Isterectomia

L'isterectomia è l'intervento chirurgico mediante il quale viene asportato l'utero. Si definisce totale quando porta alla rimozione dell'intero organo, subtotale quando si conserva il collo o cervice uterina (tratto che sporge verso il basso in vagina).

L'intervento di isterectomia può essere esteso alle ovaie, ad esempio quando si rende necessario asportarle per la presenza di cisti ovariche, e ad altre strutture anatomiche contigue, come le salpingi uterine che collegano l'utero alle ovaie (in questo caso l'intervento prende il nome di isterosalpingectomia), il terzo superiore della vagina ed il parametrio.
L'isterectomia compromette per sempre la possibilità di avere una gravidanza, mentre la menopausa chirurgica è inevitabile solo se l'intervento porta all'asportazione delle ovaie. In ogni caso l'operazione non incide in maniera significativa né sul desiderio, né sull'attività sessuale, anche se la libido potrebbe essere influenzata negativamente dalle implicazioni psicologiche dell'intervento.
L'isterectomia si rende necessaria solo in presenza di problemi importanti, per i quali la sala operatoria rappresenta la soluzione più sicura ed efficace; un tumore maligno (carcinoma) dell'utero, per esempio, ma anche una forma tumorale benigna (fibroma), qualora determini emorragie severe o fenomeni compressivi alla parte bassa dell'addome, scatenando dolori simili ad una colica renale. Oltre a queste indicazioni primarie, l'intervento può essere eseguito anche per risolvere un'endometriosi severa (crescita di mucosa uterina al di fuori dell'utero) o un eccessivo aumento del flusso mestruale (menorragia).
Le tecniche adottate dal chirurgo possono essere diverse. Si va dal classico e più invasivo intervento di isterectomia a cielo aperto, in cui si pratica un taglio sull'addome, a tecniche più innovative, come quella vaginale (colpo-isterectomia) in cui si "sfila" l'utero dalla vagina, e la laparoscopia. Quest'ultima tecnica, che ha rivoluzionato in positivo molti interventi operatori, prevede l'inserimento di microstrumenti tramite piccole incisioni, garantendo un rapido recupero dopo l'operazione.
La menopausa chirurgica indotta prima di quella naturale, aumenta i problemi tipici di questo periodo della vita. Per questo motivo, considerato anche il minor pericolo di effetti collaterali e la maggiore severità dei disturbi ad essa associata, si procede spesso con la terapia ormonale sostitutiva. Rimpiazzando gli ormoni prodotti dall'ovaio (estrogeni), si diminuisce il rischio di osteoporosi, malattie cardiovascolari ed altri problemi minori. Non dobbiamo infatti dimenticare che la menopausa naturale è un processo lento e graduale, che dà all'organismo il tempo di abituarsi alle variazioni ormonali e alla perdita di funzionalità endocrina delle ovaie. Se la menopausa è indotta chirurgicamente l'organismo accusa più severamente questo improvviso shock endocrino.

Per le donne che hanno subìto l'intervento di isterectomia, la terapia ormonale sostitutiva è generalmente a base di soli estrogeni, dal momento che non è necessario l'effetto protettivo dei progestinici sullo sviluppo del cancro all'endometrio uterino.

Qualora l'isterectomia sia solo parziale (ovaie conservate) ed eseguita in giovane età, vi è comunque un elevato rischio di andare in contro, con il passare degli anni, ad una perdita prematura della funzionalità ovarica (menopausa anticipata), con conseguente innalzamento del rischio cardiovascolare, osteoporotico e di accusare in maniera più severa i disturbi tipici di questo periodo (come le vampate di calore).
Anche se l'isterectomia è, almeno nella maggior parte dei casi, un intervento risolutivo (le forme tumorali, ad esempio, rimangono a lungo in sede cervicouterina senza propagarsi ad altre regioni corporee), non è certo privo di ripercussioni importanti che coinvolgono sia la sfera fisica, sia quella psichica, sociale ed affettiva della paziente.
Quando l'isterectomia è totale, aumenta il rischio di prolasso vaginale, cioè il pericolo che una o più strutture pelviche, come la vescica ed il retto, scendano verso il basso, fino ad uscire dall'introito vaginale. Da non trascurare, infine, le ripercussioni psicologiche dell'intervento, spesso duramente percepito come una perdita di femminilità, oltre che di fertilità.