Influenza A/H1N1 o influenza suina

Mutazione del virus influenzale A

L'influenza è una malattia a diffusione ubiquitaria, a stagionalità prevalentemente invernale, con contagio interumano diretto per via aerea o attraverso le goccioline respiratorie e di saliva. Può avere un andamento sporadico (virus B o C), epidemico (virus A o B) o pandemico (virus A). Cosa significa questo? L'andamento dell'influenza nei vari anni dipende dalla comparsa di variazioni degli antigeni emoagglutinina e neuraminidasi.

Per il virus influenzale A esistono due tipi di variazioni: maggiori e minori. Le maggiori (chiamate shift), determinano la brusca comparsa di un nuovo sottotipo che, trovando la popolazione non immune (e quindi non preparata ad esso), provoca una diffusione epidemica o pandemica della malattia, con un alto indice di mortalità. Queste variazioni maggiori compaiono ogni 10-20 anni. E si diffonde rapidamente in tutto il mondo. L'influenza pandemica è un tipo di influenza che si verifica con frequenza di qualche decennio, ed i sintomi che provoca sono simili a quelli della comune influenza (epidemica o sporadica), ma talvolta possono essere più gravi. La più violenta pandemia del nostro secolo (detta "spagnola") si è verificata nel 1918; essa è stata causata dal sottotipo di virus HswN1. Non si può dire con certezza se esiste la possibilità di un numero illimitato di sottotipi o se esiste un numero limitato di essi che ritornano ciclicamente ma, in base ad alcune osservazioni, si tende a propendere più per la seconda ipotesi. Il ritorno ciclico dei sottotipi comporta una diversa incidenza della malattia, a seconda dell'età, ed in relazione alla differente situazione immunologica. È chiaro che persone anziane, già venuta a contatto con precedenti sottotipi, sono più protette rispetto a quelle giovani. Le epidemie di influenza dell'ultimo ventennio sono dovute all'alternarsi di ceppi H3N2 e ceppi H1N1.
Le varianti minori (chiamate drifts) sono determinate da mutazioni degli antigeni emoagglutinina e neuraminidasi che avvengono lentamente e gradualmente, compaiono ogni 2-5 anni e sono responsabili di epidemie limitate, trovando una popolazione già parzialmente immune.
Il virus B ha presentato finora solo variazioni minori; perciò, dà luogo solo ad epidemie limitate, con ricorrenza ogni 2-3 anni od a casi sporadici.
Il virus C viene isolato solo raramente, non presenta variazioni degli antigeni e dà luogo solo a casi sporadici.

Trasmissione interspecie ed aspetti di sanità pubblica

I virus influenzali del tipo A si trovano in diverse specie, compresi gli uomini, i mammiferi ai più bassi livelli della scala zoologica e gli uccelli; il fatto più importante è che la trasmissione interspecifica certamente avviene e che il suino è direttamente coinvolto in questa circolazione virale. Gli studi condotti sui virus isolati dal suino in Europa a partire dal 1980 hanno indicato che, per i ceppi H1N1, le epidemie più recenti sono di derivazione aviare (cioè vengono dagli uccelli); in condizioni naturali, i volatili potrebbero a loro volta essere responsabili dell'infezione dei suini. Nell'ultimo decennio, l'H1N1 del suino ha determinato la malattia anche nei tacchini, e si è trattato della prima segnalazione di una forma clinica nei volatili dopo l'infezione con un virus proveniente dai mammiferi. Probabilmente il contagio è avvenuto dopo il contatto dei tacchini con suini o uomini eliminatori del virus: di fatto, le prove sperimentali indicano che l'H1N1 può diffondere tra i suini, le anatre, i tacchini e l'uomo. Perciò è stato proposto di considerare il suino come ambito di riassortimento a diffusione dei virus provenienti dagli uccelli e dai mammiferi, sottolineandone l'importanza nell'ecologia di tutti i virus influenzali.
La dimostrazione che, in condizioni naturali, il virus dell'influenza suina può passare dal suino all'uomo e provocargli una malattia respiratoria acuta, è stata ottenuta per la prima volta nel 1976. Prima di questa data erano state trovate solo sieropositività, soprattutto nelle categorie di lavoratori a contatto con i suini. Tutti gli studi fatti sui casi certi di infezione suino-uomo da allora fino ad oggi, hanno potuto constatare che le persone contagiate avevano tutte meno di 30 anni. I dati dei CDC, dell'OMS e delle sorveglianze sulla diffusione dell'influenza H1N1 negli Stati Uniti, in Australia ed in Oceania, indicano che l'infezione colpisce maggiormente i bambini ed i giovani, al contrario dell'influenza stagionale, che colpisce soprattutto la popolazione anziana (sopra i 65 anni). Il 75% degli infetti ha meno di 20 anni, il 10% meno di 2 anni e solo il 10% più di 40 anni. I casi sopra i 65 anni sono rari.


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Vedi anche: Alimentazione, erbe medicinali ed influenza


Ultima modifica dell'articolo: 10/11/2016