Splenomegalia - Milza Ingrossata

Il termine medico splenomegalia indica una milza ingrossata oltre i limiti delle sue normali dimensioni. Spesso ma non sempre, la splenomegalia si associa ad ipersplenismo: la milza diviene iperproduttiva nuocendo all'organismo e scatenando i sintomi e le complicanze tipiche di questa condizione.

La milza e le sue funzioni

Situata nella parte alta e sinistra dell'addome appena sotto il diaframma, pur non essendo indispensabile alla vita, la milza esplica molteplici ed importantissime funzioni; Splenomegalianello specifico, produce anticorpi e globuli bianchi, favorisce la maturazione dei globuli rossi e ripulisce il sangue da quelli invecchiati, controlla la presenza di agenti patogeni, come batteri e particelle estranee, e rappresenta una riserva di ferro e cellule ematiche, in particolare di globuli bianchi e piastrine, a cui l'organismo può attingere in caso di necessità.

Normalmente, la milza è delle dimensioni di un pugno, ma una lunga serie di condizioni - da infezioni a malattie del fegato ad alcuni tipi di cancro - può causare splenomegalia.

Quando nell'adulto la milza diviene palpabile ha normalmente raggiunto dimensioni almeno doppie rispetto a quelle normali. Il polo inferiore della milza è comunque palpabile anche in una buona percentuale di neonati e bambini sani.

I sintomi della Splenomegalia e le sue Complicanze

La splenomegalia è un segno clinico, non è una diagnosi. Non si tratta quindi di una patologia a se stante, ma dell'espressione di altre patologie o disturbi.

Molto spesso una milza ingrossata non produce alcun sintomo. Per questa ragione può essere scoperta in maniera del tutto casuale, durante un esame fisico di routine attraverso la palpazione, o nel corso di un'ecografia addominale eseguita per altre ragioni. Altre volte, soprattutto quando la splenomegalia è importante, o la milza si ingrossa rapidamente, il paziente può lamentare sintomi come:

  • dolore o sensazione di pienezza nella regione superiore sinistra dell'addome, specie quando lo stomaco, l'intestino o la vescica sono pieni
  • anemia, affaticamento
  • infezioni ricorrenti
  • comparsa di lievi emorragie, in seguito a traumi anche minimi, che possono essere segnalate dalla comparsa di porpora e petecchie
  • rapida insorgenza del senso di sazietà durante un pasto, per l'effetto compressivo sullo stomaco della milza ingrossata.

Un ingrossamento della milza influisce su ciascuna delle funzioni dell'organo elencate nel capitolo precedente. Per esempio, in presenza di splenomegalia la milza inizia a filtrare e a sequestrare ingenti quantità di globuli rossi, riducendo il numero di eritrociti nel sangue; la stessa cosa vale per le piastrine. La riduzione delle cellule ematiche viene identificata dal termine medico pancitopenia.

L'eccesso di globuli rossi e piastrine sequestrati può ostruire la milza, interferendo con il suo normale funzionamento. Inoltre, l'organo può crescere al punto da rendere insufficiente l'apporto ematico dei vasi che lo irrorano, con sofferenza ischemica di porzioni più o meno estese della milza.

Per quanto detto, tra le più comuni complicanze della splenomegalia ricordiamo i processi infettivi, derivanti dalla riduzione del numero di cellule ematiche, in particolare dei globuli bianchi, i processi anemici e la tendenza al sanguinamento per il sequestro di globuli rossi e piastrine; maggiore è anche il rischio di rottura della milza, dal momento che aumentando di dimensioni l'organo risulta più suscettibile a rotture traumatiche in seguito ad incidenti.

Cause di splenomegalia

Per le sue numerose funzioni, la milza viene coinvolta in una lunghissima serie di patologie appartenenti a tutti i tipi di malattia che colpiscono l'uomo (patologie infettive, metaboliche, circolatorie, endocrine e neoplastiche, e malattie puramente meccaniche).

Una milza ingrossata è un reperto comune nel corso di svariate infezioni e patologie, acute o croniche. La splenomegalia, quindi, può essere del tutto reversibile nel caso in cui venga risolta la malattia di base che l'ha generata.

