Nel caso il medico opti per un trattamento chirurgico di paratiroidectomia (asportazione delle paratiroidi) con tecnica video-assistita (endoscopica, mini-invasiva), potrà avvalersi degli ultrasuoni (ecografia) e dei radiofarmaci (sestamibi) per ottenere immagini dettagliate delle ghiandole e della loro sede.
Quattro opzioni terapeutiche:
1) Osservazione e monitoraggio
2) Intervento chirurgico
3) Calciomimetici
4) Bisfosfonati5) Correzione dell'ipocalcemia (iperparatiroidismo secondario)
Il trattamento dell'iperparatiroidismo dipende dalla gravità della malattia. Nei casi più lievi, immuni da sintomi apprezzabili, può essere sufficiente un attento monitoraggio della condizione, senza alcun bisogno di farmaci o trattamenti particolari. A tale scopo il paziente viene invitato a sottoporsi almeno una volta all'anno ad un esame del sangue per il dosaggio della calcemia e della creatininemia, mentre almeno una volta ogni biennio dovrà ripetere la densitometria minerale ossea. Viceversa, quando la malattia è più grave e sintomatica si rendono necessari interventi terapeutici mirati; nella maggior parte dei casi gli iperparatiroidismi primari vengono risolti con l'intervento chirurgico di asportazione delle paratiroidi (paratiroidectomia). Si tratta infatti di una terapia elettiva e definitiva, a basso rischio se condotta da un chirurgo esperto. L'intervento coinvolge soltanto le ghiandole anomale, come quelle colpite da fenomeni iperplastici o da adenomi, ed è generalmente privo di complicanze. In rari casi (0.2-0.5%) durante la procedura chirurgica può essere lesionato il nervo ricorrente che controlla le corde vocali; altre volte (statisticamente nel 2% dei casi), nonostante il chirurgo tenti di conservare almeno una porzione ghiandolare funzionante, può svilupparsi ipoparatiroidismo cronico. Tale eventualità rende necessaria l'integrazione di vitamina D e calcio per compensare i bassi livelli del minerale nel sangue.
Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, il medico ha a disposizione farmaci calciomimetici, che come il nome stesso fa intuire mimano la presenza del minerale nel plasma sanguigno. Il riscontro di questi principi attivi inganna le paratiroidi, la cui secrezione endocrina - soggetta ai classici meccanismi feedback che regolano molte funzioni organiche - è inversamente proporzionale ai livelli di calcio nell'organismo. Questa scelta terapeutica è adatta a quei casi di iperparatiroidismo primario nei quali l'intervento chirurgico non è clinicamente appropriato o risulta in altro modo controindicato. Infine, qualora l'iperparatiroidismo abbia ridotto significativamente la densità minerale ossea, alle pazienti in menopausa può essere prescritta una terapia sostitutiva a base di estrogeni (ed eventualmente progestinici ai soggetti non isterectomizzati), che si è dimostrata particolarmente utile per aumentare la densità ossea. Tutto ciò può essere integrato e/o sostituito dai comuni supplementi di calcio e vitamina D, ma anche dai bifosfonati. Si tratta di farmaci in grado di contrastare il riassorbimento osseo indotto dall'iperparatiroidismo e mediato dagli osteoclasti (cellule deputate al riassorbimento osseo inattivate da questi medicinali).
Dal momento che le cause di iperparatiroidismo secondario sono esattamente le stesse che hanno portato ad ipocalcemia, in genere la situazione si risolve trattando queste ultime. Nell'iperparatiroidismo da insufficienza renale cronica, al fine di contrastare l'iperfosfatemia, il trattamento prevede l'adozione di una dieta povera di fosfati, abbinata a sostanze che riducono l'assorbimento intestinale degli stessi (idrossido di alluminio); allo stesso tempo possono essere prescritti supplementi di calcio ed eventualmente piccole dosi di vitamina D.
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