Mononucleosi

Generalità

La mononucleosi è una malattia infettiva che colpisce l'organismo in seguito alla trasmissione di un virus. Questo agente virale si trasmette, nella maggior parte dei casi, tramite la saliva; per questo motivo, l'infezione è nota anche come la “malattia del bacio”.
MononucleosiIl responsabile della mononucleosi è, infatti, il virus di Epstein-Barr (EBV), appartenente alla famiglia degli herpes virus.
I sintomi prevalenti della malattia sono: astenia (senso di spossatezza), febbre elevata, ingrossamento dei linfonodi (in special modo, quelli del collo) e faringite che, nel giro di una settimana, diviene molto intensa. Dopo la presentazione clinica della mononucleosi, si guarisce, nella maggior parte dei casi, senza troppe complicazioni: negli adolescenti e negli adulti le manifestazioni tendono a scomparire nell'arco di alcune settimane. L'unico disturbo che tende a persistere, anche per diversi mesi, è una sensazione di stanchezza generalizzata, mentre la complicanza più temibile è la rottura della milza ingrossata.

Cos'è

La mononucleosi è una malattia di origine virale, acuta e contagiosa, nota anche per la frequenza con cui si osserva negli adolescenti. L'infezione, infatti, si trasmette abitualmente attraverso la saliva; per questo motivo, la mononucleosi è conosciuta anche come “kissing disease” o “malattia del bacio”. Meno spesso, la malattia viene contratta in seguito alla condivisione di oggetti (dalle posate ai bicchieri) entrati in contatto con un soggetto infetto.

Cause

La mononucleosi è una malattia causata dal virus di Epstein-Barr (EBV). Questo agente virale appartiene alla famiglia degli herpes virus, ovvero la stessa di cui fanno parte i patogeni responsabili di varicella, herpes labiale o genitale e fuoco di Sant'Antonio.
Allo stesso modo dei suoi “parenti”, una volta contratta l'infezione, il virus EBV rimane per sempre latente nel corpo umano e può ricomparire periodicamente.


Perché si chiama “mononucleosi”?

Il nome deriva dalla reazione del corpo all'infezione: la presenza del virus di Epstein-Barr nell'organismo stimola la produzione dei globuli bianchi e, nella fattispecie, delle cellule mononucleate (con un solo nucleo) o monociti nel sangue, solitamente presenti in numero ridotto.

Contagio

La mononucleosi è una malattia a contagiosità modesta, che interessa soprattutto soggetti di età compresa fra i 15 ed i 35 anni.

Chi è più a rischio?

La mononucleosi colpisce di preferenza gli adolescenti e i bambini, ma gli adulti non ne sono per nulla esenti.

L'infezione si contrae più facilmente quando il nostro sistema immunitario è indebolito (per esempio, dopo una malattia particolarmente debilitante o durante un periodo di intenso stress).

Quanto è diffusa?

Diffusa in tutto il mondo, la mononucleosi interessa entro l'adolescenza il 50% degli individui che vivono nei Paesi industrializzati, mentre compare più precocemente in quelli in via di sviluppo. Considerato il tasso di contagiosità, la mononucleosi può causare piccole epidemie soltanto in particolari condizioni (stretto contatto con soggetti affetti, sovraffollamento e cattive condizioni igieniche).
Secondo recenti stime, nel corso della propria vita circa il 90% della popolazione mondiale adulta, senza particolare predilezione di sesso, entra in contatto in contatto con il virus di Epstein-Barr. La maggior parte di queste persone ha sviluppato anticorpi specifici, senza aver mai accusato alcun segno di infezione.

Come si contrae l'infezione?

Il contagio può essere diretto e avvenire tramite saliva (via oro-faringea) e le urine, i rapporti sessuali non protetti o le trasfusioni di sangue ed emoderivati. Tuttavia, l'infezione può essere contratta anche con modalità indirette tramite, per esempio, l'utilizzo comune di oggetti contaminati, quali posate, bicchieri, piatti e giocattoli, nonché con le goccioline diffuse tossendo.
La contagiosità può permanere per molto tempo, poiché l'eliminazione faringea del virus persiste fino a un anno dopo l'infezione. Bisogna considerare, inoltre, che, durante i periodi di riattivazione del virus, gli stessi portatori sani possono diventare fonte di contagio. In ogni caso, se si è già stati infettati una volta, ogni successivo contatto con una persona affetta da mononucleosi sarà privo di conseguenze.

Sintomi

Per approfondire: Sintomi mononucleosi


I principali sintomi della mononucleosi sono simili a quelli di un comune malanno invernale, come, per esempio, l'influenza e comprendono: senso di spossatezza, mal di gola, febbre e ingrossamento dei linfonodi.
Le manifestazioni della malattia sono dovute sia all'aumentata produzione delle cellule mononucleate (linfociti e monociti) - solitamente presenti in numero ridotto - sia alle sostanze che essi producono per indurre il corpo a reagire all'infezione.


