Iperglicemia

Si parla di iperglicemia quando il tasso di glucosio nel sangue sconfina nell'anormalità per eccesso:

 

Valori glicemici a DIGIUNO (mg/dl) *

IPOGLICEMIA < 60
NORMALE 60-110
IPERGLICEMIA > 110
Alterata glicemia a digiuno (IFG)* 100-125
Diabete >126

 

* Durante la giornata oscillazioni che vanno dai 60 ad 140 mg/dl sono considerate normali. Si parla di iperglicemia postprandiale quando dopo due ore dal pasto la glicemia supera i 140 mg/dL.

 

A seconda delle fonti si parla di alterata glicemia a digiuno quando i livelli glicemici misurati su un piccolo campione ematico venoso, prelevato dopo un digiuno da almeno 8 ore (solo l'acqua è concessa), risultano:

superiori o uguali ai 110 mg/dL (6.1 mmol/L), ma comunque inferiori ai 126 mg/dL (6.9 mmol/L, che sono patognomici del diabete) - Linee guida WHO World Health Organization -

 

superiori o uguali ai 100 mg/dL (5.6 mmol/L), ma comunque inferiori ai 126 mg/dL (6.9 mmol/L, che sono patognomici del diabete) - Linee guida ADA American Diabetes Association.

 

Proprio come l'efficienza di un motore dipende dall'ottimale iniezione di benzina nei cilindri, per funzionare al meglio l'organismo necessità delle giuste quantità di glucosio, che rappresenta una fonte energetica pressoché indispensabile per le cellule (soprattutto per globuli rossi e cervello).

Anche quando le concentrazioni ematiche di glucosio divengono eccessive (iperglicemia) un organismo sano è perfettamente in grado di gestire la situazione

1) aumentando il rilascio di insulina (un ormone prodotto dal pancreas che favorisce il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, che lo utilizzano a fini energetici o lo convertono in acidi grassi);

2) inibendo la secrezione degli ormoni che aumentano la glicemia (iperglicemizzanti).

Nelle situazioni opposte, cioè quando il glucosio ematico scarseggia (ipoglicemia), l'organismo interviene in maniera diametralmente opposta, riducendo la secrezione di insulina ed aumentando quella degli ormoni iperglicemizzanti, come il glucagone ed i glucocorticoidi. Si viene così a creare un fine meccanismo di controllo dei livelli glicemici, che diminuiscono nel digiuno prolungato (ipoglicemia) ed aumentano dopo un pasto abbondante (iperglicemia). Quando qualcosa in questo meccanismo omeostatico si rompe, il controllo glicemico risulta deficitario e l'eccesso o il difetto di glucosio determinano una serie di problemi all'organismo.

Sintomi e diagnosi di iperglicemia

L'iperglicemia è una condizione clinica caratterizzata dalle "tre P":

  • poliuria: aumento della quantità di urina emessa durante la giornata;
  • polidipsia: aumento della sete;
  • polifagia: aumento della fame;

Altri sintomi comuni in condizioni di iperglicemia sono la perdita di peso (quando la condizione cronicizza), l'annebbiamento della vista, la facile affaticabilità, la nausea ed il vomito, la sonnolenza, l'arrossamento e la disidratazione cutanea, la xerostomia (scarsa ed alterata secrezione salivare), l'alito acetonemico (odore di frutta matura) e le infezioni da candida. Quest'ultimo sintomo è dovuto alla perdita di glucosio con le urine (glicosuria), che favorisce la colonizzazione batterica delle vie urinarie. Nei casi estremi, l'iperglicemia può condurre al coma e addirittura alla morte. Si noti, però, che aldilà di questa infausta e rara evenienza, i primi sintomi dell'iperglicemia tendono a manifestarsi in maniera chiara soltanto al di sopra dei 180/200 mg/dL; dall'altra parte non bisogna dimenticare che livelli glicemici cronicamente superiori a 125 mg/dl sono comunque in grado di provocare, nel lunghissimo periodo, importanti danni d'organo e vascolari.

La diagnosi di iperglicemia acuta si pone attraverso una comune analisi del sangue volta a dosare il glucosio ematico; questo test, eseguibile anche a domicilio, può essere affiancato dalla ricerca di glucosio e corpi chetonici nelle urine e dal dosaggio ematico del peptide C e dell'emoglobina glicata (utile per monitorare l'andamento medio della glicemia negli ultimi due - tre mesi).


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Cause di iperglicemia

La causa più conosciuta di iperglicemia è senza dubbio il diabete mellito, malattia caratterizzata da un difetto di secrezione e/o di azione dell'insulina. Oltre ad essa, però, molti altri ormoni intervengono nella regolazione dei livelli glicemici dell'organismo e ancor più numerose sono le condizioni potenzialmente in grado di provocare iperglicemia, sia acuta (cioè limitata nel tempo) che cronica (persistente).

IPERGLICEMIA DA STRESS: in condizioni di stress fisico severo - ad esempio durante un'infezione, una grave malattia (infarto) o dopo un intervento chirurgico - i livelli ematici di ormoni iperglicemizzanti - come le catecolamine ed il cortisolo - aumentano sensibilmente.

IPERGLICEMIA DA FARMACI: nel diabetico in terapia ipoglicemizzante, l'iperglicemia deriva molto spesso dall'insufficiente somministrazione di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti. I cortisonici, mimando l'azione del cortisolo, aumentano le concentrazioni sieriche di glucosio al pari dell'epinefrina (adrenalina). Tra gli altri medicinali che favoriscono l'iperglicemia ricordiamo: beta bloccanti, diuretici tiazidici, niacina, ormone della crescita, inibitori della proteasi, pentamidina, asparaginasi ed alcuni antipsicotici.

IPERGLICEMIA PER ABITUDINI COMPORTAMENTALI: ridurre bruscamente il livello di attività fisica o consumare un pasto ricco di carboidrati contribuisce, soprattutto nel paziente diabetico, ad elevare significativamente i livelli glicemici. Una lieve iperglicemia si registra spesso anche durante la gravidanza; nonostante sia di frequente riscontro, tale condizione merita comunque un attento monitoraggio, in modo da gestire al meglio l'eventuale comparsa di diabete gestazionale.