Haemophilus influenzae

Haemophilus influenzae è un batterio responsabie di patologie infettive localizzate preferenzialmente al tratto respiratorio e alle meningi. Piccolo batterio gram-negativo, immobile, asporigeno, aerobio facoltativo, non resistente all'acido, a forma di cocco ma dotato di peliomorfismo, quindi della capacità di modificare all'occorrenza la propria morfologia, Haemophilus influenzae deve il proprio nome all'errore di essere stato inizialmente riconosciuto come il micorganismo responsabile dell'influenza, che oggi sappiamo avere un'origine virale. Aemophilus influenzaeRispetto all'influenza, le infezioni da Haemophilus influenzae sono assai più temute, perché potenzialmente molto gravi, soprattutto nei bambini.

Malattie sostenute da Haemophilus influenzae

Haemophilus influenzae è un patogeno scarsamente invasivo, peculiare dell'essere umano, che colonizza abitualmente le mucose delle prime vie aeree di molti adulti, soprattutto nei mesi invernali, senza causare particolari malattie. Sebbene sia riscontrabile nell'80% degli adulti sani, di regola l'infezione viene circoscritta dal sistema immunitario e decorre in maniera asintomatica. Quando le linee di difesa dell'organismo vengono compromesse da particolari condizioni (immunocompromissione, malattie intercorrenti, cattive condizioni ambientali), Haemophilus influenzae diventa patogeno, causando soprattutto infezioni locali (vie aeree superiori ed inferiori) e nei casi più gravi sistemiche.

La frequenza di infezione patologica da Haemophilus influenzae è inversalmente proporzionale all'età; ciò significa che il batterio attacca soprattutto i bambini, tanto che in assenza di vaccinazione almeno il 50% della popolazione pediatrica subisce un'infezione da Haemophilus influenzae nel primo anno di vita e quasi tutti i bambini sono già stati infettati a tre anni. Anche gli anziani offrono minore resistenza all'infezione.

Haemophilus influenzae di tipo B: infezioni nel bambino

Haemophilus influenzae può essere provvisto o meno di capsula polisaccaridica (LPS). Tra i batteri che esibiscono questo fattore di virulenza, si conoscono attualmente 6 tipi antigenici, identificati dalle prime sei lettere dell'alfabeto, dalla a) alla f). Tra questi, l'Haemophilus influenzae di tipo B è il più diffuso in patologia umana, ha tendenza invasiva, risulta spesso associato a batteriemia e colpisce prevalentemente neonanti e bambini di età inferiore ai due anni. La pericolosità di questo batterio in età pediatrica ha stimolato la ricerca per uno specifico vaccino, disponibile ormai da qualche anno, da somministrare per la prima volta all'età di due mesi. I batteri sprovvisti di capsula polisaccaridica sono definiti Haemophilus influenzae non tipizzabili.

Come anticipato, l'infezione da Haemophilus influenzae di tipo B risulta pericolosa soprattutto in età pediatrica, tanto che prima dell'introduzione del vaccino, il microrganismo rappresentava la causa più comune di meningite batterica dai due mesi ai cinque anni di età. L'infiammazione delle meningi causata da Haemophilus influenzae è la forma clinica più grave dell'infezione poiché può provocare danni piuttosto seri con gravi handicap localizzati soprattutto a livello del sistema nervoso: sordità e cecità, problemi di apprendimento e dello sviluppo, danni cerebrali in genere. La malattia è rara nell'adulto sopra i 27 anni. L'esordio sintomatologico della meningite purulenta da Haemophilus influenzae è brusco, anche se l'insorgere della meningite è spesso preceduto da sintomi localizzati alle vie aere (rinofaringite, bronchite, broncopolmonite) o all'orecchio (otite), focolai che - specie in assenza di trattamento adeguato - rappresentano le porte di ingresso del patogeno per la diffusione ematica (setticemia) e da qui alle meningi. Febbre, difficoltà respiratorie, mal di gola, dolore alla deglutizione, iperproduzione di saliva sono i sintomi iniziali della meningite. L'evoluzione può essere drammatica, con diffusione del batterio per via ematica (setticemia) ed interessamento multi-organo con morte del paziente.

