A cura di Eugenio Ciuccetti, Ostetrico e Fitness Trainer
Sinteticamente definito e conosciuto come HPV, il Virus del Papilloma Umano rappresenta l'agente eziologico più importante per quanto riguarda il cancro del collo dell'utero. Ossia una delle forme di cancro più diffuse tra le donne a livello mondiale dopo quello alla mammella.
L'infezione da papillomavirus, d'altra parte, rappresenta oggi la più frequente malattia a trasmissione sessuale negli USA, con una prevalenza stimata dal 70 all'80% della popolazione.
Si tratta di un piccolo virus a DNA, caratterizzato da un particolare tropismo per le cellule dell'epitelio squamoso, in cui penetra attraverso delle micro-abrasioni, fino a raggiungerne il nucleo. Qui è in grado di alterare il normale ciclo cellulare e causare processi proliferativi. Successivamente il virus è in grado di trasmettersi e diffondersi ad altre persone attraverso la desquamazione degli strati più differenziati e superficiali di cute e mucose.
L'infezione da papillomavirus ha di fatto inizio con un contatto sessuale a livello genitale. Va tenuto presente a questo proposito che l'infezione può anche essere trasmessa a livello dell'asta peniena, dell'inguine o del perineo. Aree quindi non ricoperte dal profilattico.
Tra i principali fattori di rischio per l'infezione da HPV ricordiamo la giovane età, il numero dei partner sessuali, rapporti sessuali frequenti, sesso anale, abitudini sessuali promiscue del partner.
In tutto il mondo l'HPV costituisce il principale responsabile dei cosiddetti condilomi: noti anche come creste di gallo. La maggior parte delle infezioni sono tuttavia asintomatiche. Un'infezione genitale da HPV può addirittura persistere per tutta la vita senza manifestarsi mai. Un'infezione latente (contratta anni prima) può venire riattivata in caso di calo delle proprie difese immunitarie. Va precisato comunque che meno dell'1% delle donne con infezione da HPV sviluppa poi effettivamente il cancro. Ciò evidenzia il ruolo di altri importanti cofattori come il fumo, l'uso di contraccettivi orali, la presenza di altre malattie sessualmente trasmesse e persino la gravidanza.
Al momento sono stati identificati oltre 100 tipi di HPV: più del 90% delle lesioni condilomatose genitali sono associate ai tipi di HPV 6 e 11. I sottotipi di HPV caratterizzati dal rischio oncogenico più elevato sono invece il 13, 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 68.
Fondamentale è naturalmente l'opera di screening e prevenzione che in questo ambito si basa innanzitutto sul cosiddetto Pap-test e sulla Colposcopia. Ogni donna dovrebbe sottoporsi al Pap-test una volta ogni 3 anni a partire dal momento in cui inizia ad avere rapporti sessuali. L'obiettivo è quello di individuare il più precocemente possibile eventuali lesioni pre-neoplastiche a livello del collo dell'utero e intervenire di conseguenza in modo adeguato.
Le cosiddette lesioni di basso grado - come quelle da HPV o CIN-1 (displasia lieve che interessa solo lo strato basale dell'epitelio) - regrediscono spesso spontaneamente entro due anni e raramente portano al cancro. Le lesioni di alto grado - come CIN-2 e CIN-3 (ossia displasia media e grave che interessano rispettivamente due strati dell'epitelio o l'epitelio intero) - comportano invece un rischio più elevato di evolvere nel cancro. Ciò avviene quando la lesione, o neoplasia, supera la membrana basale che separa l'epitelio dal connettivo circostante e diventa invasivo.
Come detto la maggior parte delle infezioni da HPV resta asintomatica e regredisce spontaneamente. Spesso quindi un atteggiamento di attesa e controllo risulta il più indicato. Solo in alcuni casi è invece necessario un vero e proprio intervento terapeutico. In caso di lesioni precancerose dell'epitelio, ad esempio, si può ricorrere alla conizzazione o alla laserterapia mentre l'elettrocoagulazione o la crioterapia sono efficaci per la rimozione dei condilomi.
Oggi poi l'Italia si trova all'avanguardia - tra i Paesi europei - per quanto riguarda l'attuazione di una strategia di prevenzione primaria pubblica contro l'HPV: questo grazie alla campagna di vaccinazione che, a partire dal 2008, interesserà tutte le ragazzine di 12 anni del nostro Paese (ossia una popolazione presumibilmente ancora non esposta all'infezione) e coinvolgerà complessivamente quasi 300.000 adolescenti. Le prime regioni ad attivarsi in tal senso, iniziando ad offrire gratuitamente il vaccino anti-HPV, sono state la Basilicata e la Valle d'Aosta. Entro l'8 marzo, poi, giorno in cui ricorre la festa della donna, il diritto alla vaccinazione dovrà poter essere "esigibile in tutto il territorio italiano" dalle adolescenti comprese nella fascia d'età interessata.
Le dosi vaccinali saranno tre, per via intramuscolare. La seconda e la terza somministrazione avverranno rispettivamente a due e sei mesi dalla prima. Il vaccino proteggerà da quattro sottotipi virali: il 6, l'11, il 16 e il 18 (vedi Cervarix - Gardasil - Silgard).
Ulteriori studi sono poi in corso per valutare la reale efficacia del trattamento su maggiori fasce d'età (soprattutto tra i 13 e i 18 anni) e quindi su ragazze sessualmente già attive. Il vaccino anti-HPV infatti non ha un effetto terapeutico ed è indicato esclusivamente per la prevenzione dei tipi virali con cui la donna non è ancora venuta in contatto.
L'introduzione del vaccino quindi - come ha sottolineato recentemente lo stesso ex Ministro della Sanità, nonché Direttore Scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia, Umberto Veronesi - non deve essere erroneamente interpretata come un superamento del pap-test e dei tradizionali controlli ginecologici cui ogni donna dovrebbe invece sottoporsi con regolarità.
Questo va sottolineato soprattutto a fronte di alcuni allarmanti dati recenti, come quelli forniti da un'indagine dell'Istituto di ricerca Tomorrow Swg per GSK, secondo cui solo il 54% delle donne italiane, comprese tra i 15 e i 54 anni, farebbe controlli ginecologici periodici e appena il 43% eseguirebbe con cadenza regolare lo stesso pap-test.
DALLA COMMUNITY
Anorgasmia: cerca di evitare di fare ragionamenti del tipo.: se non lo faccio tot volte non sono normale, se non dura tot tempo non è normale e così via.. accetta con naturalezza le tue sensazioni e ciò ke ti viene.. l' orgasmo non è un traguardo da conseguire e nemmeno un obbligo da raggiungere ad ogni costo.....
Personal Trainer: DR.Giovanni CassianiTapis Roulant: Credo che nessuno abbia ancora risposto per mancanza di elementi nella sua domanda! Credo sia necessario scrivere quale è l allenamento in palestra e quale è l alimentazione da lei descritta come ( ristretta) :) saluti e vedrà che le risponderanno in tanti!
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