Mal di schiena: i dischi intervertebrali

A cura del Dott. Stefano Casali

 

Disco intervertebrale

Disco intervertebrale
  • E' a diretto contatto dei corpi vertebrali e ha la funzione di ammortizzatore idraulico
  • E' formato da due parti distinte:

    una parte centrale, il nucleo polposo, formata da una sostanza gelatinosa    costituita per oltre l'88% di acqua;
    una parte anulare esterna, l'anello fibroso, caratterizzata da strutture fibro-cartilaginee disposte in strati concentrici attorno al nucleo centrale. La parte anteriore diretta verso l'addome è abitualmente più spessa e forte della corrispondente parte posteriore

  • La funzione del nucleo polposo è quella di ridistribuire le forze di compressione nei vari segmenti del rachide, permettendo alle vertebre significativi micro-movimenti in ogni direzione, che sommandosi si traducono in quei movimenti di grande ampiezza che caratterizzano la nostra colonna vertebrale
  • L'anello fibroso, invece, ha funzione di mantenere a stretto contatto i corpi vertebrali, di contenere il nucleo polposo e di resistere alla tensione

Nutrizione del Disco

 

Mal di schiena nutrizione del disco

 

Mentre il carico, comprimendo il nucleo polposo, produce la fuoriuscita di liquidi e l'espulsione di cataboliti, lo scarico produce la condizione inversa (imbibizione del nucleo e ingresso di sostanze nutritizie). (da Kapandji, 1974).

  • Poiché, a differenza della parte periferica (porzioni periferiche dell'anulus), la parte centrale del disco è completamente sprovvista di vasi, il nutrimento di quest'ultima avviene per processi di osmosi, di diffusione e, soprattutto, grazie a un meccanismo di pompa per il quale una diminuzione di pressione facilita l'ingresso di sostanze nutritizie e rallenta l'espulsione di cataboliti, mentre il suo incremento determina la condizione inversa (Caillet,1973; Kapandji,1974; Kroemer,1985). Per garantire la salute del disco, l' optimum del processo nutritivo è determinato dal costante alternarsi di condizioni di carico e scarico attorno  a un  valore soglia che si aggirerebbe intorno agli 80 Kg di pressione intradiscale lombare (il valore soglia è l' elemento discriminante tra condizioni di sovraccarico e condizioni di sottocarico). Per contro, condizioni prolungate di sovraccarico e sottocarico, quali sono quelle che possono realizzarsi nelle posture fisse prolungate, ostacolano il ricambio nutritizio e possono a lungo termine favorire processi di degenerazione discale (Grieco, 1986, Kapandji, 1974)
  • Quando si applica una pressione sul disco (es. movimento in flessione del rachide) si ottiene una fuoriuscita dei liquidi di nutrimento e una riduzione dello spessore del disco stesso
  • Per meccanismo inverso se si toglie pressione (es. durante il sonno) avviene un richiamo di liquidi verso l'interno del disco e un ripristino della sua struttura.
  • La deformazione del disco è legata essenzialmente alla deformazione della sua matrice solida se il tempo di applicazione del carico è inferiore ai due secondi,  alla fuoriuscita di acqua se il tempo di applicazione del carico è superiore ai due secondi (Turek, 1977).  Nel primo caso il cambiamento di forma del disco non è accompagnato da un cambiamento di volume, e alla rimozione del carico il recupero della forma originaria è immediato, o quasi (comportamento elastico);  nel secondo caso si ha sempre una riduzione di volume del disco, proporzionale alla quantità di acqua spremuta all'esterno, e il recupero della forma originaria alla rimozione del carico richiede sempre un certo tempo.
  • Gli studi di Adams et al. (1994) hanno evidenziato che il disco, mantenuto sotto un carico compressivo di 1000 Newton per due ore, si riduce  in altezza di circa mm. 2
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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016