Fibrillazione Atriale

Generalità

La fibrillazione atriale è un'alterazione del ritmo cardiaco che rende il battito del cuore molto rapido ed irregolare. Può trattarsi di un fenomeno sporadico e molto intenso, oppure di un fenomeno permanente/cronico. Fibrillazione AtrialeLa gravità dipende essenzialmente dalle caratteristiche e dalle cause dell'aritmia; la complicanza più temibile, l'ictus, è comune soprattutto nei casi associati ad una patologia sottostante delle valvole cardiache.

In presenza di fibrillazione atriale si ha una conduzione anomala degli impulsi di contrazione cardiaca, tale per cui le pareti delle cavità atriali subiscono continue ed incessanti sollecitazioni. Tutto ciò si ripercuote negativamente anche sull'attività dei ventricoli e sul conseguente flusso di sangue pompato dal cuore nel circolo sanguigno.

I fattori che determinano fibrillazione atriale sono diversi: le cardiopatie sono, di solito, tra le maggiori e più frequenti responsabili; tuttavia, non bisogna dimenticare che l'aritmia può insorgere anche per altre cause, quali ad esempio: ipertiroidismo, ipertensione, abuso di alcol e droghe, caffeina ecc. I sintomi principali della fibrillazione atriale insorgono velocemente e consistono in: cardiopalmo (o palpitazione), vertigine, angina pectoris (dolore toracico) e dispnea.

L'alterata attività cardiaca viene valutata mediante elettrocardiogramma (ECG), ecocardiogramma e radiografia del torace. La terapia dipende dalla forma di fibrillazione atriale e dalle cause che la determinano. Interventi farmacologici (antiaritmici, digitale e beta-bloccanti) e di tipo elettrico (cardioversione ed ablazione transcatetere) sono gli approcci idonei a risolvere il problema; tuttavia, per agire sui disturbi cardiaci o di altra natura che hanno dato origine alla fibrillazione atriale, serve una terapia scelta caso per caso.


La fibrillazione atriale è una delle forme di aritmia più comuni; colpisce maggiormente il sesso maschile e la sua incidenza aumenta con l’età. Risultano, infatti, maggiormente colpiti gli ultrasessantenni. Stime di incidenza parlano di 2,4 casi ogni 1000 persone. In Italia, una ricerca del 2010 denunciava 700.000 casi.


N.B.: per comprendere alcuni concetti illustrati nell'articolo, è necessario conoscere le basi di anatomia e fisiologia del cuore illustrate nell'articolo generale sulle aritmie cardiache.

Cos'è la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è un'alterazione profonda del ritmo cardiaco con origine nell’atrio. Quando si verifica, il battito del cuore assume le seguenti caratteristiche:

  • Intensità variabile.
  • Irregolarità.
  • Rapidità e aumentata frequenza delle contrazioni del cuore.

Pertanto, ne risulta compromessa la contrattilità, cioè la capacità di contrazione, del miocardio (il muscolo del cuore). Il cuore, di conseguenza, non svolge più correttamente la sua attività di pompaggio del sangue. La gittata cardiaca, infatti, diventa irregolare, insufficiente e non soddisfa più le richieste dell’organismo.

Data la sede in cui si verifica, la fibrillazione atriale è considerata un'aritmia ectopica sopraventricolare.
In presenza di fibrillazione atriale si assiste ad una conduzione anomala degli impulsi di contrazione, tale per cui le pareti delle cavità atriali subiscono continue ed incessanti sollecitazioni. Tali sollecitazioni, oltre a gravare sul cuore, sono del tutto inutili, in quanto la normale attività cardiaca non prevede impulsi così ravvicinati nel tempo. E' infatti importante ricordare che troppe stimolazioni sovrapposte, come quelle che avvengono durante una fibrillazione atriale, non si traducono in altrettante contrazioni, in quanto il miocardio, una volta contratto, ha bisogno di tempo per rilassarsi e ritornare nuovamente recettivo ad un nuovo stimolo (tempo di refrattarietà). L'instaurarsi di questa situazione concorre a rendere irregolare la cadenza del ritmo cardiaco.

La frequenza del battito cardiaco atriale può raggiungere i 350-400 battiti per minuto, superando di gran lunga il valore soglia di normalità 100. Inoltre, i numerosi impulsi contrattili non interessano solo la cavità atriale, ma proseguono fino al ventricolo, cambiandone la frequenza di battito (aritmia ventricolare) e alterando, di conseguenza, la gittata cardiaca.

