Effetti del consumo di marijuana tra le donne in gravidanza

A cura della Dr.ssa Sarah Beggiato


Tra i diversi problemi socio-sanitari, quello più allarmante è rappresentato dall'uso di droghe, a causa dei pesanti effetti negativi sulla salute. In particolare, un aspetto legato all'uso voluttuario di marijuana, riguarda il suo consumo tra le donne in stato di gravidanza. Cannabis marijuana in gravidanzaQuesto aspetto assume particolare importanza sia dal punto di vista etico che medico, poiché nel periodo di gestazione l'abuso di droghe espone l'embrione e/o il feto all'azione di questi composti. Gli effetti del consumo di marijuana in gravidanza possono quindi avere conseguenze negative sulla salute del nascituro. Infatti, il principale principio attivo del fumo di marijuana - il Δ9-THC (Δ9-tetra-idrocannabinolo) - date le sue caratteristiche lipofile, sarebbe in grado di attraversare sia la barriera placentare che quella emato-encefalica del feto.

Purtroppo i numerosi studi che avevano lo scopo di valutare il rapporto tra l'esposizione al fumo di marijuana durante la gravidanza (prenatale) e/o durante il periodo dell'allattamento (perinatale), hanno dato spesso dei risultati discordanti. Il motivo di queste discrepanze risiede nel fatto che non è sempre possibile relazionare gli effetti dovuti al consumo di marijuana durante il periodo di gestazione, dato che spesso i risultati sono influenzati anche da altri fattori, come il fumo di sigaretta o la contemporanea assunzione di altre sostanze, ad esempio bevande alcoliche. E' importante ricordare, inoltre, che altri fattori in grado di influenzare gli effetti della marijuana in gravidanza sono dati dal tipo di preparato consumato, dal modo di somministrazione e da altre variabili che possono interferire. Ad esempio, analizzando i dati riproduttivi, alcuni studi presenti in letteratura hanno dimostrato che il periodo di gestazione era più breve nelle donne che avevano consumato marijuana e che il neonato pesava di meno rispetto alla norma. Altri studi, invece, non hanno confermato queste evidenze. Numerosi studi, però, hanno prodotto risultati concordanti che riguardano l'influenza dei cannabinoidi durante lo sviluppo morfologico e funzionale del sistema nervoso centrale, e sulle capacità cognitive e comportamentali del nascituro. Sono stati condotti due studi prospettici in parallelo, analizzando differenti campioni per verificare gli effetti dell'esposizione alla marijuana in utero sugli aspetti neuro-comportamentali e cognitivi nell'età scolare dei bambini. Dal 1978, in uno studio prospettico, sono state esaminate le conseguenze dell'uso di cannabis durante il periodo di gravidanza, considerando un campione di donne bianche che facevano parte di una classe sociale media, sui nati fino all'età di 18-22 anni. Nel secondo studio prospettico, invece, sono state prese in considerazione le conseguenze dell'uso di cannabis, considerando gestanti che appartenevano ad un contesto sociale ed economico basso, sui nati sino ai dieci anni di età. Dal confronto dei due studi è emerso che nei bambini di entrambi i gruppi vi erano differenze non permanenti negli indici globali dell'intelligenza. Tuttavia, vi erano anche delle conseguenze permanenti, infatti in entrambi i gruppi il consumo di marijuana nel periodo prenatale induceva delle alterazioni funzionali del sistema nervoso centrale nella prole (che si manifestavano nel periodo neonatale) come tremori e disturbi del sonno. All'età di 6 anni in questi bambini si manifestava una maggior iperattività, impulsività ed un comportamento ribelle. A 10 anni i bambini erano più iperattivi, impulsivi, incapaci di mantenere l'attenzione. A tali alterazioni comportamentali erano associate anche importanti alterazioni della funzione cognitiva ed esecutiva (che comprende la capacità mentale di risolvere problemi, focalizzare l'attenzione su determinati obiettivi, riflettere e memorizzare). E' importante sottolineare che le funzioni esecutive non sono ancora pienamente formate quando il bambino si avvicina all'età scolare, e tante continuano a svilupparsi fino alla pubertà. Per questo motivo, non risultano evidenti le differenze tra i bambini nati da madri che hanno consumato marijuana in età gestazionale ed i bambini nati da madri non fumatrici. Tuttavia questo resta valido fino ai tre anni di età del bambino. Studi clinici hanno indicato che le funzioni esecutive sono controllate dalla corteccia prefrontale del cervello, tant'è che molti test cognitivi vedono coinvolta l'attività di questa zona cerebrale. E' possibile ipotizzare una relazione tra la funzione esecutiva e le conseguenze della marijuana utilizzata in gravidanza, dato che la funzione esecutiva è un processo multistep, in cui le varie funzioni maturano in diversi tempi. Perciò alcuni aspetti che non risultano subito apparenti nel bambino, compaiono durante l'età scolare e continuano a svilupparsi fino alla pubertà. In seguito ad alcuni test condotti, è stato dimostrato che bambini di 9 e 12 anni mostravano deficit cognitivi che facevano parte proprio della funzione esecutiva. Altri test hanno confermato che il fumo di marijuana ha un'influenza negativa sulle capacità di pianificazione ed analisi in seguito a diversi stimoli visivi e percettivi.

