: 08/11/2016