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Gravidanza
      Ultima modifica: 30/12/2011

Gestosi o preeclampsia

A cura di Eugenio Ciuccetti, Ostetrico e Fitness Trainer


Quello nei confronti della preeclampsia rappresenta ancora oggi uno dei principali timori che accompagnano molte donne incinte. Tradizionalmente conosciuta anche come Gestosi EPH (acronimo di Edema, Proteinuria e Hypertension), la preeclampsia è un sindrome (ossia un insieme di segni e sintomi) che può manifestarsi solo ed eclusivamente durante la gestazione ed è caratterizzata appunto dalla contemporanea comparsa, nella seconda metà della gravidanza, di questi tre aspetti patologici.

GestosiDa un lato un rialzo pressorio pari o superiore a 140mmHg per la sistolica e 90mmHg per la diastolica. Dall'altro un aumento delle proteine pari o superiore a 0,3 grammi in 1000 millilitri di urina. Infine la significativa formazione di edemi, ossia di ritenzione idrica, a vari livelli del corpo della gravida: dalla gambe fino alle mani, al viso e al tronco.

La gestosi interessa circa il 5% delle gravide. Senza però dimenticare che una donna può essere anche ipertesa prima di restare incinta e correre quindi un rischio aumentato, pari al 25%, di sviluppare una pre-eclampsia durante la gravidanza. Tra tutte le preeclamptiche, poi, una su 200 sviluppa poi una vera e propria forma di eclampsia. Si parla infatti di Gestosi Sintomatica finché sono presenti i sintomi fondamentali finora descritti ma senza significative manifestazioni soggettive. Si passa invece alla cosiddetta Eclampsia Imminente quando compaiono alcuni caratteristici sintomi soggettivi come cefalea, disturbi visivi (per esempio scotomi) e fastidi addominali come il dolore epigastrico "a barra". Infine, nei casi più rari e gravi, si ha il vero e proprio attacco eclamptico o Eclampsia Convulsiva: quando cioè ci si trova di fronte ad autentici attacchi epilettici seguiti da perdita di conoscenza. L'Eclampsia Convulsiva può anche portare alla morte materna.

Le cause di questa sindrome sono ancora oggi oggetto di studio così come la sua stessa eziopatogenesi è argomento di dibattito e approfondimento. Certamente sono coinvolte sia la placenta che alcune sue importanti alterazioni, probabilmente legate innanzitutto a fattori genetici ed ereditari. Così come non c'è dubbio che queste stiano alla base di un complesso circolo vizioso patologico - attivabile a vari livelli e caratterizzato da innumerevoli fattori predisponenti e coadiuvanti - che mette seriamente a repentaglio sia il benessere della madre che quello del nascituro.

Scendendo maggiormente nel dettaglio c'è chi pone l'accento sulle disfunzioni endoteliali provocate da un alterato equilibrio tra sostanze vasodilatatrici come l'Ossido d'Azoto e sostanze vasocostrittrici come l'Angiotensina II. Altri osservano come, in alcune donne, il trofoblasto (precursore della placenta) non riesca ad invadere correttamente la decidua e ad erodere i vasi materni per creare quel fisiologico circolo a bassa resistenza che normalmente consente gli scambi di ossigeno e sostanze nutritive tra la madre e il feto. In questi casi si formano piuttosto delle barriere a tali scambi e il circolo placentare viene compromesso. Si producono eventi trombotici, aree infartuali ed ischemiche, che nei casi peggiori possono condurre fino al temuto distacco di placenta. In ogni caso si determinerà un circolo ad alta resistenza con conseguenze negative per il feto che riceverà poco sangue e andrà incontro a problemi di iposviluppo o addirittura di morte endouterina.

Per quanto riguarda la madre aumentano contemporaneamente i guai legati all'ipertensione. Dalle aree trombotiche ed ischemiche appena descritte si liberano infatti sostanze vasoattive come le citochine che a loro volta provocano vasocostrizione. Ne conseguono possibili danni vascolari e perdita della vasoregolazione, fino al rischio di emorragia e danni cerebrali. Tali meccanismi possono poi danneggiare anche il rene. Alterando la funzionalità a livello glomerulare. Da cui perdita di proteine con le urine (soprattutto albumina e globuline dai capillari danneggiati).

Questa escrezione aumentata di proteine abbassa poi la pressione colloidosmotica e questo - abbinato con il minor afflusso di sangue dovuto all'ipertensione - giustifica il conseguente calo della volemia (cioè del sangue circolante). Avremo quindi il passaggio di liquidi nell'interstizio e problemi di edemi e ascite, oltre ad un significativo aumento del peso corporeo complessivo per ritenzione idrosalina.

Potremmo continuare a lungo - citando ad esempio le conseguenze che questa sindrome può avere anche su fegato, piastrine e sistema della coagulazione - e ciascuno di questi punti meriterebbe da solo un ulteriore approfondimento. In questo contesto tuttavia si vogliono solamente evidenziare la complessità del problema e le sue svariate articolazioni, ancora oggi non del tutto chiarite.

Per quanto riguarda i fattori di rischio della gestosi vale la pena di ricordare la nulliparità, la gravidanza multipla, la familiarità, un'alimentazione anormale, con eccesso di sodio nella dieta, la carenza di altri minerali come calcio e magnesio, un aumento dell'insulinemia e degli acidi grassi liberi. Senza dimenticare le vere e proprie malattie predisponenti come il diabete e l'obesità , la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, le patologie renali e naturalmente l'ipertensione.

Lo stesso approccio terapeutico alla preeclampsia, infine, si fonderà inevitabilmente su diversi criteri e strategie. Da una parte dovremo intervenire sui sintomi (come l'ipertensione) ed evitare che peggiorino. La donna dovrà restare a riposo. Le verranno somministrati farmaci ad azione ipotensiva e altri, come il Solfato di Magnesio, in grado di prevenire eventuali convulsioni eclamptiche. Il benessere materno e fetale dovrà essere costantemente monitorato (valori pressori, bilancio dei liquidi, esami ematochimici, tracciato cardiotocografico, ecografia ecc.).

Ma la decisione più delicata riguarderà sicuramente il timing del parto. Il suo rapido espletamento potrebbe rappresentare infatti una soluzione efficace. Tuttavia bisognerà prima considerare attentamente tutti i pro e i contro di una tale decisione: dalla reale gravità e urgenza della situazione, all'età gestazionale, fino al relativo sviluppo del feto (con l'eventuale profilassi per la maturazione polmonare).


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