A cura del Dott. Stefano Casali
Il termine insonnia deriva dal latino insomnia e letteralmente significa mancanza di sogni. Nel linguaggio comune esso indica un'insufficiente continuità del Sonno. Nella definizione di insonnia, quindi, all'aspetto di insufficiente durata e continuità del Sonno, controllabile obiettivamente in laboratorio, deve essere associato quello di insoddisfacente qualità del Sonno, legato alla valutazione soggettiva di ciascuno sulle proprietà riposanti del proprio Sonno.
L'insonnia non è una malattia, ma è un sintomo di svariate condizioni patologiche psichiche o fisiche, oppure di alterati equilibri situazionali o ambientali (Sudhansu Chokroverty., 2000). Essa viene frequentemente percepita dal paziente come un disturbo primario, a causa del suo notevole impatto esistenziale e a causa della difficoltà di riconoscimento della vera patologia primaria che essa sottende. I parametri polisonnografici evidenziano che negli insonni il tempo di addormentamento è in generale aumentato indipendentemente dall'età, mentre il numero dei risvegli non sembra essere particolarmente influenzato dall'insonnia. Tale osservazione induce ad interpretare la difficoltà ad iniziare il Sonno come il disturbo primario dell'insonnia dal momento che esso è in primo piano sia all'inizio del Sonno sia in occasione dei risvegli durante la notte (Bergonzi P. et Al., 1992; Ferri R., 1996). Il tempo totale di veglia degli insonni sembra influenzato dall'età, analogamente a quello dei normali.
L'insonnia trova la sua massima espressione durante le prime ore della notte, indipendentemente dall'età. Negli insonni è stata osservata una rappresentazione generale degli stadi del Sonno simile a quella dei normali dormitori, ma una maggior variabilità della percentuale di sonno REM da una notte all'altra. Risulta diminuita la percentuale di Sonno trascorsa nello stadio 4, cioè dello stadio più profondo e riposante del Sonno,che insieme alla diminuzione del sonno REM, determinano un incremento degli stadi meno profondi di Sonno, cioè lo stadio 1 e, ancor di più lo stadio 2. Si può quindi concludere che in generale gli insonni cronici hanno maggior difficoltà ad addormentarsi, hanno più veglia intrasonno e veglia totale durante la notte, hanno una notevole variabilità della qualità e dell'efficienza del Sonno da una notte all'atra, possono avere più risvegli e un Sonno meno profondo (Ferri R, Alicata F., 1995; G. Coccagna., 2000). Dal punto di vista della misura obiettiva dei parametri poligrafici del Sonno si può quindi concludere che nella popolazione generale esistono coloro che dormono bene e non hanno problemi di Sonno, i cosiddetti "buoni dormitori", e coloro che dormono meno bene o francamente male, i cosiddetti "cattivi dormitori", i quali hanno un Sonno con le caratteristiche sopra riferite, che vengono generalmente attribuite agli insonni cronici. Questi ultimi sono per lo più cattivi dormitori. Gli insonni cronici non sono quindi una popolazione omogenea per quanto riguarda i parametri obiettivi del Sonno e, se alcuni di essi effettivamente dormono male, altri non trovano nel laboratorio del Sonno obiettive spiegazioni al proprio disturbo (G. Coccagna., 2000; Sudhansu Chokroverty., 2000). Accanto alla eterogenicità delle condizioni responsabili dell'insonnia, esiste un notevole polimorfismo nell'espressione clinica di tale disturbo. In certe condizioni, l'insonnia presenta infatti caratteristiche peculiari che la differenziano dall'insonnia che si realizza in condizioni diverse, anche se non raramente esiste una breve sovrapposizione dei suoi aspetti clinici (Mancia M., 1996; C. Barbui., 1998). Possiamo suddividere le insonnie in:
In molti casi l'insonnia evolve parallelamente alla condizione che la ha innescata e può essere transitoria, ricorrente o di lunga durata (G. Coccagna., 2000). In non pochi casi si presenta come un disturbo cronico senza apparenti connessioni con le condizioni che ne hanno determinato l'esordio o addirittura senza che sia possibile identificare evidenti elementi causali. Una volta che si è stabilita, l'insonnia cambia il modo di vivere dei pazienti e determina, sia in loro che negli altri, reazioni che possono contribuire al mantenimento del disturbo. Come per ogni affezione cronica, anche per l'insonnia è quindi scorretto prendere in considerazione unicamente la malattia e attribuire tutta la sintomatologia ai fattori che l'anno innescata. Quando un'insonnia diventa cronica, è in gioco una complessa interazione di fattori che vanno al di là di quelli originariamente responsabili del disturbo (Lungaresi E., 2005; G. Coccagna., 2000; Sudhansu Chokroverty., 2000).
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