Grassi e salute

A cura del Dottor Francesco Casillo

 

Il miglioramento dei parametri di rischio cardiovascolare, nel gruppo CR (CR= Carbohydrate Restricted = regime dietetico con pochi carboidrati) è indipendente dalla riduzione calorica, quindi dalla perdita di peso. Inoltre, l'ulteriore miglioramento del gruppo CR in tali parametri, riportato dopo la perdita di peso, non è significativo ma comunque più elevato del gruppo LF (LF= LOW FAT = regime dietetico con pochi lipidi).

Nel gruppo LF il miglioramento dei parametri cardiovascolari si ha solo dopo perdita di peso ottenuta con la riduzione calorica, ma i risultati positivi su tali markers  riportati nell'ultima settimana rimangono inferiori rispetto a quelli riportati dal gruppo CR prima di perdere peso e dopo la perdita di peso. Invece il livello sierico di HDL risulta addirittura peggiorare (quindi diminuire) nel gruppo LF prima della riduzione calorica, verosimilmente per gli effetti negativi su di esso esercitati dall'elevata assunzione di glucidici con la quale il livello di HDL risulta essere inversamente correlato.

Inoltre è da sottolineare che la riduzione calorica è responsabile anche di un decremento della quota glucidica assoluta (grammi di carboidrati), anche nel gruppo LF, fattore chiave nel miglioramento dei markers di rischio come osservato nel gruppo CR. Ciò porta a speculare che il reale miglioramento dei markers di rischio nel gruppo LF non consista nella perdita di peso dovuta alla riduzione calorica, ma nell'inevitabile riduzione dell'apporto glucidico conseguente al deficit calorico.
Ecco dunque che se il quadro complessivo del contesto sperimentale (composizione della dieta, riduzione calorica, calo ponderale e dinamica delle loro interazioni causali) non è attentamente valutato, il peso corporeo agisce come variabile fuorviante in quanto causa-apparente del miglioramento della dislipidemia arterogenica, per il suo co-manifestarsi alla stessa, in relazione alla quale, in realtà, è invece solo co-effetto e non effettore causale diretto.

Tale considerazione nasce dall'osservazione di 2 punti chiave:

il taglio calorico ha determinato, in riferimento ai parametri di rischio, delle variazioni relative maggiori nel gruppo LF rispetto al gruppo CR, poiché in quest'ultimo i valori lipidici ematici avevano già subito un drastico miglioramento in risposta alla differente qualità di composizione della dieta ancor prima della riduzione calorica, laddove invece nel gruppo LF la riduzione glucidica assoluta derivante dal decremento calorico è l'elemento di novità.

Se la perdita di peso fosse stata la causa del miglioramento avrebbe determinato uguali conseguenze in entrambe i gruppi o comunque il gruppo CR non avrebbe dovuto riscontrare miglioramenti significativi nei markers prima della riduzione calorica e perdita di peso.

Alla fine di tutte le valutazioni del caso, il livello lipidico sanguigno appare essere funzione della manipolazione dei livelli di insulina piuttosto che dell'apporto lipidico dietetico stesso. E più precisamente gli effetti positivi riscontrati dal gruppo CR sono in risposta ai bassi livelli di insulina conseguenti al basso introito glucidico, i quali (i livelli di insulina) sarebbero i reali responsabili della regolazione metabolica dei lipidi nel sangue.

La prossima volta che il vostro medico di fiducia - o chi per lui- cercherà di distogliere i vostri nobili intenti nell'adottare una dieta iperproteica enfatizzandone le sue potenziali ripercussioni negative sui diversi aspetti per le quali godono di "infondato" criticismo (date le recentissime evidenze scientifiche che invece lo sfatano), quindi di rassegnarvi alle raccomandazioni della obsoleta piramide alimentare, rispondete che le priorità alimentari da questa propinate nel primo scaglione sono motivo di aumento delle adiposità e di peggioramento dei markers di rischio cardio-vascolare ed in tal senso più inclini a correlarlo al "girone dei golosi di Dante" sia per le simili abitudini alimentari quanto per le "dannate" conseguenze sulla salute dei suoi abitudinari e la ristrettezza dell'apice - a cui appartengono le fonti proteiche e lipidiche (e non quella relativa ai dolciumi) - è rappresentativa dello scarso numero percentuale di persone longeve relativamente ai paesi industrializzati e della sacrificata percentuale di successo, riportata dai frequentatori delle palestre o centri fitness, nel raggiungimento di risultati fisico-estetici soddisfacenti.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 03/03/2016