Fibrina

Generalità

La fibrina è una proteina plasmatica che partecipa alla formazione dei coaguli di sangue. Le sue concentrazioni ematiche aumentano in tutte quelle circostanze, specifiche o aspecifiche, associate o caratterizzate da fibrino-formazione e fibrinolisi.
FibrinaLa valutazione della fibrina e dei parametri a essa correlati (D-dimero, tempo di protrombina, concentrazione plasmatica di fibrinogeno ecc.) è particolarmente utile per escludere o confermare la presenza di patologie da eccessiva o inappropriata coagulazione.

Cos'è

Fibrina e Coagulazione del Sangue

La fibrina (fattore Ia) è una proteina fibrillare insolubile, presente nel sangue in una forma inattiva precorritrice, il fibrinogeno (fattore I), che risulta invece solubile in acqua.
La genesi di fibrina dal fibrinogeno (che viene prodotto a livello epatico), per intervento dell'enzima trombina in presenza di ioni calcio, rappresenta la tappa finale di una serie di reazioni a catena, che nel complesso prendono il nome di “cascata della coagulazione”.
Proprio come la fibrina, la maggior parte delle sostanze che prendono parte a questo processo è normalmente presente nel plasma in una forma inattiva.
Anche la stessa trombina (fattore IIa), coinvolta nell'attivazione del fibrinogeno a fibrina, deriva da una molecola precorritrice chiamata pro-trombina (o fattore II della coagulazione). Tale conversione è mediata dai fattori attivati numero Va (attivato dalla trombina) e X, prodotti comuni di due vie originariamente ritenute distinte, ma comunque interconnesse:

  • quella intrinseca o ematica (più lenta e attivata quando il sangue entra a contatto con la matrice extracellulare, in particolare con le macromolecole di collagene);
  • quella estrinseca o tissutale (più rapida e attivata quando una lesione di un vaso sanguigno produce la liberazione, dalle cellule danneggiate, di fosfolipidi e di un complesso proteico detto fattore tissutale o tromboplastina tissutale).
Fibrina

Una volta attivata, la trombina, oltre a catalizzare la formazione di monomeri di fibrina a partire dal fibrinogeno, ne favorisce anche la polimerizzazione in aggregati stabili e solubili.

La formazione di questi coaguli di fibrina, stabilizzati dal fattore XIIIa in una trama intrecciata nella quale rimangono inglobate plasmine e cellule ematiche, risulta fondamentale - in sinergia con la vasocostrizione e l'aggregazione piastrinica - per un'adeguata emostasi (arresto dell'emorragia in caso di lesione di un vaso sanguigno). Tale processo, tuttavia, dev'essere necessariamente autolimitato, per evitare la formazione di pericolosissimi coaguli anomali (trombi), che possono crescere al punto tale da occludere la circolazione o frammentarsi determinando fenomeni embolici.

Lo scioglimento dei coaguli di fibrina è affidato al cosiddetto sistema fibrinolitico, nel quale una proteina - la plasmina - ricopre un ruolo di primo piano. Anche questo sistema, comunque, è soggetto a un meccanismo di controllo omeostatico, in modo che non consumi eccessivamente il patrimonio di fattori pro-coagulanti (rischio di sindromi emorragiche).

Perché si Misura

Per valutare la capacità coagulativa del sangue, i medici ricorrono a diverse analisi, come il tempo di trombina e la concentrazione plasmatica di fibrinogeno. Il primo esame misura il tempo necessario alla formazione di fibrina dopo l'aggiunta di trombina al campione ematico.
Sempre attraverso una comune analisi del sangue è possibile valutare anche le concentrazioni di antitrombina, una glicoproteina plasmatica ad azione anticoagulante che rappresenta il più importante inibitore fisiologico della trombina (IIa).
Per quanto riguarda la fibrina, questa non viene generalmente misurata, ma talvolta si ricerca la concentrazione ematica di alcune sostanze derivanti dalla sua degradazione (FDPs), come il D-dimero. Il dosaggio di questi prodotti di dissoluzione della fibrina viene effettuato per indagare l'attività fibrinolitica dell'organismo, ma anche in presenza di dubbi circa malattie come la coagulazione intravasale disseminata, la trombosi venosa profonda e l'embolia polmonare. Normalmente. la concentrazione fisiologica di questi prodotti di degradazione della fibrina è inferiore a 10 mcg/mL, anche se i valori di riferimento possono variare leggermente da laboratorio a laboratorio.

Valori normali

In condizioni fisiologiche, la fibrina è presente in uno stato di equilibrio fra formazione e lisi.
Per tale motivo, nel sangue dei soggetti sani, si riscontrano tipicamente basse concentrazioni di D-dimero (prodotto di degradazione della fibrina); l'intervallo di riferimento (range di normalità) per tale parametro è pari a 0-500 ng/ml.

Fibrina Alta - Cause

La fibrina può aumentare in svariate condizioni fisiologiche e patologiche, che comprendono:

Fibrina Bassa - Cause

Di norma, valori normali o bassi dei prodotti di dissoluzione della fibrina non indicano la presenza di un problema.

Come si misura

Gli esami che hanno l'obiettivo di valutare la coagulazione del sangue sono eseguiti prelevando un campione ematico da una vena del braccio.

Preparazione

In qualche caso, per effettuare il dosaggio dei prodotti di dissoluzione della fibrina o di altri parametri ad essa correlati, il medico può indicare un digiuno di almeno 8 ore, durante le quali si può bere dell'acqua. Prima del prelievo, è necessario essere in posizione eretta da almeno 30 minuti.

Interpretazione dei Risultati

Il dosaggio dei prodotti di dissoluzione della fibrina può essere utilizzato per determinare se sono necessari ulteriori approfondimenti per la diagnosi di patologie che possono portare a un'eccessiva coagulazione o alla formazione inappropriata di coaguli
Questo test viene effettuato per indagare l'attività fibrinolitica dell'organismo in presenza di dubbi su malattie come:

  • Trombosi venosa profonda;
  • Embolia polmonare.

I livelli di D-dimero possono essere utilizzati anche come supporto alla diagnosi di coagulazione intravascolare disseminata (CID) e per monitorarne il trattamento terapeutico.




Ultima modifica dell'articolo: 28/05/2017