Omeprazolo

Andi Cenko Farmacista

L'omeprazolo è il capostipite della classe degli inibitori della pompa protonica ed è uno dei farmaci più usati nel trattamento della gastrite. L'omeprazolo è commercializzato sotto il nome di diverse specialità registrate: Antra ®, Omeprazen ®, Omolin ® Nansen ® e Protec ®. In commercio, si può trovare anche come farmaco  generico sotto il nome di Omeprazolo.

OmeprazoloLe varie sostanze farmacologicamente attive appartenenti alla categoria degli inibitori della pompa protonica sembrano avere profili di efficacia clinica molto simili, nonostante piccole differenze a livello di farmacocinetica; la scelta tra i vari tipi di inibitori della pompa protonica nelle terapie contro la gastrite deve quindi essere effettuata considerando il rapporto costi/benefici, magari orientandosi verso molecole di pari efficacia ma di minor costo; bisogna comunque sottolineare che l'omeprazolo è il farmaco di prima scelta nella triplice terapia per l'eradicazione dell'Helicobacter pylori.
L'omeprazolo è un pro-farmaco che agisce a livello delle cellule parietali dello stomaco, dove viene protonato e convertito nella sua forma attiva, che si lega poi alla pompa protonica, inibendola.

Posologia e modalità d'uso

Prima di iniziare il trattamento della gastrite o dell'ulcera duodenale con omeprazolo bisogna escludere tramite diversi mezzi diagnostici, la possibilità che si tratti di un ulcera maligna perché il trattamento con omeprazolo può ritardare e mascherare la comparsa dei sintomi rendendo così più difficile la cura e la guarigione della stessa. Se somministriamo dai 20 ai 30 mg di omeprazolo/die si ha l'inibizione completa della secrezione dell'acido nello stomaco per 6 ore e una riduzione della secrezione del 90% per più di 24 ore dall'assunzione. Invece se vogliamo bloccare la secrezione completamente per 24 ore la dose da assumere e di 40 mg/die.>

Nel trattamento della gastrite la dose usata è di 20 mg di omeprazolo in una sola somministrazione mattutina, a digiuno, da ripetersi per 4 settimane; i casi più gravi possono richiedere tempi maggiori (da 6 a 8 settimane) per raggiungere una completa cicatrizzazione dell'ulcera. In presenza di ulcera particolarmente severa bisogna raddoppiare la dose (40 mg) e somministrare il farmaco per 8 settimane. In caso di assunzione per endovena negli adulti si somministrano 40 mg/die fino a quando non diventa possibile l'assunzione orale.
Quando si tratta l'ulcera duodenale si usano 20 mg/die di omeoprazolo, da assumersi in una singola dose al mattino e a digiuno; generalmente, nella maggior parte dei pazienti si raggiunge il sollievo dalla sintomatologia entro 48 ore dalla prima assunzione del farmaco. La durata del trattamento si basa sui tempi di cicatrizzazione completa dell'ulcera, che in generale è di 2-4 settimane. Nei casi più gravi si aumenta la dose a 40 mg/die e la cicatrizzazione avviene in genere dopo 4 settimane. Per la profilassi della recidiva dell'ulcera duodenale la dose di mantenimento è di 10 mg/die.
Nel trattamento per l'eradicazione dell'Helicobacter pylori si usano 20 mg/die di omeoprazolo in associazione con due antibiotici per sette giorni, oppure si usano 40 mg/die per due settimane, in associazione con un solo antibiotico. Gli antibiotici più usati nella triplice terapia sono: claritromicina, amoxicillina, tetraciclina e metronidazolo. A seconda della necessità, il trattamento con la triplice terapia può essere ripetuto una seconda volta.
Nella malattia da reflusso gastroesofageo la dose di attacco è di 20 mg/die per 4-8 settimane, ma nei casi più gravi può essere raddoppiata (40 mg/die). La dose di mantenimento per la profilassi delle recidive è di 10-20 mg/die.
Nel trattamento di questa patologia nei bambini con età maggiore di 2 anni e peso corporeo uguale a 20 kg si usano 10 mg/die di omeprazolo; nei bambini con età maggiore di 2 anni e con peso corporeo superiore ai 20 kg si usano 20mg/die.

Controindicazioni e avvertenze per l'uso

L'omeprazolo, come tutta la classe degli inibitori della pompa protonica, viene metabolizzato dalla grande famiglia del CYP450; pertanto, nei casi di assunzione congiunta ad altri farmaci che usano queste stesse vie metaboliche, bisogna far attenzione al dosaggio di tutti e due i farmaci, perché si possono avere variazioni della biodisponibilità di entrambi. Per esempio, nel trattamento antiaggregante con Clopidogrel, alcuni studi hanno dimostrato una diminuzione dell'effetto del farmaco quando viene somministrato insieme all'omeprazolo o ad altri inibitori di pompa protonica. In questi casi si raccomanda di sostituire l'omeprazolo con degli antistaminici (anti-H2). Un altro caso importante è quello del Warfarin, la cui somministrazione contemporanea a quella di omeprazolo ne aumenta la biodisponibilità,  per cui diventa necessario ridurre la dose di warfarin per prevenire danni da eccesso di anticoagulante.

Gravidanza e allattamento

Sull'uso dell'omeprazolo nelle donne gravide non si hanno molte informazioni. Comunque, la poca esperienza in merito non indica alcun aumento del rischio di malformazioni congenite o di altri effetti dannosi dell'omeprazolo sul feto o sulla gravidanza. Anche gli studi sugli animali non suggeriscono alcun effetto avverso, diretto o indiretto, sulla riproduzione. Tuttavia, è confermato che l'omeprazolo viene escreto nel latte materno, quindi la prescrizione dev'essere effettuata solo se inevitabilmente necessaria e comunque tenendo sempre conto del beneficio dell'allattamento per il bambino e della necessità di trattamento per la madre.

Effetti collaterali e indesiderati

Tra gli effetti collaterali più frequenti dell'omeprazolo ci sono la nausea, il vomito, la diarrea, i dolori addominali, la costipazione, la sonnolenza, le vertigini e la cefalea. L'intensità della nausea è un fattore che dipende dalla dose di farmaco assunta. In uno studio che prendeva in considerazione gran parte degli inibitori della pompa protonica, risultava che tra gli effetti collaterali più frequenti di questi farmaci quello più comune è la diarrea; però con l'assunzione dell'omeprazolo si ha il vantaggio che effetti collaterali come nausea, vomito e cefalea si manifestano con minore intensità rispetto a quelli generati da altri IPP, come lansoprazolo o pantoprazolo.



Ultima modifica dell'articolo: 01/11/2016