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      Ultima modifica: 06/02/2012

Malattia infiammatoria pelvica (PID)

La malattia infiammatoria pelvica è un processo flogistico, acuto o cronico, che interessa gli organi riproduttivi femminili e le strutture adiacenti. Le sedi più comunemente colpite sono le tube di Fallopio ed in misura minore l'utero, le ovaie ed il peritoneo pelvico.

La malattia infiammatoria pelvica è perlopiù causata da agenti infettivi sessualmente trasmessi (Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae, Mycoplasma hominis...) o da altri microrganismi presenti nell'area genitale femminile. L'infezione, quindi, si trasmette prevalentemente per via ascendente, mentre in meno dell'1% dei casi è dovuta ad un focolaio extragenitale (spesso appendicolare) che raggiunge l'apparato riproduttivo per via ematica, linfatica o per contiguità.

Sintomi della malattia infiammatoria pelvica

La manifestazione più evidente della malattia infiammatoria pelvica è il dolore, anche di forte intensità, localizzato al basso ventre e alla pelvi. Gli episodi acuti si associano spesso ad altri sintomi caratteristici, come dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), leucoxantorrea (perdite vaginali di cattivo odore), spotting (sanguinamenti intermestruali), ipermenorrea (flusso mestruale particolarmente abbondante), lombalgia (dolore alla bassa schiena), febbricola o febbre lieve, debolezza, diarrea, vomito e sintomi urinari.

La presentazione clinica della malattia infiammatoria pelvica è comunque assai variabile. In alcuni casi, ad esempio - specie quando è sostenuta dall'infezione di Chlamydia trachomatis - la flogosi decorre in modo quasi asintomatico. Quello che apparentemente potrebbe sembrare un bene, è in realtà un problema epidemiologico di primaria importanza, sia perché favorisce la trasmissione della malattia sia perché può danneggiare gravemente gli organi riproduttivi della donna. Pertanto, quando i sintomi sopraelencati compaiono anche in maniera piuttosto sfumata, è importante interrompere l'attività sessuale e sottoporli al più presto all'attenzione medica. Un intervento precoce può infatti scongiurare il rischio che una comune patologia sessualmente trasmissibile, curabile con una brevissima terapia antibiotica orale, evolva in malattia infiammatoria pelvica e nelle sue temibili conseguenze.

Cause e fattori di rischio

I principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia infiammatoria pelvica sono rappresentati da: partners sessuali multipli, inizio precoce dell'attività sessuale (difese biologiche non ancora completamente formate), mancato utilizzo di metodi contraccettivi di barriera (preservativo), turismo sessuale, rapporti a pagamento e prostituzione, IUD (recente inserimento di dispositivi intrauterini), tossicodipendenza, storia di malattia infiammatoria pelvica o di qualsiasi patologia venerea, scarsa o eccessiva igiene personale (le lavande vaginali, ad esempio, sconvolgono il normale equilibrio della flora batterica vaginale e possono mascherare i sintomi che normalmente spingono ad un consulto medico). La fascia di età più colpita è quella fra i 20 ed i 25 anni. Nel complesso, la malattia infiammatoria pelvica interessa l'1-2% della popolazione femminile sessualmente attiva.

L'utilizzo della pillola anticoncezionale non limita in alcun modo le possibilità di contrarre patologie sessualmente trasmissibili, ma può diminuire il rischio di malattia infiammatoria pelvica aumentando la densità del muco cervicale; questo liquido vischioso, infatti, rappresenta un ostacolo naturale alla risalita dei batteri nel tratto genitale superiore. Al contrario, l'interruzione volontaria della gravidanza, il parto od una biopsia endometriale favoriscono la penetrazione dei batteri negli organi riproduttivi.

I più comuni agenti infettivi coinvolti nella malattia infiammatoria pelvica sono la Chlamydia trachomatis e la Neisseria gonorrhoeae, anche se molto spesso l'esame colturale evidenzia un'infezione polimicrobica. Negli individui extracomunitari va considerata anche l'eziologia tubercolare.

Complicanze della malattia infiammatoria pelvica

Quando la malattia infiammatoria pelvica, favorita dall'incuranza del paziente o dall'andamento subclinico, si protrae per lungo tempo, tende a cronicizzare. In tal caso, le ripercussioni sulla salute della donna sono piuttosto gravi ed aumenta la possibilità di complicanze come infertilità, sterilità , gravidanza extrauterina, episodi ricorrenti di algia pelvica, dolore durante i rapporti sessuali ed infezioni genitali ricorrenti.

 

Chlamydia infertilità

 

Come riportato in figura, in assenza di un adeguato trattamento, la malattia infiammatoria pelvica conduce alla formazione di tessuto cicatriziale, aderenze ed ascessi all'interno delle tube di Fallopio. Per questo motivo, la PID rappresenta la principale causa di gravidanza ectopica, nella quale l'ovocita fecondato - non potendo arrivare nell'utero - si impianta a livello delle tube. Queste, tuttavia, hanno un lume troppo ristretto per accogliere il sacco gestazionale e si ha inevitabilmente aborto o rottura tubarica; quest'ultimo evento è particolarmente pericoloso e mette a repentaglio la sopravvivenza stessa della donna.

Diagnosi

La diagnosi di malattia infiammatoria pelvica può avvalersi di numerosi esami clinici e strumentali. Tra questi ricordiamo l'esame colturale del secreto cervico-vaginale, il tampone uretrale del partner, la biopsia endometriale (prelievo di un piccolo campione di endometrio, tessuto che riveste internamente la cavità uterina), la laparoscopia (esplorazione tramite microtelecamera inserita attraverso un piccolissimo taglietto nell'addome) e l'ecografia pelvica (meno invasiva rispetto ai precedenti, permette di ricostruire l'immagine degli organi pelvici utilizzando gli ultrasuoni). Per quanto riguarda gli esami ematochimici di si registra un aumento della VES (indice aspecifico di infiammazione), della PCR e talvolta leucocitosi neutrofila.

Farmaci e trattamento della malattia infiammatoria pelvica

La terapia della malattia infiammatoria pelvica acuta, non complicata, è sostanzialmente antibiotica (eventualmente associata ad antidolorifici). Considerata l'origine generalmente polimicrobica e la scarsa attendibilità dell'esame dei secreti cervico-vaginali (non necessariamente i patogeni rilevati sono gli stessi presenti nei tratti genitali superiori), è necessario somministrare farmaci con azione differenziata sui patogeni più frequentemente implicati nell'etiologia della malattia. Fondamentale è la valutazione, e l'eventuale trattamento, del partner, così come l'astensione dai rapporti sessuali per tutta la durata del trattamento.

Soltanto nei casi più gravi e nelle emergenze, la malattia infiammatoria pelvica obbliga al ricovero ospedaliero per sottoporsi a terapia antibiotica intravenosa o ad uno specifico intervento chirurgico.


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Foto utenteEmozioni femminili: Beh ti garantisco che allora molte dovrebbero andare dallo psicologo :-D
 

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