Mononucleosi

Periodo di incubazione

Il periodo di incubazione dell'infezione è piuttosto lungo e variabile dai 30 ai 50 giorni in adulti e adolescenti. Generalmente, questo tempo che precede la presentazione dei sintomi è inferiore nei bambini, pari a circa 10-15 giorni (che sviluppano la mononucleosi in forma pressoché priva di sintomi).

Decorso

L'esordio clinico è spesso preceduto da una fase che preannuncia l'infezione, detta prodromica, in cui la sintomatologia è di carattere generale e non particolarmente preoccupante; durante questo periodo si manifestano: malessere, modesta cefalea, febbricola (37° C), inappetenza, dolori muscolari diffusi, sudorazione ecc.
Se il virus prende il sopravvento sul sistema immunitario, la mononucleosi vera e propria esordisce con un quadro clinico più specifico, i cui elementi principali sono rappresentati da:

  • Astenia (debolezza o senso di spossatezza);
  • Mal di gola con presenza di placche bianco-giallastre sulle tonsille, che spesso raggiungono notevoli dimensioni, impedendo la normale deglutizione (nei casi più seri, possono verificarsi disidratazione e difficoltà respiratorie, a causa della parziale ostruzione delle alte vie aeree);
  • Linfoadenomegalia (cioè i linfonodi sul collo, sotto le ascelle e nel basso ventre si ingrossano e risultano dolenti);
  • Attacchi di febbre elevata (fino a 39- 40° C), con ingente sudorazione durante la notte.

Dopo alcuni giorni si assiste alla comparsa di un rilevante numero di cellule linfocitarie atipiche nel sangue.
Altri sintomi caratteristici della mononucleosi comprendono: splenomegalia (aumento delle dimensioni della milza che, sebbene asintomatico, può condurre alla rottura dell'organo in seguito a un trauma o a uno sforzo) ed esantema morbilliforme (simile a quello del morbillo).
In qualche caso, la malattia può indurre una sofferenza epatica, evidenziabile attraverso esami sierologici, per l'aumento delle transaminasi. Raramente, compare un lieve ittero.


Nota. Se il contagio avviene durante l'infanzia, la mononucleosi è solitamente caratterizzata da sintomi lievi, non specifici o da nessun sintomo.

Dopo quanto si guarisce?

Dopo il contagio, la malattia si manifesta in un periodo compreso tra le 3 e le 6 settimane successive, dopo le quali la maggior parte dei soggetti riesce a riprendere le normali attività quotidiane. Tuttavia, la stanchezza può persistere per settimane e, talvolta, per mesi.
Dopo la guarigione, l'infezione rimane allo stato latente e può ripresentarsi periodicamente.


Mononucleosi: Sintomi principali


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Complicanze

  • La mononucleosi può causare delle complicanze, fortunatamente piuttosto rare, ematologiche (anemia emolitica e piastrinopenia) e a carico del sistema nervoso centrale e periferico (convulsioni, alterazioni comportamentali, encefaliti e meningiti). Possibile è anche il coinvolgimento di cuore e polmoni.
  • In alcuni casi, la malattia si manifesta in maniera subdola, con poca febbre e un senso di malessere generale e stanchezza, che può perdurare anche per diversi mesi. Dopo l'iniziale contagio, il virus di Epstein-Barr rimane infatti silente, in attesa che le difese immunitarie si abbassino. La sua successiva riattivazione pare sia implicata nella sindrome da stanchezza cronica.
  • Altri studi clinici hanno ipotizzato, invece, un legame tra un deficit immunitario, l'infezione da EBV e l'insorgere di altre infezioni croniche - con modalità simili a quanto avviene nel caso dell'AIDS.
  • L'infezione persistente da virus di Epstein-Barr è stata recentemente messa in relazione anche con l'insorgenza del linfoma di Burkitt, il cancro nasofaringeo e di altre malattie neoplastiche. È stato evidenziato, infatti, che alcuni virus alterano il DNA della cellula ospite in modo da renderla soggetta allo sviluppo dei tumori, tuttavia - poiché questo virus è molto diffuso - non è detto che le due patologie siano il risultato di un'accertata causa-effetto.

