La fenilpropanolamina è una molecola strutturalmente simile alla più nota efedrina, con la quale condivide l'azione simpaticomimetica diretta ed indiretta; traducendo questo termine medico in parole semplici, la fenilpropanolamina stimola il rilascio di noradrenalina ed adrenalina dai neuroni simpatici; inoltre, agisce come agonista dei recettori alfa e beta adrenergici.
Il risultato è l'esaltazione del sistema nervoso simpatico, preposto alle reazioni di attacco e fuga, quindi implicato nell'aumento generalizzato dell'attività metabolica: innalza la frequenza e la contrattilità cardiaca, sopprime l'appetito e le attività digestive, aumenta la pressione arteriosa, costringe i vasi sanguigni cutanei e periferici.
Dalla descrizione delle attività biologiche della fenilpropanolamina si possono intuire i potenziali impieghi farmacologici della sostanza. Soprattutto in passato, la fenilpropanolamina veniva prescritta come dimagrante da banco, grazie alla capacità di sopprimere l'appetito (indicazione a suo tempo approvata negli Stati Uniti ma non in Italia); inoltre, è un ingrediente comune di decongestionanti nasali e preparazioni contro raffreddore, febbre da fieno, rinite allergica e sinusite, grazie all'attività vasocostrittiva sui seni paranasali. La fenilpropanolamina veniva inoltre somministrata per il controllo dell'incontinenza urinaria e nel trattamento di alcune forme di priapismo.
L'impiego farmaceutico della fenilpropanolamina è stato fortemente ridimensionato nei primi anni del 2000, sull'onda di uno studio che testimoniava un aumentato rischio di ictus emorragico nei soggetti che assumevano il farmaco (soprattutto se donne in caso di dosaggi superiori ai 75 mg/die). Nonostante il rischio di subire un ictus emorragico come conseguenza dell'uso di fenilpropanolamina fosse ridotto, la FDA - l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici - ha bandito dal commercio le preparazioni farmaceutiche da banco contenenti questa sostanza.
Altre reazioni avverse alla fenilpropanolamina includono psicosi acuta, convulsione, ipertensione, danno renale e cardiaco. Gli effetti collaterali più comuni includono vertigini, nausea, insonnia e disturbi del sonno, secchezza delle fauci, tachicardia, irrequietezza, ansietà, tremori, sudorazione e perdita di appetito. L'assunzione di fenilpropanolamina non dovrebbe mai avvenire in concomitanza a quella di inibitori delle monoamino assodasi (IMAO), come isocarboxazide, fenelzina o tranilcipromina. L'uso di fenilpropanolamina può essere controindicato in presenza di ipertensione, patologie cardiache, aterosclerosi, disfunzioni tiroidee, diabete, glaucoma o ipertensione oculare, ipertrofia prostatica e difficoltà della minzione, malattie epatiche o renali. Consultare il medico.
Sconsigliamo caldamente l'acquisto di fenilpropanolamina da siti online per l'utilizzo a fini dimagranti.
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