Morbo di Huntington (o Corea di Huntington)

A cura della Dr.ssa Sarah Beggiato

Generalità

Il morbo di Huntington è una malattia devastante, ereditaria e neurodegenerativa, per la quale attualmente non esiste una cura. In maniera lenta ma progressiva, la malattia di Huntington riduce la capacità di camminare, parlare e ragionare. Infine, chi è affetto dal morbo di Huntington diviene completamente dipendente dagli altri per la sua cura.
Malattia- di HuntingtonLa malattia prende il nome da George Huntington che per primo la descrisse nel 1872, come un disordine di tipo ereditario. E' una patologia monogenica (l'alterazione interessa un solo gene), non diagnosticabile mediante esame cromosomico perché le mutazioni a carico dei geni sono troppo piccole per essere visualizzate attraverso il microscopio. La malattia di Huntington è conseguenza di un misfolding proteico, cioè un mancato raggiungimento della conformazione nativa della proteina in questione.
Si stima che vengano colpiti 3 - 10 individui ogni 100.000 soggetti nell'Europa Occidentale e nel Nord America. Generalmente l'età di esordio varia tra i 30 ed i 50 anni e la morte subentra dopo 15-20 anni dall'esordio della malattia. Può colpire anche i bambini (Huntington giovanile); in tal caso raramente i soggetti colpiti riescono ad arrivare alla vita adulta.

Il morbo di Huntington colpisce in misura uguale uomini e donne e non fa distinzioni di razze.

Sintomi

Per approfondire: Sintomi Malattia di Huntington


Diversi sono i sintomi che affliggono i pazienti affetti da morbo di Huntington; i sintomi precoci possono coinvolgere le capacità cognitive o motorie e comprendono depressione, cambiamenti d'umore, dimenticanza, goffaggine, contrazioni involontarie (còrea) e mancanza di coordinazione. Con la progressione della malattia, la concentrazione e la memoria a breve termine diminuiscono, mentre aumentano i movimenti della testa, del tronco e delle membra. La capacità di camminare, di parlare e di deglutire regredisce progressivamente, finché l'individuo affetto da morbo di Huntington non è più in grado di prendersi cura di se stesso. Spesso la morte avviene in seguito a complicazioni come shock, infezione o attacco cardiaco.

Genetica

Nel 1993 è stata scoperta la mutazione genetica che causa la malattia di Huntington, a carico di un gene autosomico dominante, a penetranza incompleta ma molto elevata, che si trova localizzato nel cromosoma 4. Questo gene codifica per una proteina, detta huntingtina o HTT, di cui ancora non si sa bene la funzione e che generalmente si trova nel citoplasma. E' stato osservato che la forma mutata della huntingtina contiene un tratto di catena formato da residui di glutammina molto più lungo di quello presente nella proteina normale. Infatti, nel gene non mutato, il codone che codifica per la glutammina, (CAG), viene ripetuto 19-22 volte, mentre nel gene mutato si ha una ripetizione fino a 48 volte o anche di più. Questo provocherebbe un allungamento dei residui di glutammina localizzati sulla porzione NH2-terminale della proteina huntingtina.
Inoltre, nonostante la proteina mutata sia espressa in maniera ubiquitaria nell'organismo, la degenerazione cellulare avviene maggiormente nel cervello. Infatti, la malattia di Huntington è caratterizzata dalla degenerazione dei neuroni del nucleo caudato, una regione dei gangli (o nuclei) della base deputata alla regolazione del movimento volontario.


Approfondimento: Gangli della Base, Funzioni dello striato e Neuropatologia del morbo di Huntington

Trattamento

Le terapie farmacologiche hanno un significato puramente sintomatico e non influenzano l'evoluzione della malattia o del relativo processo degenerativo. Ad esempio, si possono usare gli antagonisti della dopamina per alleviare i movimenti coreici. Il loro impiego è tuttavia limitato per gli effetti indesiderati come sedazione e depressione. I farmaci antiparkinson, invece, possono influenzare positivamente le forme giovanili dominate da rigidità. Le turbe psicotiche possono richiedere un adeguato trattamento psicofarmacologico (neurolettici, sali di litio), mentre i sintomi depressivi possono essere attenuati dall'impiego di farmaci specifici (antidepressivi triciclici, serotoninergici).

Nonostante i numerosi studi clinici condotti negli ultimi dieci anni, ad oggi nessun farmaco si è mostrato efficace in uno studio randomizzato con placebo, nella terapia del morbo di Huntington. La fase clinica è molto impegnativa, soprattutto perché la malattia ha una lenta progressione e un'ampia eterogeneità clinica. Esistono delle scale di valutazione del morbo di Huntington e sono pressoché uguali in tutte le cliniche. La penetranza completa della malattia e la disponibilità di test genetici predittivi, offre l'occasione di tentare il trattamento durante le fasi iniziali della malattia. Attualmente gli studi sono rivolti alla ricerca di biormarcatori di cambiamento, sensibili e stabili, al fine di intervenire nelle prime manifestazioni della malattia.

Attualmente le tecniche di neuroimaging hanno offerto i migliori biomarcatori durante la fase prodromica (che precede i sintomi clinici della malattia); inoltre forniscono una correlazione tra quelle che sono le terapie condotte sui modelli animali e sull’uomo.  Come accennato, l’atrofia a carico dello striato è precoce e progredisce durante il corso della malattia. E’ stato anche dimostrato che altre aree del cervello come le strutture sottocorticali e corticali della sostanza bianca sono colpite nel periodo prodromico.
Attraverso l’imaging funzionale può anche identificare alcune anomalie negli individui durante il periodo prodromico. Questa tecnica potrebbe rivelarsi sufficientemente sensibile anche per identificare rilevabili irregolarità della struttura o cambiamenti del comportamento.
Infine, l’identificazione di biomarcatori molecolari, come ad esempio il lattato o altri prodotti dello stress cellulare, potrebbe essere permessa grazie alle tecniche di spettroscopia a risonanza magnetica.


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