Tra i fattori che contribuiscono all'insorgenza della splenomegalia ricordiamo:

  • infezioni virali come la mononucleosi (principale causa di milza ingrossata nei giovani dei paesi industrializzati), batteriche come sifilide ed endocarditi, o parassitarie come la malaria e la leishmaniosi (più comuni nei Paesi in via di sviluppo). Durante i processi infettivi la milza si ingrossa per ipertrofia delle strutture reticolo-endoteliali e linfatiche coinvolte nei processi immunitari
  • ipertensione portale, causata da malattie epatiche, come la cirrosi, o da trombosi della vena splancnica o della vena porta. In questo caso si parla di splenomegalia congestizia, poiché l'incremento volumetrico della milza è causato dall'aumento del sangue in essa contenuto
  • vari tipi di anemia emolitica (una condizione caratterizzata dalla distruzione prematura di globuli rossi), come la talassemia. In questo caso l'ingrossamento della milza consegue al sovraccarico di lavoro emocateretico, tramite il quale la milza rimuove i globuli rossi anomali
  • neoplasie del sangue, come leucemia, e linfomi come la malattia di Hodgkin. Le dimensioni della milza aumentano per la presenza, accanto al tessuto splenico sano, di un tessuto patologico neoplastico
  • alcuni disordini metabolici, come la sarcoidosi, l'amilioidosi, la tesaurismosi, la malattia di Gaucher e quella di Niemann-Pick. Le dimensioni della milza aumentano per la presenza, accanto al tessuto splenico sano, di un tessuto di altra natura non neoplastico

Sul sito wikipedia.com è riportata un interessante e più approfondita classificazione delle possibili cause di splenomegalia (in inglese), accessibile cliccando su questo link.

Diagnosi

La diagnosi di splenomegalia è piuttosto semplice; come abbiamo visto, il medico, grazie all'esame obiettivo, può diagnosticare facilmente la malattia sia attraverso la palpazione della milza che con l'uso dello stetoscopio. Anche le tecniche di imaging, come la radiografia e l'ecografia, possono rivelarsi adatte per diagnosticare una milza ingrossata, valutando l'entità della splenomegalia anche quando non risulta palpabile.

In base al reperto ecografico, la diagnosi di splenomegalia può essere posta in presenza di una milza oltre gli 11 cm di diametro longitudinale, i 7 cm di diametro trasversale ed i 4 cm di spessore: quando il diametro longitudinale presenta dimensioni comprese tra 11 e 20 cm, la splenomegalia può essere definita lieve o moderata, divenendo severa quando supera i 20 cm.

Le analisi del sangue, dal canto loro, possono valutare i livelli di piastrine, globuli bianchi ed eritrociti, che come abbiamo visto tendono a scendere in caso di splenomegalia. Anche lo studio della morfologia dei globuli bianchi e dei globuli rossi è importante per ricercare la presenza di malattie del sangue coinvolte nell'insorgenza di splenomegalia.

Naturalmente, dopo aver diagnosticato una milza ingrossata è necessario risalire alle cause che l'hanno provocata, attraverso approfondimenti diagnostici come test per la funzionalità epatica, esami anticorpali e biopsia del midollo osseo.

Trattamento

Vedi anche: Farmaci per la cura della splenomegalia


Il trattamento della splenomegalia è subordinato a quello della malattia di base. Come abbiamo visto, la condizione può essere assolutamente reversibile nel caso in cui venga risolta la patologia responsabile. Altre volte, a causa delle elevate dimensioni e delle complicanze associate, o per l'impossibilità di cura, il chirurgo opta per l'asportazione della milza (intervento di splenectomia). Oggi, la scelta di praticare questo intervento viene effettuata con meno leggerezza rispetto al passato: sebbene la milza non sia un organo vitale, in caso di sua asportazione si eleva il rischio di contrarre infezioni, anche serie. Per questo, in preparazione all'intervento di splenectomia i pazienti devono essere vaccinati contro Haemophilus influenzae, Streptococcus pneumoniae e meningococco; devono inoltre ricevere vaccinazioni anti-influenzali annuali. La profilassi antibiotica a lungo termine può essere indicata in alcuni casi selezionati.

Un'alternativa alla splenectomia è la riduzione della milza attraverso la somministrazione di radiazioni ad alta energia. Questo genere di trattamento viene ad esempio praticato in caso di leucemia linfocitica cronica associata a splenomegalia, con lo scopo di uccidere le cellule cancerose attraverso le radiazioni ionizzanti. Gli effetti collaterali di questo intervento terapeutico di seconda scelta sono principalmente rappresentati dalla diminuzione, anche marcata, del numero di cellule circolanti.