Il batterio Haemophilus influenzae può inoltre causare una grave infezione alla gola nell'area laringea (delle corde vocali). Questa infezione è denominata epiglottite acuta. Per il suo andamento sintomatologico esplosivo, se non prontamente riconosciuta e curata, questa manifestazione risulta potenzialmente fatale, perché impedisce al bambino la normale respirazione. L'epiglottite acuta si manifesta con mal di gola, febbre, e mancanza di fiato, sempre più asfissiante sino all'ostruzione respiratoria; non a caso, l'epiglottite acuta è nota anche come laringite acuta soffocante.

Infezioni da ceppi di Haemophilus influenzae non tipizzabili

Mentre le infezioni sostenute da ceppi capsulati del sierotipo b sono principalmente pediatriche, le infezioni da ceppi di Haemophilus influenzae non tipizzabili sono comuni negli adulti, in particolare nei soggetti immunocompromessi (terapie immunosopressive, AIDS, emodialisi) e in quelli affetti da bronchite cronica ostruttiva (BPCO) o da altre pneumopatie croniche. Inoltre, si ritrovano frequentemente nelle vie respiratorie inferiori di pazienti affetti da fibrosi cistica durante gli episodi di esacerbazione della malattia. L'infezione può localizzarsi a vari livelli delle vie aeree e dell'orecchio, provocando direttamente otite media, tonsillite, sinusite acuta, faringite (mal di gola), tracheite, tracheobronchite, bronchite cronica, pleurite e/o polmonite, od esacerbando le stesse quando causate da altri agenti eziologici (virus e batteri). Le infezioni da Haemophilus influenzae hanno in genere un carattere purulento, quindi si associano alla produzione di pus.

Raramente i ceppi di Haemophilus influenzae non tipizzabile danno forme invasive, estendendosi per via ematica ad altri distretti dell'organismo: artrite settica, pericardite, endocardite, colecistite, cellulite, artrite purulenta, infezioni urinarie, empiema ed epiglottite nell'adulto, sepsi puerperale e setticemia nel neonato.

Diagnosi, trattamento e vaccinazione

Dinanzi al sospetto clinico, è necessaria la conferma batteriologica, ad esempio tramite esame colturale sul campione biologico che meglio rispecchia la localizzazione del focolaio infettivo: aspirato dai seni nasali (sinusite), catarro o espettorato (affezioni delle vie aeree), liquido cerebrospinale e sangue (meningite purulenta), cute e sangue (cellulite), aspirato da timpanocentesi (otite media), sangue ed aspirato articolare (artrite).

Attualmente, il trattamento di scelta per le infezioni da Haemophilus influenzae è basato sull'utilizzo di cefalosporine di terza generazione, come ceftriazone (2g/die negli adulti) e cefotaxime (2 g per tre volte/die), farmaci elettivi nei casi più gravi (come la meningite batterica purulenta). La terapia va continuata per 7-14 giorni e portata a termine anche in presenza di un netto miglioramento dei sintomi. Per i casi meno severi, si preferisce ricorrere ad un'associazione di antibiotici diversa: ampicillina e sulbactam, cefalosporine di seconda (cefaclor, cefamandolo e cefuroxime) e terza generazione, o fluorochinoloni.

A fini preventivi, ormai da qualche anno sono disponibili specifici vaccini costituiti dal polisoaccaride capsulare di Haemophilus influenzae di tipo B, in genere combinati con altre componenti che assicurano l'immunità nei confronti di altre malattie, come difterite, tetano, pertosse, poliomielite ed epatite B (si veda il prodotto farmaceutico Infanrix Hexa). L'inoculazione del vaccino, in genere, avviene per la prima volta all'età di due mesi. Sono poi necessarie altre tre vaccinazioni: a quattro mesi, a sei mesi e a 12-18 mesi.

Completando l'intero ciclo di vaccinazioni, il siero protegge circa il 95 per cento dei bambini contro gravi infezioni da Haemophilus influenzae di tipo B: risulta invece totalmente inefficace nel prevenire le meningiti causate da altri batteri.

In caso di contatti con soggetti infetti, nei bambini e negli adulti che non hanno ancora manifestato i sintomi dell'infezione è attuabile una chemioprofilassi con rifampicina.