Grassi e salute

A cura del Dottor Francesco Casillo

 

Si ipotizza che gli MCT agiscano favorevolmente anche sul senso di sazietà per via della loro azione su: Colecistochinina, Peptide YY, Peptide Gastrico Inibitorio, Neurotensina e Polipeptide Pancreatico.
Si ritiene che gli MCT inducano lipolisi agendo su differenti vie:

  1. downregulation dei geni adipogenici
  2. ridotta attività della Lipasi Lipoproteica del tessuto adiposo.
  3. miglioramento della sensibilità all'insulina e della tolleranza al glucosio.

Tali evidenze e considerazioni inducono a considerare gli MCT stessi parte di un programma alimentare volto verso il dimagrimento ed allo stesso tempo mettono in risalto che  nonostante si tratti di acidi grassi saturi (Acido Laurico C 12:0), date le loro  peculiarità metaboliche, gli stessi non possono rientrare nell'alveo delle funzioni  ipercolesterolemizzanti e cardiopatogeniche indebitamente attribuite all'apporto lipidico in generale ed a tutte le sue subclassi indistintamente.

Un recente lavoro pubblicato da Jeff Volek, PhD, dell'Università del Connecticut e da Eric Westman, MD, della Duke University Medical School, suggerisce che le diete ipoglucidiche possano essere un sicuro ed efficace mezzo nel promuovere la perdita di peso e massa grassa7.
Secondo tali autori per dieta a basso contenuto glucidico è da intendersi un regime che contenga meno di 50 grammi al giorno di carboidrati.
I valori percentuali dei macronutrienti in questo tipo di regime alimentare sono 10% carboidrati, 25-35% proteine e 55-65% lipidi, il tutto visto in un contesto ipocalorico.
Benché la percentuale lipidica possa sembrare elevata, si ricorda che la stessa è applicata ad un regime ipocalorico e la sua conseguente traduzione in grammi di apporto lipidico pro-die è alquanto limitata. Si ricorda inoltre che l'elevato introito percentuale lipidico stimola adattamenti enzimatici che aumentano e migliorano il catabolismo dei trigliceridi ed il conseguente aumento degli FFA (acidi grassi liberi) circolanti, spiazza la T4 (tiroxina - ormone tiroideo) dai siti di legame sulle proteine plasmatiche di trasporto, aumentando in tal modo la quota libera di tale ormone, che libero di esercitare il suo effetto biologico sui tessuti periferici incrementa il metabolismo di base attraverso il quale estrinseca il suo effetto lipolitico8.

Ma non è finita qua!
Dopo questa breve rassegna di ricerca scientifica, evidenziante quanto l'apporto lipidico non sia tutto quel male che si vuol fa credere, ma anzi, oltre al miglioramento della colesterolemia ed all'effetto positivo di riduzione del grasso, la ciliegina sulla torta è rappresentata da recentissime ricerche che fanno della pericolosità dell'elevato apporto di lipidi (inclusi quelli "saturi") ormai un mito e della minaccia rappresentata dalla piramide alimentare (nella quale è estremizzata la necessità della priorità dell'apporto glucidico) una realtà, destando la delusione di quanti la accoglievano a braccia aperte per giustificare pizza, pasta, frutta a "go go" ed alimenti senza grassi o i cosiddetti "0,1%"(ma colmi di zuccheri) all'interno del proprio regime nutrizionale GIORNALIERO!

In questo studio si sono valutati gli effetti su diversi markers, utilizzati per indicare il rischio di patologie cardiovascolari, indotti da regimi dietetici caratterizzati da percentuali diverse di macronutrienti per un periodo di 12 settimane9.
L'apporto calorico totale era lo stesso tra i gruppi.
L'apporto calorico delle prime 3 settimane era di "mantenimento" per tutti i gruppi, nelle successive 6 settimane subiva un decremento di 1000 kcal necessario per indurre la perdita di peso, e nelle ultime 3 settimane la dieta era strutturata per la "stabilizzazione" del peso corporeo raggiunto.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 27/07/2015