Infiammazione della prostata

L'infiammazione della prostata è un problema piuttosto diffuso, tanto che statistiche alla mano colpisce circa il 10 percento della popolazione maschile in almeno un'occasione nel corso della vita.

L'infiammazione della prostata, o prostatite come la chiamano i medici, può riconoscere cause infettive e non infettive. Le varie forme si classificano in quattro diverse categorie:

 

I infiammazioni prostatiche acute di origine batterica
II infiammazioni prostatiche croniche di origine batterica
III

infiammazioni prostatiche croniche abatteriche (sindrome da dolore pelvico cronico)

IIIa infiammatorie

IIIb non infiammatorie
IV infiammazioni asintomatiche della prostata

 

ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO: prostata - prostatiti

I vari tipi di prostatite

L'infiammazione della prostata può essere generata dalla risposta immunitaria contro germi invasori. Molto spesso questi batteri risalgono attraverso l'uretra o discendono dalla vescica, raggiungendo la prostata e causandone l'infiammazione. Più comuni al di sotto dei 30 anni - epoca in cui sono favorite dalla promiscuità sessuale - tali forme flogistiche sono frequenti anche nell'età senile, dove predominano le prostatiti da enterobatteriaceae, cioè da germi intestinali come l'escherichia coli. Ad ogni modo, in molti casi non è possibile identificare con chiarezza l'agente infettivo implicato.

Nelle forme acute il quadro è tipico, con febbre anche elevata, disturbi urinari (minzioni frequenti, dolorose e difficili) e dolore localizzato alla prostata, alla bassa schiena o all'inguine. Nelle forme croniche, invece, i sintomi si presentano in maniera più sfumata e sopratutto variano di intensità nel tempo, con periodi di remissione e recidive. La quantità di germi presenti nella prostata è minima, fino ad arrivare alla cosiddetta "sindrome da dolore pelvico cronico" che dal punto di vista clinico non ha nulla a che fare con un'infezione prostatica, pur mimandone alcuni sintomi.

Cenni di terapia

Una prostata infiammata viene trattata principalmente con antibiotici, antinfiammatori ed alfalitici (farmaci in grado di ridurre il tono della muscolatura liscia della prostata). Gli antibiotici, in particolare, possono essere utilizzati anche quando l'eziologia batterica dell'infiammazione è incerta (forme croniche abatteriche infiammatorie - IIIa). L'utilizzo di antibiotici non è invece indicato - poiché inutile e potenzialmente dannoso - nelle forme croniche abatteriche non infiammatorie - IIIb e nelle infiammazioni asintomatiche della prostata.

 

Nel caso compaiano disturbi riconducibili ad un'infiammazione prostatica, specie in presenza di febbre, bruciore urinario o aumentata frequenza delle minzioni, è molto importante rivolgersi precocemente allo specialista urologo. Curare la prostatite nelle fasi di esordio, infatti, è molto più facile ed efficace rispetto ai casi divenuti cronici; si evita inoltre il rischio di complicanze in seguito a fenomeni infettivi acuti, come la ritenzione d'urina (incapacità di urinare) e l'ascesso prostatico.

 

Nelle forme di prostatite acuta, soprattutto in presenza di complicanze, accanto alla terapia antibiotica - spesso affiancata da cortisonici ed antidolorifici - può essere necessario sottoporsi a piccoli interventi chirurgici per il drenaggio degli ascessi o dell'urina; se la febbre è molto alta e le condizioni di salute lo richiedono, è indicato il ricovero ospedaliero. Per contro, anche nelle forme croniche di origine batterica, può essere necessario il ricorso a piccoli interventi chirurgici o a varie procedure ambulatoriali, ad esempio per l'iniezione nella prostata di antibiotici ed antinfiammatori (con procedura simile a quanto visto per la biopsia prostatica).

Qualsiasi terapia antibiotica intrapresa sotto prescrizione medica deve necessariamente essere seguita e portata a termine secondo le indicazioni ricevute; per nessun motivo, nemmeno nel caso in cui sintomi scompaiano già dopo pochi giorni di trattamento, la cura antibiotica dev'essere sospesa anzitempo. Nonostante sia vero che una terapia così prolungata diminuisce le difese immunitarie e tende ad alterare in negativo la flora batterica intestinale, i benefici ottenuti sono di gran lunga superiori ai possibili effetti collaterali.

Nelle forme di prostatite cronica abatteriche non esistono schemi di trattamento ben definiti; così la terapia può includere l'utilizzo di antinfiammatori (se l'origine della condizione lo richiede), alfabloccanti (alfalitici), ma anche farmaci e trattamenti alternativi abbinati ad interventi comportamentali, come finasteride, alcuni integratori (saw palmetto o serenoa repens) ed una miglior gestione degli stress quotidiani abbinati a tecniche di rilassamento.


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