La durata e il modo in cui insorge un episodio di fibrillazione atriale permettono di distinguere questa aritmia in tre diverse tipologie:

  • Fibrillazione atriale parossistica. Il termine "parossistica" indica la comparsa improvvisa di questa forma aritmica. Tale fibrillazione ha caratteri particolari, che la distinguono dagli altri due tipi: è ad altissima frequenza, non è per forza legata ad altre patologie (cardiache e non) ed è transitoria, cioè va e viene. Infatti, la sua durata, di solito, non supera le 48 ore, anche se, in alcuni casi, raggiunge la settimana. La fibrillazione parossistica raramente richiede trattamenti terapeutici specifici, in quanto tende ad esaurirsi da sola. Qualora il fenomeno tendesse a ripetersi, anche in assenza di altre patologie, si possono assumere farmaci antiaritmici, per riportare il battito cardiaco al ritmo normale.
  • Fibrillazione atriale permanente. Come dice il termine "permanente", questa forma di fibrillazione non si risolve in tempi brevi. Diversamente dalla forma parossistica, sono richiesti più di sette giorni, la frequenza è leggermente inferiore e serve un trattamento terapeutico specifico per arginare il fenomeno aritmico.
  • Fibrillazione atriale cronica. Per "cronica" si intende la permanente manifestazione di episodi aritmici, a causa di una preesistente patologia. L'insorgenza, infatti, di particolari patologie, specialmente se cardiache, fa sì che la fibrillazione atriale diventi una conseguenza stabile, il cui trattamento, seppur specifico, non è sufficiente a risolvere il problema di fondo. La terapia, pertanto, deve occuparsi prima di tutto della patologia che determina l'aritmia.

La differenza di frequenza esistente tra la forma parossistica e quelle permanenti/croniche, incide in modo diverso sul ventricolo e sulla sua contrazione. Infatti, nei casi di fibrillazione atriale parossistica, il battito ventricolare raggiunge un valore superiore a 140 battiti per minuto; mentre, nei casi di fibrillazione atriale permanente/cronica, la frequenza misura 100-140 battiti per minuto. Questa diversità è importante quando si parlerà dei sintomi.

Cause

Le cause di fibrillazione atriale sono numerose. Uno dei fattori determinanti più comuni è la presenza, nel soggetto colpito, di una qualsiasi cardiopatia tale per cui si abbia insufficienza cardiaca. In particolare, le maggiori responsabili del fenomeno aritmico sono le cardiopatie reumatiche, dovute ad una malattia infettiva, e quelle valvolari, come la stenosi mitralica.
Quindi:

sono i disturbi cardiaci associati alla fibrillazione atriale. L'ipertensione non è propriamente una patologia del cuore, però è causa di infarto del miocardio o di coronaropatie; pertanto, si è pensato di includerla in questo elenco.

I disturbi cardiaci non sono le uniche patologie scatenanti una fibrillazione atriale. Sono stati osservati, infatti, altri fattori responsabili, come per esempio:

Infine, concorrono allo sviluppo di una fibrillazione atriale, in un individuo sano, anche circostanze non patologiche. Esse determinano fenomeni isolati, ad esaurimento spontaneo. Si ricordano ad esempio:

La semplice correzione di queste condizioni aiuta il soggetto colpito da fibrillazione atriale a risolvere il problema. Pertanto, condurre uno stile di vita sano, ancora una volta, rappresenta la prevenzione migliore. Non va inoltre dimenticato che alcuni dei comportamenti appena elencati sono il preludio a disturbi patologici ben più gravi di una "semplice" fibrillazione atriale isolata.

Sintomi e complicazioni

I principali sintomi della fibrillazione atriale sono:

  • Palpitazione (o cardiopalmo).
  • Vertigine.
  • Sincope.
  • Dolore toracico (angina pectoris).
  • Dispnea.
  • Ansietà.
  • Astenia (debolezza).

La sintomatologia è strettamente connessa alla forma di fibrillazione atriale manifestata da un individuo. Alcuni sintomi, infatti, sono più evidenti durante le forme caratterizzate da un battito ad altissima frequenza, come quelle parossistiche. Durante tali episodi, come anticipato, si instaura un battito ad alta frequenza non solo nell'atrio, ma anche nel ventricolo, determinando manifestazioni sintomatologiche più evidenti. Nonostante ciò, le forme più pericolose e da trattare sono, come si è visto, quelle permanenti/croniche, in quanto associate a cardiopatie.

La complicazione più grave della fibrillazione atriale consiste nella possibilità di sviluppare un ictus ischemico cerebrale. Tale rischio è legato all'influenza negativa che l'aritmia esercita sulla gittata cardiaca e sul flusso di sangue. Quest'ultimo si fa più turbolento. Un flusso turbolento ha un'alta probabilità di creare lesioni all'interno dei vasi, formando di conseguenza dei trombi, cioè masse solide e stabili di piastrine (trombociti, che servono a riparare la lesione). Il trombo fa da ostacolo al flusso sanguigno, occludendo i vasi, e può sfaldarsi e dar vita a degli emboli, cioè particelle libere composte da cellule piastriniche. Gli emboli, viaggiando attraverso il sistema vasale, possono raggiungere il cervello ed impedire l'irrorazione sanguigna regolare verso alcune aree cerebrali. Questa complicazione ha maggiore probabilità di verificarsi quando alla fibrillazione atriale si alternano anche episodi di flutter atriale, o quando dopo un periodo sufficientemente prolungato di fibrillazione si ripristinano il ritmo sinusale e l'attività contrattile atriale (per questo motivo gli interventi di cardioversione vengono preceduti e seguiti da una profilassi a base di terapia anticoagulante orale).