Poiché la Cannabis rappresenta una delle sostanze illecite maggiormente utilizzate dalle donne in stato di gravidanza, si è allargato l'interesse per ottenere una maggior conoscenza sulle possibili conseguenze, transitorie e permanenti, indotte dal consumo materno di marijuna sulla prole, durante il periodo dello sviluppo non soltanto fisico ma anche psichico. Per questo motivo, gli studi sono stati condotti su modelli animali, valutando gli effetti dell'esposizione durante la gestazione a dosi basse-moderate (situazione che si verifica con molta frequenza nell'uomo). Questi studi hanno analizzato i parametri neurochimici e neurocomportamentali. E' importante sottolineare che per quanto sia difficile comparare dei dati provenienti dagli animali e confrontarli poi con i dati relativi all'uomo, il modello animale permette il controllo di alcune variabili importanti che nell'uomo spesso non sono possibili, come ad esempio il contemporaneo consumo di tabacco e marijuana o alcol o altro ancora. Non solo, in genere per quanto riguarda l'uomo, spesso vengono a mancare informazioni importanti che riguardano la frequenza ed il tempo di utilizzo della marijuana. E' chiaro, quindi, che difficilmente si potrà condurre uno studio accurato ed affidabile basandosi semplicemente sui test che spesso vengono compilati dalle donne in stato interessante, e che spiegano perché i dati relativi all'uomo siano a volte in contrasto. Gli studi sul modello animale, invece, hanno permesso di facilitare la comprensione dei meccanismi alla base dei potenziali effetti deleteri indotti, nella prole, in seguito all'uso di marijuana nelle donne in stato di gravidanza.

Effetti neurochimici associati al consumo di marijuana in gravidanza

Il modello animale prevedeva l'esposizione delle ratte gravide al principale componente psicoattivo del fumo di marijuana, il Δ9-THC, a dosi che corrispondevano nell'uomo ad un uso basso-moderato. Il periodo di trattamento consisteva nella gestazione e/o allattamento. Questi studi hanno dimostrato che i ratti nati da tali ratte mostravano danni a livello del loro sistema nervoso centrale, caratterizzati da variazioni a livello dei sistemi di comunicazione intercellulare e della morfologia delle cellule neuronali. I cambiamenti morfologici che si verificano nei neuroni degli animali esposti ai cannabinoidi sono anche associati ad una riduzione dei livelli di glutammato, un neurotrasmettitore importante per la corretta esecuzione delle funzioni cognitive.
Brevemente, il glutammato, che può essere sintetizzato dal glucosio e da altri precursori che usano gli enzimi pre-esistenti nelle cellule, appartiene al gruppo dei venti amminoacidi implicati nella costruzione delle proteine; di conseguenza esso si ritrova in abbondanza in tutte le cellule del corpo, neuroni inclusi. È implicato nella trasmissione sinaptica veloce e la sua azione è quella di provocare un potenziamento postsinaptico eccitatorio.
E' noto che una corretta trasmissione glutammatergica è necessaria nel cervello per lo sviluppo e per il mantenimento della cosiddetta plasticità neuronale. Infatti l'eccitazione sinaptica del sistema nervoso centrale è sostanzialmente dovuta all'interazione del glutammato con i propri recettori. E' anche ben assodato che molte funzioni del cervello, come ad esempio il controllo della funzione motoria, della memoria e dell'apprendimento, avvengono grazie alla liberazione di glutammato. E' inoltre oggetto di studio l'alterazione della neurotrasmissione glutammatergica nelle diverse malattie neurodegenerative acute e croniche.
Quindi, tornando ai cannabinoidi, l'esposizione gestazionale a marijuana, provoca un'alterazione della trasmissione glutammatergica in aree cerebrali importanti per apprendimento e memoria, quali corteccia e ippocampo, come dimostrano gli studi condotti nella prole di ratti.
Non solo, in seguito a test comportamentali è stato anche dimostrato che gli animali esposti ai cannabinoidi nel periodo di sviluppo del sistema nervoso centrale, mostravano disturbi cognitivi, legati alla difficoltà di apprendere e memorizzare nuove informazioni. Un dato molto importante ha rivelato che queste alterazioni erano evidenti sia in animali giovani che in animali adulti, questo a significare che l'esposizione ai cannabinoidi nel periodo gestazionale provoca alterazioni sia a breve che a lungo termine, perciò permanenti nel cervello.
I risultati ottenuti possono essere importanti dal punto di vista clinico, perché potrebbero fornire, in parte, una spiegazione alla base delle alterazioni comportamentali e dei deficit cognitivi a livello della funzione esecutiva, osservati nei bambini nati da madri che hanno utilizzato marijuana durante la gravidanza.


Bibliografia:

Short- and long-term consequences of prenatal exposure to the cannabinoid agonist WIN55,212-2 on rat glutamate transmission and cognitive functions.
Ferraro L, Tomasini MC, Beggiato S, Gaetani S, Cassano T, Cuomo V, Amoroso S, Tanganelli S, Antonelli T.
J Neural Transm. 2009 Aug;116(8):1017-27.


Ultima modifica dell'articolo: 26/04/2016