Invecchiamento: la lunga strada verso la longevità

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La seconda strada: la rivoluzione biotecnologica

Terminata la prima strada ed imboccata la seconda ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione, data dall'evolversi delle scienze biotecnologiche. Tale sconvolgimento è già iniziato ma troverà la sua massima espressione soltanto nel corso dei prossimi 15 anni.
Tra gli elementi che caratterizzano questa seconda strada troviamo le cellule staminali, la clonazione a scopo terapeutico, la tecnologia genetica ricombinante e l'acquisizione di maggiori conoscenze sul genoma umano. Tutti questi aspetti sono orientati verso un fine comune, che consiste nel riuscire a modulare determinati geni, creando a proprio piacimento proteine specifiche (proteomica).
Ottimizzando le attenzioni e le cure nei confronti del nostro corpo ed associando tutto ciò all'eliminazione selettiva dei geni indesiderati, l'aspettativa di vita salirebbe per molti al di sopra dei 100 anni.

Terapia con cellule staminali

Le cellule staminali sono normalmente presenti nel nostro organismo. La loro proprietà più interessante è quella di differenziarsi verso qualsiasi direzione dello scenario tissutale: ad esempio possono trasformarsi in cellule del sangue (globuli rossi, bianchi) o cellule epiteliali e nervose. Per questo motivo le cellule staminali presenti in un follicolo pilifero potrebbero essere stimolate a differenziarsi in cellule muscolari cardiache, in grado di dare nuova vita ad un cuore logorato da un infarto. E questa è solo un'ipotesi: in base all'ambiente chimico in cui si trovano, tali cellule possono infatti differenziarsi in nuove unità biologiche nervose, epatiche ecc.

L'idea che nel giro di pochi anni l'uomo possa sfruttare a proprio piacimento le enormi potenzialità della terapia con cellule staminali, ha sollevato un coro infinito di polemiche a sfondo etico. Tali diatribe si sono concentrate in modo particolare sull'utilizzo a scopi scientifici delle cellule staminali presenti negli embrioni umani in fase iniziale. Considerando che dall'unione di due semplici cellule, lo spermatozoo e la cellula uovo, nel giro di nove mesi nasce un bambino, è facile intuire l'enorme "plasticità" delle cellule staminali fetali. Con questo termine si intende sottolineare la loro capacità di orientarsi e differenziarsi verso diversi tipi di tessuto. Dal momento che la produzione e l'uso scientifico di cellule staminali embrionali preclude a quell'embrione la possibilità di dar origine ad una vita umana, la questione ha sollevato non pochi problemi politici, etici e religiosi.
Le cellule staminali fetali si dividono in due categorie: cellule staminali totipotenti e cellule staminali pluripotenti. Le prime si trovano nell'embrione subito dopo la fecondazione. Molte persone ritengono che a questo punto si possa già parlare di essere umano e che per questo motivo l'embrione non possa essere utilizzato per scopi scientifici.
Poco dopo l'iniziale divisione delle cellule staminali totipotenti si originano cellule staminali definite pluripotenti, in quanto, a differenza delle prime, non hanno la capacità di differenziarsi in qualsiasi popolazione cellulare (o almeno non possono farlo con le attuali tecnologie a disposizione) ma solo in alcuni tipi di tessuti. Per questo motivo tali cellule non sono attualmente così importanti per gli scienziati come le cellule totipotenti. In ogni caso potrebbero diventarlo presto, non appena si scoprirà come stimolarne la divisione in differenti tipi cellulari sotto l'influenza di opportuni fattori di crescita.

 

Cellule staminali

 

Grazie alle enormi potenzialità di queste cellule, non è irrealistico pensare che già in un prossimo futuro un paziente colpito da infarto riceva un trapianto di cellule muscolari cardiache generate dalle sue stesse cellule staminali. Dividendosi ripetutamente queste cellule potrebbero così ripristinare la funzionalità della regione infartuata. Analogo discorso potrebbe essere fatto per pazienti colpiti da lesioni del midollo spinale o con precedenti episodi di ictus cerebrovascolari. Non dobbiamo infatti dimenticare che un piccolo numero di cellule staminali persiste anche nell'età adulta. La loro funzione in molti casi non è ancora stata completamente chiarita ma presto gli scienziati potrebbero trovare la chiave per promuovere il loro differenziamento in qualsiasi tipo di cellule dell'organismo. Non appena verrà acquisita tale capacità non sarà più necessario ricorrere all'utilizzo di cellule embrionali. Fino a quel momento, ormai vicino, il problema potrebbe essere aggirato dalla recente scoperta di tecniche per clonare cellule staminali embrionali. In questo modo a partire da un'unica cellula pluripotente se ne potranno creare tante altre, riducendo enormemente l'utilizzo di embrioni umani.

Pharming

Una tecnica bioteconologica chiamata "pharming" permetterà presto di allungare le nostre aspettative di vita, grazie ai progressi delle tecnologie ricombinanti. Queste tecniche consentono di modificare o inserire determinati geni in animali, piante e batteri, utilizzandoli come "serbatoi" per la sintesi delle proteine di nostro interesse.

Una possibile variante di questa terapia comprende modificazioni genetiche di banane o pomodori per creare vaccini antiepatite B. In questo modo il paziente diventerà immune alla malattia semplicemente gustandosi una succosa banana o un pomodoro maturo. Oltre a fare a meno della pur sempre fastidiosa iniezione, i pazienti e la collettività beneficerebbero di un costo per dose nettamente inferiore, stimato nell'ordine di 2 centesimi contro i 99 necessari per produrre i vaccini attuali.
La tecnologia del DNA ricombinante esiste già; l'insulina umana, utilizzata nella terapia del diabete, e l'ormone della crescita umano (hGH), utile nella cura dei ritardi della crescita e nelle moderne terapie antinvecchiamento, sono prodotti proprio con queste tecniche. In alcuni campi crescono invece piante, di mais o tabacco, ad elevato contenuto proteico, grazie ad una modificazione genetica creata appositamente dall'uomo per aumentare la concentrazione di determinate proteine.


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Ultima modifica dell'articolo: 10/11/2016