In presenza di fibrillazione atriale, inoltre, si assiste ad una stasi ematica negli atri (che hanno perduto la normale attività contrattile); tale stasi è maggiore in presenza di stenosi mitralica, a causa della dilatazione atriale che caratterizza questa patologia. Il ristagno di sangue negli atri favorisce lo sviluppo del trombo nell'atrio ed è per questo motivo che la stenosi reumatica della mitrale si associa ad un rischio particolarmente elevato di trombosi e conseguente embolia, nonché di ictus cerebrale.

Diagnosi

Una diagnosi accurata richiede una visita cardiologica. Gli esami tradizionali, validi per la valutazione di qualsiasi aritmia/fibrillazione atriale, sono:

Misurazione del polso. Il medico cardiologo può trarre delle informazioni fondamentali dalla valutazione di:

  • Polso arterioso. La misura si effettua sull'arteria radiale (a livello del polso). Esso informa della frequenza e regolarità del ritmo cardiaco.
  • Polso venoso giugulare. È utile per capire il livello di pressione venosa.

Elettrocardiogramma (ECG). È l'esame strumentale indicato per valutare l'andamento dell'attività elettrica del cuore. In base ai tracciati che risultano, il medico può stimare la gravità e le cause della fibrillazione atriale.

Elettrocardiogramma dinamico secondo Holter. Si tratta di un normale ECG, con la differenza, assai vantaggiosa, che il monitoraggio si protrae per 24-48 ore, senza impedire al paziente di svolgere le normali attività di vita quotidiana. È utile qualora gli episodi di fibrillazione atriale siano sporadici e non prevedibili.

Inoltre, poiché all'origine di una fibrillazione atriale possono esserci patologie cardiache e non cardiache, è opportuno ricordare che esistono altri esami utili ad individuare il disturbo aritmico e a capirne le cause. Essi includono:

Radiografia del torace. È un'indagine clinica che mira a capire se ci sono particolari patologie a livello polmonare e di tipo respiratorio.

Ecocardiografia. Sfruttando l'emissione di ultrasuoni, questa indagine non invasiva mostra gli elementi fondamentali del cuore: atri, ventricoli e valvole. La valutazione del cuore permette di verificare la presenza di una valvulopatia o di una qualche altra malformazione cardiaca.

Terapia

La terapia da adottare dipende dal tipo di fibrillazione atriale. Se questa è parossistica, il trattamento consiste in:

  • Somministrazione di farmaci:
    • Digitale. Rallenta il ritmo cardiaco
    • Antiaritmici: derivati della chinidina, dofetilide, ibutilide, flecainide, propafenone e amiodarone. Servono a normalizzare il ritmo cardiaco.
  • Trattamento elettrico:
    • Cardioversione. Tecnica non invasiva, che infonde una scarica elettrica, detta shock, allo scopo di resettare il ritmo cardiaco alterato e ripristinare il battito normale, scandito dal nodo seno atriale.

Trattamenti di mantenimento, sempre a base di digitale ed antiaritmici, sono indicati anche per prevenire altri episodi parossistici, soprattutto se si è certi che il paziente soffra di ipertiroidismo o ipertensione.
È, tuttavia, importante precisare che alcune circostanze, quali:

  • Sintomatologia tollerabile.
  • Risoluzione spontanea, in passato, di altri episodi di fibrillazione atriale.
  • Assenza di patologie cardiache e non cardiache.

fanno sì che la terapia non sia necessaria. Ciò serve ad evitare eventuali effetti collaterali legati all'assunzione di farmaci, come per esempio i disturbi gastrointestinali da chinidina.

Se la fibrillazione è del tipo permanente/cronico, non va dimenticato che, all'origine del disturbo, esiste una cardiopatia o una patologia di altra natura. Risolvere tale condizione di base, con un approccio terapeutico scelto caso per caso, è il passo fondamentale per aiutare il ripristino del normale ritmo cardiaco. La terapia mirata a curare la fibrillazione atriale farà quindi da supporto e mantenimento. Essa è la seguente:

  • Somministrazione di farmaci:
    • Digitale.
    • Antiaritmici
    • Anticoagulanti. Le forme permanenti possono creare condizioni trombo-emboliche. Questi farmaci si usano in presenza di particolari cardiopatie, le valvulopatie mitraliche, che potrebbero generare trombi o emboli.
    • Beta-bloccanti e calcio-antagonisti. Rallentano il ritmo cardiaco, agendo sulle contrazioni ventricolari. Si somministrano ai pazienti tolleranti alla digitale.
  • Trattamento elettrico:
    • Cardioversione. Non è indicata quando il paziente è affetto da una cardiopatia che altera la struttura del cuore, come per esempio le valvulopatie.
    • Ablazione a radiofrequenza transcatetere. Si fa uso di un catetere che, una volta condotto fino al cuore, è in grado di infondere una scarica a radiofrequenza colpendo proprio l'area di miocardio che genera la fibrillazione atriale. La zona colpita viene distrutta e questo dovrebbe riordinare il numero degli impulsi di contrazione da parte del nodo seno atriale. È un tecnica invasiva.


Ultima modifica dell'articolo: 01/11/2016