Lavoro a turni e salute

A cura del Dott. Stefano Casali


Il lavoro a turni si definisce per la sua continuità, la sua alternanza e i suoi orari. Esso nasce dall'esigenza di garantire i servizi essenziali per l'intero arco delle 24 ore. Un lavoro a turni, a squadre alternanti o successive, è detto continuo quando si effettui tutti i giorni domenica e festività comprese e richieda la costituzione di un minimo di 4 squadre di lavoro (3 squadre al lavoro in turni di 8 ore e una squadra a riposo); si designa abitualmente come «4 x 8 continuo». Il lavoro a turni, a squadre alternanti o successive, è detto semicontinuo quando è interrotto per i fine settimana e richiede la costituzione di un minimo di 3 squadre: «3 x 8 semicontinuo». Il turno dura generalmente 8 ore e lo stesso orario viene effettuato per una durata che definisce il ritmo di alternanza. Nella maggioranza dei casi esso è di 7 giorni o più raramente di 5. Un'ultima caratteristica riguarda gli orari dell'inizio del turno. Per la maggior parte delle attività gli orari di inizio sono alle 5 o alle 6 al mattino, alle 13 o alle 14 nel pomeriggio, alle 21 o alle 22 la sera. Più raramente alle 4, 12, e 20 (C.N.R. Dipartimento del personale 7/1999; Olson C.M.,1984; Magnavita N.,1992).

Lavoro a turni e saluteIn generale, la condizione di turnista implica per l'individuo una serie di modificazioni dei patterns abituali (assunzione dei pasti, alternarsi delle fasi di attività e riposo), causando un disadattamento tra il sincronismo del sistema circadiano endogeno, i sincronismi ambientali (in particolare il ritmo luce-buio) e sociali, con conseguenti disturbi dei normali ritmi circadiani e delle funzioni psico-fisiologiche, a cominciare dal ritmo sonno-veglia.

In rapporto alla frequenza si possono distinguere i seguenti ritmi: I ritmi circadiani o nictemerali (nict- notte, -emera giorno) la cui frequenza è di circa un ciclo ogni 24 ore (di fatto tra 20 e 28 ore): alternanza veglia-sonno, ciclo nictemerale della temperatura centrale. I ritmi infradiani, il cui periodo è superiore a 28 ore: i ritmi annuali, stagionali, mensili. I ritmi ultradiani il cui periodo è inferiore a 20 ore. Molti fattori che riguardano le caratteristiche individuali e le condizioni sociali, possono interagire con le condizioni lavorative e influenzare l'adattamento a breve e a lungo termine (G. Costa,1990; G Costa.,1999; Melino C., 1992). Infatti, non tutti i lavoratori turnisti presentano una sintomatologia clinicamente significativa. Esiste una notevole variabilità interindividuale per quanto riguarda la capacità di reagire positivamente a questi stressors. La possibilità di adattarsi efficacemente ad alterazioni, anche molto significative, dei propri ritmi, è riconducibile a due ordini di fattori: fattori estrinseci, legati alla tipologia del lavoro a turni (come la direzione e la velocità della rotazione del turno), e fattori intrinseci o soggettivi quali: l'età, l'anzianità di servizio e il genere, la tipologia circadiana, alcune caratteristiche personologiche e psicologiche (Atti del 25° Convegno,1996; Magnavita N.,1992). Altro elemento da sottolineare è la qualità dell'ambiente, che svolge un ruolo altrettanto importante: un compito di vigilanza è più facile da effettuarsi in un ambiente «ricco» rispetto ad uno «povero», i fattori importanti sono il livello di illuminazione, il livello sonoro, le loro modulazioni temporali, l'alternarsi di diversi tipi di stimolazioni significative. È ben noto che le situazioni in cui la quantità di informazione è diminuita sono penose da sopportare e conducono alla sonnolenza. La vigilanza non viene mantenuta a uno stesso livello per tutto il periodo di veglia, obbedisce anche essa a una modulazione circadiana. Queste cadute della vigilanza possono corrispondere a diminuzioni delle prestazioni del soggetto: errori, omissione di segnali, sopravvengono spontaneamente aumentando con la durata del lavoro, con la monotonia, la fatica, l'assenza di pause, la privazione di sonno o gli eccessi alimentari. (G. Costa,1990; Olson C.M.,1984). E' stato, quindi, proposto di arricchire i compiti monotoni, in cui i segnali sono troppo poco frequenti, con stimolazioni senza rapporto con il compito ma alle quali il lavoratore debba rispondere.
Particolarmente importante sembra essere l'adattabilità fisiologica, intesa come capacità di ciascun individuo di riallineare, più o meno rapidamente, il ritmo delle diverse funzioni biologiche, alle variazioni del ritmo sonno-veglia. Un'altra caratteristica individuale importante è la sonnolenza di tratto. Ciò che caratterizza i soggetti sonnolenti è l'alta frequenza con la quale lamentano sonnolenza diurna e la facilità con la quale si addormentano, anche quando le condizioni non glielo consentirebbero. I soggetti vigili, invece, si lamentano spesso di insonnia, si addormentano con difficoltà e resistono facilmente al sonno. Tra questi ultimi, tuttavia, rientrano anche quei soggetti caratterizzati sia da buoni livelli di "wakeability" che di "sleepability"  che, in virtù della loro capacità di dormire o rimanere svegli a comando, dovrebbero anche presentare la maggiore capacità di adattamento al lavoro a turni. Le due fonti principali di difficoltà per i lavoratori turnisti sono la desincronizzazione degli orari del sonno e la desincronizzazione degli orari dei pasti. Questi disturbi sono la causa della maggior parte degli abbandoni spontanei nei primi mesi di lavoro a turno (Magnavita,1992; G Costa,1990; G Costa.,1999) e vanno tenuti presenti perché tradiscono un cattivo adattamento.
I disturbi del sonno consistono essenzialmente nella desincronizzazione permanente tra i ritmi circadiani, le fasi di attività e di riposo e le abitudini sociali. La durata e la qualità del sonno dei lavoratori turnisti variano a seconda dell'orario del turno e delle condizioni ambientali. Il sonno diurno dei lavoratori del turno di notte è accorciato di circa un terzo e lo è anche, pur in minor misura, nei lavoratori del turno del mattino, che in generale rinunciano ad andare a letto più presto la sera. Il deficit in sonno è chiamato in causa non soltanto nel peggioramento delle prestazioni mentali e della vigilanza ma anche tra le cause della sensazione di malessere di cui si lagnano i lavoratori del turno del mattino. Il livello di rumore al quale è sottoposto il dormiente diminuisce essenzialmente il sonno e l'ambiente sonoro del riposo influenza direttamente la capacità del lavoratore soprattutto se egli è sottoposto a impegno mentale o di vigilanza.


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015