Influenza A/H1N1 o influenza suina

Generalità

L'influenza suina (IS o Pig Flu per gli Anglosassoni) è una malattia respiratoria acuta, di natura infettiva, causata da virus influenzali del tipo A. Si caratterizza per l'insorgenza improvvisa e per un corredo di sintomi che comprende tosse, dispnea (respirazione difficoltosa), febbre e prostrazione (debolezza fisica). Nelle forme non complicate, la guarigione dall'influenza A è rapida e completa. Altrettanto rapido è lo sviluppo delle lesioni, che rimangono circoscritte all'apparato respiratorio e che, nella maggior parte dei casi, regrediscono completamente. Fanno eccezione le forme più gravi di polmonite acuta, che possono essere mortali.

Approfondimenti

Storia

L'influenza suina non è un'influenza "nuova", come sostengono alcuni Autori; essa è stata oggetto di particolare interesse fin dalla sua prima descrizione nel 1918. Nella tarda estate di quell'anno, negli allevamenti suini del centro-nord degli Stati Uniti, si manifestò infatti una nuova malattia, clinicamente molto simile all'influenza umana, che nello stesso anno comparve in forma pandemica provocando circa 20 milioni di morti in tutto il mondo. Luogo e data esatti della prima comparsa restano tuttora ignoti, ma gli studiosi hanno stabilito che i primi casi comparvero nell'Agosto 1918 nelle aziende dell'Illinois occidentale. È di fatto probabile che la malattia fosse presente nei suini prima di questa data, ma che non fosse stata ancora notata e descritta. Il dr. J.S. Koen, ispettore del servizio di controllo per la peste suina classica dell'Ufficio delle industrie animali del Dipartimento dell'Agricoltura, fu il primo ad affermare, nel 1922, che la patologia era diversa da tutte quelle osservate in precedenza; egli fu colpito, in particolare, dalla coincidenza con l'epidemia nell'uomo e dalla sovrapponibilità tra i sintomi umani e quelli suini. Si convinse così che non si trattava di due malattie e fu il primo ad usare la denominazione "influenza" (flu) anche nel suino, concludendo che i maiali erano stati infettati dall'uomo, probabilmente dagli allevatori o dai veterinari operanti in quell'area. I diversi aspetti della malattia, come decorso, sintomi e lesioni, furono accuratamente descritti nel decennio successivo, ma solo nel 1930 Shope isolò ed identificò il virus responsabile; egli si occupò dell'argomento per 25 anni.
In ogni caso, dal 1918 ad oggi, le caratteristiche dell'infezione e dell'influenza suina nella parte centro-settentrionale degli Stati Uniti non sono cambiate: gli agenti che la causano sono alcuni virus influenzali del tipo A, diversi tra loro per alcune caratteristiche.

Com'è fatto un virus influenzale?

L'influenza suina è provocata da virus influenzali del tipo A. I virus influenzali appartengono ad una famiglia chiamata Orthomyxoviridae, sono di dimensioni molto piccole ed hanno forma sferica, simile ad un "riccio di castagna". Sono formati da:

  • una porzione centrale, che si chiama core, contenente RNA (acido ribonucleico) a forma di elica, enzimi e proteine (tra le quali la più importante dal punto di vista antigenico è la proteina S). Il genoma virale (e quindi l'RNA) è diviso in 8 frammenti separati tra loro, che corrispondono ognuno ad un gene. Questi 8 geni danno vita (codificano) a 10 proteine. La frammentazione del genoma è alla base dello scambio genetico e della ricombinazione durante le infezioni miste. Il riassortimento genetico tra i virus dell'uomo e quelli animali è considerato un fattore determinante nella formazione dei nuovi stipiti virali umani pandemici. I virus influenzali si classificano come A, B o C sulla base dell'antigene S, che è diverso in ognuna delle tre categorie (si dice che è tipo-specifico);
  • una matrice proteica esterna al core, contenente un antigene (cioè una proteina capace di attivare efficacemente la risposta immunitaria) chiamato proteina M;
  • un involucro esterno formato da lipidi, chiamato envelope, con estroflessioni a forma di spina chiamate "spikes", che sono delle proteine inglobate tra i lipidi e dotate di un forte potere antigenico. Queste proteine sono l'emoagglutinina (od antigene H) e la neuraminidasi (od antigene N).
    Virus dell'influenza suina

     

    L'emoagglutinina (AH) determina l'adesione del virus alle cellule ed agglutina i globuli rossi (cioè li fa "raggruppare" tra loro in modo da essere ben visibili); dall'altra parte, tuttavia, stimola anche la formazione di anticorpi protettivi che neutralizzano l'azione infettante del virus.
    La neuraminidasi (AN) ne provoca l'eluizione e può svolgere un ruolo importante nella liberazione delle nuove particelle virali dalle cellule infette, ma stimola anche la formazione di anticorpi protettivi che inibiscono la fuoriuscita di particelle virali (originatesi dalla replicazione del virus) dalle stesse cellule infettate.

     

    Nei virus influenzali del tipo A sono state identificate 13 emoagglutinine e 9 neuraminidasi; il sistema attuale di denominazione dei virus influenzali è già in uso dal 1980 e definisce tipo, ospite, luogo di origine, anno di isolamento e sottotipo antigenico. Ad esempio, un virus isolato dal suino nel Wisconsin durante il 1984 dovrebbe essere designato come A/swine/Wis/84 (H1N1). La prima lettera (A) identifica il tipo, ed è seguita dalla specie animale interessata (swine), che nel caso dell'uomo si omette, dall'origine geografica (Wis), dal numero di ceppo, se c'è (84), dall'anno di isolamento e dal sottotipo antigenico H ed N, messo tra parentesi (H1N1). Prima del 1980 i virus influenzali del suino venivano chiamati con la sigla Hsw1N1.

La maggior parte dei casi di influenza suina sono provocati da H1N1.


1 2 3 4 5 6 »


 

Vedi anche: Alimentazione, erbe medicinali ed influenza


Ultima modifica dell'articolo: 10/11/2016