Morbo di Alzheimer - Cure e Trattamenti

A cura della Dr.ssa Sarah Beggiato

Farmaci

Per approfondire: Farmaci per la cura del morbo di Alzheimer


Allo stato attuale delle conoscenze mediche, il trattamento del morbo di Alzheimer non prevede una terapia farmacologica di tipo causale, cioè che vada a colpire la causa della malattia, ma si avvale di terapie farmacologiche di tipo sintomatico, il cui scopo è di rallentare le manifestazioni cliniche della patologia.
I farmaci approvati e presenti oggi sul mercato possono essere distinti in:

  • farmaci per la malattia di Alzheimer;
  • farmaci per i disturbi del comportamento.

Trattamento e Farmaci Morbo di AlzheimerLa terapia per un malato di Alzheimer, però, non prevede solo cure farmacologiche ma, a seconda dei casi, prevede anche ulteriori trattamenti che interessano il campo emotivo, sociale, psicologico e comportamentale dell'individuo. Tutto questo ha la finalità di rallentare la progressione della malattia e di migliorare la qualità di vita del paziente.

Inibitori dell'acetilcolinesterasi

In fase lieve e moderata di morbo di Alzheimer, vengono utilizzati gli inibitori dell'acetilcolinesterasi (l'enzima che degrada l'acetilcolina, il neurotramsettitore responsabile della trasmissione colinergica). Questi farmaci aumentano la trasmissione colinergica (che negli individui colpiti da malattia di Alzheimer risulta ridotta), ritardando la degradazione dell'acetilcolina.
L'acetilcolina è un neurotrasmettitore importante nel processo di formazione e mantenimento della memoria e dell'apprendimento, che vengono compromessi e, alla fine, degenerano man mano che la malattia di Alzheimer progredisce.
Gli inibitori dell'acetilcolinesterasi mantengono la disponibilità di acetilcolina nel cervello e possono compensare, ma non arrestare, la distruzione delle cellule provocata dalla malattia.
Possono migliorare alcuni sintomi :

Purtroppo questa loro capacità diminuisce con la progressione della malattia.

I farmaci anticolinesterasici approvati dall'Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali (FDA) Americana sono :

  • Tacrina (in Italia non è disponibile)
  • Donepezil
  • Rivastigmina
  • Galantamina

Uno dei primi farmaci impiegati per il trattamento del morbo di Alzheimer è stato la tacrina, noto con il nome commerciale Cognex ®, approvato nel 1993 dalla FDA. Nonostante questo farmaco sia in grado di portare ad un miglioramento delle funzioni cognitive, i suoi effetti collaterali, in particolare a carico del fegato, lo rendono un farmaco non di prima scelta.
Di più recente sintesi, invece, vi è il donepezil, meglio conosciuto con il nome commerciale Aricept ®, che grazie alla sua emivita [parametro farmacocinetico che indica il tempo richiesto per ridurre del 50% la quantità di un farmaco nel plasma o nel siero (nel sangue)] di circa 70 ore, permette una sola somministrazione giornaliera. Il donepezil agisce nella fase iniziale della malattia, nel momento in cui è ancora considerata leggera o moderata. A questo stadio i sintomi cognitivi sono ancora lievi e la quotidianità del paziente non è ancora compromessa.
La rivastigmina, meglio conosciuta come Exelon ®, è anch'essa utilizzata per il morbo di Alzheimer, ed è stato osservato che agisce in maniera maggiore per le aree cerebrali quali ippocampo e corteccia.
Uno dei farmaci, che appartiene sempre alla classe degli inibitori dell'acetilcolinesterasi, più recenti, è la galantamina, approvata dalla FDA nel 2001. Questa molecola è conosciuta con il nome commerciale di Reminyl ®, ed è un alcaloide naturale presente nelle piante della famiglia Amaryllidaceae, in particolare nella Galanthus Nivalis. Fin dalla sua scoperta la galantamina è stata utilizzata per la cura della miastenia grave (debolezza muscolare) e di altre malattie neuromuscolari. Per la sua capacità di oltrepassare la barriera ematoencefalica (a livello del sistema nervoso centrale) e di inibire selettivamente l'acetilcolinesterasi, ne è stato suggerito l'impiego nel trattamento del morbo di Alzheimer. E' un farmaco a lunga durata con attività a livello del sistema nervoso centrale, privo di tossicità a livello epatico e con moderati effetti collaterali, di entità simile a quella degli altri inibitori dell'acetilcolinesterasi. Sono stati osservati casi in cui la somministrazione di galantamina ha indotto un aumento delle capacità mnemoniche dei soggetti trattati, portando ad una riduzione del danno di tipo cognitivo.
Il quadro dei farmaci che appartengono agli inibitori dell'acetilcolinesterasi, quindi, prevede l'utilizzo di donepezil, rivastigmina e galantamina, che risultano meglio tollerati dell'utilizzo di tacrina.
Gli inibitori dell'acetilcolinesterasi risultano più efficaci se utilizzati subito dopo la diagnosi del morbo di Alzheimer. Per quanto riguarda la posologia, per ognuno di essi si comincia con una dose bassa per poi adattarla ad ogni singolo paziente in base alla tollerabilità degli effetti collaterali e ai miglioramenti, osservando un periodo che va da uno a sei mesi. Il profilo degli effetti avversi dei diversi inibitori dell'acetilcolinesterasi è simile, e comprende effetti gastrointestinali tra cui nausea, vomito, perdita di peso; effetti neurologici tra cui insonnia, mal di testa, vertigini, sudorazione.
La scelta di uno o l'altro farmaco dipende dal medico e varia da individuo ad individuo.

Memantina

La memantina, meglio conosciuta come Ebixa ® (nome commerciale), è il più recente farmaco approvato dalla FDA per la terapia del morbo di Alzheimer. E' un farmaco particolarmente adatto nelle fasi di malattia da moderatamente severe a severe.
La memantina agisce compensando gli effetti tossici derivanti dall'eccessiva eccitazione delle cellule nervose indotta dal glutammato, un neurotrasmettitore fondamentale per i processi di apprendimento e memoria. Una quantità eccessiva di glutammato, però, porta a tossicità neuronale con conseguente morte neuronale dovuta all'eccesso di calcio che si accumula all'interno del neurone. La memantina, agendo a livello del recettore NMDA, uno dei recettori per il glutammato, agisce come antagonista non competitivo, proteggendo in tal modo le cellule nervose impedendo l'eccessiva liberazione di glutammato.
La memantina ha dimostrato di essere efficace quando utilizzata sia in monoterapia che come terapia aggiuntiva agli inibitori dell'acetilcolinesterasi. La più comune strategia terapeutica prevede l'impiego iniziale degli inibitori dell'acetilcolinesterasi; in un secondo periodo, quando il paziente comincia a mostrare ulteriori segni di declino cognitivo, si associa anche una terapia a base di memantina.


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