Ipotensione ortostatica

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Diagnosi

Trattandosi di una complicanza invalidante di diverse malattie, più che la diagnosi di ipotensione ortostatica in sé, risulta importante individuare precocemente le cause che l'hanno prodotta. Ad ogni modo, per avere un'idea delle dimensioni del fenomeno, occorre misurare la pressione basale dopo almeno 10 minuti di clinostatismo (posizione sdraiata) in condizioni di riposo; a questo punto la pressione viene nuovamente misurata tre minuti dopo l'assunzione della posizione eretta. Importante è anche l'anamnesi del paziente e l'analisi dei sintomi da esso riportati. Un test più specifico (head up tilt test) prevede un costante monitoraggio pressorio del paziente, posto in un lettino con capacità di passare dalla posizione orizzontale a quella semi-verticale, simulando così il passaggio dal clinostatismo all'ortostatismo, ma senza l'effetto della contrazione isometrica dei muscoli delle gambe (che si verifica di norma quando il paziente è in piedi).

L'elettrocardiogramma, insieme al monitoraggio dei valori pressori e della frequenza cardiaca durante test da sforzo e manovra di Valsalva, aiutano ad ottenere un quadro più completo della salute cardiovascolare del paziente. Dall'altra parte, il riscontro di ipotensione ortostatica rende necessario un esame obiettivo neurologico completo, mirato soprattutto alla ricerca di segni parkinsoniani, di atassia, di deficit somato-sensoriale o di altre neuropatie.

Trattamento

La terapia dell'ipotensione ortostatica è sintomatica e basata sull'utilizzo combinato di interventi farmacologici e non farmacologici. Le misure non farmacologiche hanno l'obiettivo di evitare tutti quei comportamenti che possono aggravare l'ipotensione; vediamo alcuni esempi:

alzarsi lentamente dopo il riposo a letto o dopo essere rimasti seduti su una sedia per lungo tempo; evitare invece di passare bruscamente alla posizione eretta.

Spingere sulla punta dei piedi sollevando il tallone prima di alzarsi; questo accorgimento attiva la pompa muscolare delle gambe, favorendo il ritorno venoso al cuore; nel contempo accelera la frequenza cardiaca e aumenta la pressione arteriosa.

Nelle persone che soffrono di ipotensione idiopatica (non riconducibile a cause patologiche ben delineate), l'aumentato apporto alimentare di liquidi e sodio (sale) può ridurre i sintomi dell'ipotensione ortostatica. Utile, specie per chi soffre di vene varicose, è l'utilizzo di calze elastiche graduate che, esercitando un grado di pressione decrescente dalla caviglia al ginocchio, favoriscono il ritorno venoso al cuore.

Ulteriori consigli per prevenire l'ipotensione ortostatica: evitare eccessivi sforzi durante la minzione e la defecazione (porre un rialzo sopra i piedi, inclinarsi con il busto in avanti ed attendere uno stimolo adeguato per evacuare); ripararsi, se possibile, da temperature ambientali elevate; evitare gli eccessi alimentari (in particolar modo di carboidrati) e l'abuso di alcol; adottare uno stile di vita attivo che includa il giusto grado di esercizio fisico; di notte, dormire con la testa leggermente sollevata rispetto ai piedi.

La terapia farmacologia è indicata nei pazienti con ipotensione ortostatica frequente e sintomatica. A tal proposito sono disponibili vari farmaci che agiscono attraverso differenti meccanismi d'azione; la scelta dipende prima di tutto dalle cause dell'ipotensione ortostatica.

Il fludrocortisone, (un mineralcorticoide sintetico) e la desmopressina (analogo sintetico della vasopressina) agiscono espandendo ill volume plasmatico e riducendo l'escrezione di sodio con le urine; di conseguenza aumentano la volemia e con essa la pressione arteriosa.

L'efedrina e la midodrina (simpaticomimetici attivanti i recettori α1 delle vene e delle arteriole) determinano vasocostrizione periferica; di conseguenza elevano la pressione arteriosa.

La DL-threo-diidrossifenilserina (DOPS) incrementa la produzione endogena di noradrenalina, un ormone con effetto vasocostrittore.

Tra gli integratori potenzialmente utili in presenza di ipotensione ortostatica, ricordiamo la caffeina, la yohimbina, il guaranà ed il matè.


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Ultima modifica dell'articolo: 14/06/2014




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