Diagnosi

A livello clinico, l'infezione acuta da mononucleosi è sospettata in presenza del contemporaneo manifestarsi di malessere generalizzato, febbre, ingrossamento dei linfonodi, faringite con tonsille ricoperte da una patina biancastra e aumento delle dimensioni della milza. Questa sintomatologia si presenta, tuttavia, anche nel corso di altre malattie infettive, come l'epatite virale, la malattia da citomegalovirus, la toxoplasmosi e la rosolia.
Pertanto, una diagnosi certa si raggiunge soltanto mediante la constatazione della presenza di linfociti caratteristici nel sangue (linfocitosi) associata a test anticorpali e riscontri sierologici (presenza di anticorpi eterofili circolanti e/o anticorpi diretti contro proteine specifiche di EBV).
Per confermare il sospetto di malattia che deriva dall'aumento dei globuli bianchi, sono quindi indicati esami ematologici e immunologici specifici, tra cui:

  • Esame emocromocitometrico: in presenza di mononucleosi, alla conta dei globuli bianchi se ne riscontra l'aumento, mentre all'analisi microscopica dello striscio ematico risulta la presenza di caratteristiche cellule mononucleate (da qui il nome della malattia).
  • Monotest: test semplice e rapido, utilizzato per il supporto alla diagnosi di infezioni da EBV, ma poco specifico.
  • Ricerca degli Anticorpi anti-EBV VCA: valuta la presenza nel siero di anticorpi specifici (Viral Capsid Antigen) per l'EBV - sia di classe IgG che di classe IgM - che compaiono a seguito dell'infezione (in particolare le IgM indicano uno stato di attività del virus); quando le IgM calano e restano solo le IgG significa che l'infezione è totalmente superata.
  • Ricerca degli Anticorpi anti-EBV EA: individua gli anticorpi specifici del virus (Early Antigen), riscontrabili nel sangue anche a distanza di mesi (le IgG si possono ritrovare anche a distanza di anni nel sangue, a indicare che la mononucleosi è stata contratta in precedenza).

Trattamento

Nella maggior parte dei casi, la mononucleosi si risolve positivamente, senza complicazioni, entro due o tre settimane dall'esordio dei sintomi.
Raramente, i pazienti presentano ricadute croniche negli anni che seguono, anche se alcuni pazienti tendono comunque ad accusare stanchezza e difficoltà di concentrazione per diversi mesi.
Dopo la guarigione, l'EBV rimane, infatti, latente nel tessuto linfoghiandolare e può riattivarsi dando luogo alla cosiddetta “sindrome da fatica cronica”, uno stato di debilitazione generale che può perdurare diversi mesi, sottraendo al soggetto energie fisiche e mentali (si noti l'analogia con l'herpes simplex e zoster, responsabili, rispettivamente, dell'herpes labiale/genitale e della varicella/fuoco di Sant'Antonio).
Il paziente colpito da mononucleosi dovrebbe riposare a letto ed evitare sforzi fisici per almeno 6-8 settimane, specie se si è sviluppato un ingrossamento della milza. La rottura di quest'organo per traumi addominali è, infatti, una complicanza rara, ma temibilissima (si tratta di un'emergenza medica e, come tale, va prontamente gestita in ambiente ospedaliero). Le categorie a maggior rischio sono i bambini e gli sportivi, che dovrebbero astenersi dagli sforzi anche per qualche settimana dopo la remissione clinica. Pertanto, se durante l'attività, dopo energica palpazione o in seguito a un incidente, dovessero insorgere dolori diffusi alla parte superiore sinistra dell'addome, è bene richiedere l'intervento immediato dei soccorsi sanitari.

Farmaci

Per approfondire: Farmaci per la cura della Mononucleosi


Non esistono farmaci specifici per la mononucleosi, ma solo terapie sintomatiche. Il trattamento si basa, quindi, sulla somministrazione di analgesici (come l'ibuprofene) e antipiretici, come il paracetamolo (va escluso, invece, l'acido acetilsalicilico, che nei bambini e negli adolescenti può causare una grave complicanza, chiamata sindrome di Reye).
Soltanto nei casi più gravi è previsto il ricorso ai farmaci corticosteroidei, ma solo per pochi giorni e sotto stretto controllo medico, per gestire rare complicazioni come l'edema delle vie aeree. Nel caso fallissero anche questi medicinali, la cura della mononucleosi si può avvalere delle IgG (immunoglubuline).
L'importante è non utilizzare mai gli antibiotici, poiché in caso di malattia virale non servono a nulla e possono causare ulteriori danni al sistema immunitario. Dopo che i sintomi più evidenti sono cessati, di solito, la persona smette di essere infettiva.

Prevenzione

Come avviene per tutte le malattie infettive e contagiose, anche per la mononucleosi la prevenzione è fondamentale per evitare il contagio. In particolare, occorre limitare il contatto diretto e indiretto con persone la cui patologia sia conclamata; ciò è importante non solo durante il periodo della malattia, ma anche nei giorni successivi al termine delle manifestazioni cliniche e sintomatiche.
Per prevenire il riattivarsi del virus, poi, è importante mantenere l'efficienza del sistema immunitario con uno stile di vita attivo, privo di eccessivi stress e basato su una sana alimentazione.


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Ultima modifica dell'articolo: 01/09/2017