Produzione latte, latte seno

Allattamento al seno - Aumentare la produzione di latte


Il latte materno, prodotto e secreto dalle ghiandole mammarie, è fondamentale per assicurare al neonato il giusto nutrimento. Già durante l'ultimo trimestre di gravidanza, diverse gestanti notano che dal loro seno, per spremitura, fuoriesce un liquido acquoso e giallognolo. Si tratta del colostro, il primo latte che il piccolo berrà nel corso della vita; un latte relativamente povero di grassi e zuccheri, ma particolarmente ricco di sali minerali e di gamma globuline (anticorpi), che una volta assorbite a livello intestinale garantiranno al piccolo una certa immunità dalle malattie, almeno sino a quando le sue difese immunitarie non saranno adeguatamente preparate.

La produzione del latte è affidata alle due mammelle, ognuna delle quali contiene una ghiandola mammaria costituita da più lobuli secernenti latte e circondati da cellule contrattili, importanti per favorirne lo svuotamento. Già durante i primi mesi di gravidanza, queste ghiandole si sviluppano sotto l'azione di vari ormoni, fondamentalmente degli estrogeni (importanti già durante la pubertà nel determinare l'aumento di volume del seno). La capacità di secernere viene invece conferita dagli aumentati livelli di progesterone. Latte al senoEntrambi questi ormoni, tuttavia, pur stimolando lo sviluppo mammario, inibiscono la secrezione lattea. Questa risulta sostenuta da un altro ormone, secreto dall'ipofisi anteriore e chiamato prolattina. Nella fase finale della gravidanza, i livelli di prolattina raggiungono valori 10 o più volte superiori rispetto a quelli registrati nelle donne non gravide*, grazie alla contemporanea diminuzione del PIH (ormone inibente la prolattina), che in condizioni normali ne limita fortemente la secrezione.

Dopo il parto - in seguito al calo dei livelli di estrogeni e progesterone - la ghiandola mammaria inizia a produrre grandi quantità di latte, grazie anche all'aumentato rilascio di prolattina. I livelli circolanti di questo ormone si impennano in risposta alla suzione del piccolo, beneficiando dello stimolo meccanico prodotto dalla sua bocca. Ecco perché, in presenza di ipogalattia (insufficienza della secrezione lattea) di origine non patologica, è consigliabile attaccare il bambino al seno ad ogni pasto piuttosto che a pasti alterni. Anche il completo svuotamento della mammella, infatti, stimola la secrezione lattea; al contrario, il ristagno prolungato di latte all'interno dei lobuli tende ad inibirla. Il timore di molte mamme, secondo cui attaccare spesso il bambino porta al rapido esaurimento del latte, risulta quindi ingiustificato.

Già dopo 3-4 giorni, il colostro viene gradualmente sostituito con il latte cosiddetto "maturo", più ricco di lattosio e lipidi. La vera e propria montata lattea si manifesta quindi solamente qualche giorno dopo il parto, spesso in coincidenza con la dimissione della donna dall'ospedale ed il suo ritorno a casa. Sarà importante che la mamma sia stata adeguatamente preparata e informata sulla gestione dell'allattamento (e della montata lattea stessa) in modo da poterla amministrare correttamente anche in autonomia. La montata lattea si presenta inizialmente come un vero e proprio edema mammario, caratterizzato da turgore, arrossamento e dolore del seno. Il latte non esce immediatamente e la donna non adeguatamente informata rischia di accumulare ulteriore ansia. Segue poi una fase di iper-produzione di latte che eccede le richieste del neonato ma che va comunque gestita (ad esempio con massaggi e tiralatte) per evitare l'insorgere di ingorghi e mastiti. Avremo infine la regolarizzazione di questo processo con un equilibrio tra produzione e consumo. Il neonato si attacca, succhia e svuota il seno, stimolando automaticamente il latte a riprodursi.


(*) Quando i livelli di prolattina aumentano oltre la norma al di fuori del post-partum (iperprolattinemia), è comune la galattorrea, cioè la fuoriuscita spontanea dal capezzolo di una secrezione lattiginosa, simile al colostro.

 

Oltre alla prolattina, affinché il latte possa uscire dal seno, è importante la presenza di un altro ormone, chiamato ossitocina, anch'esso secreto dall'ipofisi anteriore e stimolato dalla suzione. L'ossitocina, infatti, agisce favorendo la contrazione della muscolatura liscia della mammella e dell'utero. Il suo rilascio, tuttavia, non dipende solamente da fattori meccanici - come la suzione - ma anche da stimoli psicologici, come il pensare al proprio piccolo o sentirne il pianto.

Una volta avviata, la produzione lattea continua normalmente per vari mesi, raggiungendo un picco di secrezione verso il 6° - 7° mese e calando poi progressivamente fino ad arrestarsi fra il 9° ed il 12° mese. Il volume di latte prodotto è indipendente dalla forma e dalle dimensioni del seno.




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