Morbo di Parkinson

A cura della Dr.ssa Sarah Beggiato

Sintomi del morbo di Parkinson

Per approfondire: Sintomi Morbo di Parkinson


Il morbo di Parkinson è clinicamente caratterizzato da ipo-acinesia, rigidità, deficit posturali e spesso tremore. I sintomi esordiscono e si aggravano nel corso di diversi anni; per questo, il morbo di Parkinson è una malattia di tipo neurodegenerativo progressivo, ad evoluzione lenta.
James Parkinson, un medico inglese, ha descritto per la prima volta la malattia di Parkinson nel 1817. Morbo di Parlkinson - sintomiNel suo famoso libro sulla "paralisi agitante", veniva descritta una patologia caratterizzata da tremore e difficoltà di movimento, basata sull'osservazione di sei malati. Nel libro vi era la descrizione di "movimenti tremorigeni involontari con riduzione della potenza muscolare in parti del corpo non impegnate nel movimento, anche se sorrette; tendenza ad inclinare in avanti il tronco e a passare dal cammino alla corsa mentre la sensibilità e le funzioni intellettive restano inalterate". In seguito, diverse osservazioni hanno portato alla luce come i soggetti affetti da "paralisi agitante", in realtà non siano paralizzati. Pertanto, il termine non è più stato utilizzato per definire la patologia, che attualmente è nota come malattia o morbo di Parkinson.

Patologia del morbo di Parkinson

Una caratteristica importante del morbo di Parkinson è la progressiva e cronica degenerazione dei neuroni della sostanza nera, una piccola area del sistema nervoso centrale. Per degenerazione si intende una progressione lenta, caratterizzata dalla perdita di alcuni gruppi di cellule nervose o strutture collegate tra loro.
Anatomicamente, la sostanza nera appartiene a quelle strutture anatomiche che nel loro insieme costituiscono i gangli della base. Il nome sostanza nera deriva dal fatto che questa zona si presenta più scura rispetto all'area cerebrale circostante; tale colorazione, in particolare, è legata alla presenza nelle cellule di un pigmento, chiamato neuromelanina.

A causa della lenta ma considerevole perdita di cellule che caratterizza il morbo di Parkinson, nei cervelli malati è stata osservata una minore colorazione brunastra in tali aree.

Un segno distintivo, dal punto di vista anatomo-patologico, del morbo di Parkinson, è rappresentato dalla presenza dei corpi di Lewi, che sono stati scoperti da Lewi nel 1912. Essi sono delle inclusioni sferiche ialine tipiche, presenti nella sostanza nera.

Una caratteristica importante delle cellule della sostanza nera è la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che, in seguito a degenerazione parkinsoniana, risulta ridotto, provocando una grave carenza di dopamina nell'area di proiezione dei neuroni dopaminergici nigrali, il neostriato.
Brevemente, la dopamina è un neurotrasmettitore essenziale per l'attività motoria. Essa, infatti, permette che i movimenti possano esplicarsi in maniera veloce ed armonica, regolando l'attività dei gangli della base che, come descritto inizialmente, sono il centro regolatore del cervello per quanto riguarda tutta l'attività motoria.

Epidemiologia

Dopo il morbo di Alzheimer, quella di Parkinson è la malattia neurologica degenerativa più diffusa. Colpisce soprattutto l'età adulta (70-80%), mentre si manifesta raramente prima dei 40 anni. Il numero di persone colpite in un dato periodo per 100.000 abitanti cresce in maniera proporzionale con l'aumentare dell'età. In generale, si può affermare che la prevalenza nella popolazione totale è di un caso su 100.000, ma cresce a circa 200 dopo i 50 anni e sfiora i 1000 casi nella fascia di età compresa tra i 60 e i 70 anni.
E' stato stimato che l'età media d'insorgenza della malattia è di circa 60 anni e questo significa che la maggior parte delle persone a rischio è rappresentata dalla fascia di età compresa tra i 50 e i 70 anni. Occorre ricordare che questi sono dati approssimativi, in quanto è molto difficile fare una ricerca esatta, a causa dei problemi reali che sussistono nel porre una diagnosi corretta, tenendo conto del campione esaminato. Una possibile spiegazione risiede nel fatto che in genere tra l'esordio della sintomatologia e la diagnosi passano più anni, perciò i pazienti che ancora non hanno consultato un neurologo o che non hanno ancora fatto uso di farmaci antiparkinson, non risultano compresi nella stima sopra descritta.
Per quanto riguarda l'incidenza, è stato osservato che il morbo di Parkinson colpisce in maniera uguale maschi e femmine. Tuttavia, nel 1985, uno studio effettuato in Cina ha invece dimostrato che il rapporto tra maschi e femmine colpiti da malattia di Parkinson era di 3,7 a 1, rispettivamente. Una possibile spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che le donne cinesi potrebbero avere un fattore protettivo che invece non è presente negli individui cinesi di sesso maschile.
Un'altra considerazione riguarda il fatto che la malattia di Parkinson è presente in tutti i Paesi e colpisce tutte le razze senza distinzione. E' stata osservata una maggiore predisposizione di tipo genetico per le popolazioni che contengono poca melanina cutanea, come ad esempio la razza bianca. Questa ipotesi ha trovato conferme in seguito ad alcuni studi effettuati in Nigeria in cui è stata segnalata la prevalenza di popolazione nera, 37 casi maschi e 7 femmine contro 128 maschi e 121 femmine della popolazione bianca. Tuttavia, in seguito al conteggio dei casi possibili, in entrambe le razze si manifestava la medesima prevalenza. Inoltre è stato anche dimostrato che la malattia ha una frequenza maggiore nelle zone più industrializzate, dove vengono utilizzati maggiormente metalli pesanti. Infine, è stata anche osservata una correlazione positiva tra malattia di Parkinson e rischio ambientale, dovuto all'esposizione a pesticidi in aree rurali e con l'utilizzo di acqua del pozzo.
La natura progressiva e invalidante del morbo di Parkinson provoca notevoli spese mediche dirette e indirette agli individui colpiti e alle loro famiglie, oltre che all'intera società. Inoltre, è stato stimato che i costi medici per i pazienti malati di Parkinson risultano circa doppi rispetto a quelli degli individui che non manifestano questa patologia; tali costi si presentano soprattutto nella fase avanzata della malattia, quando aumentano l'invalidità e le complicazioni correlate alla terapia.
Osservando l'incidenza di mortalità e le statistiche di sopravvivenza, è stato evidenziato che prima dell'utilizzo della L-dopa in terapia, in seguito a numerosi studi clinici ed epidemiologici, i pazienti colpiti da malattia di Parkinson presentavano una speranza di vita inferiore rispetto alla popolazione generale. Inoltre, il tasso di mortalità degli individui colpiti da tale malattia era 2,9 volte più alto rispetto alla popolazione generale. La metà degli anni settanta ha segnato una svolta positiva riguardo la mortalità per morbo di Parkinson. Infatti, dopo diversi studi basati su una serie di casi ed utilizzando statistiche comparative, è stata dimostrata una significativa riduzione della mortalità, con curve di sopravvivenza paragonabili a quelle della popolazione generale. Questo aumento della sopravvivenza è stato indotto dall'introduzione in terapia della L-dopa.


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