Farmaci Vasodilatatori

Generalità

I vasodilatatori sono farmaci che esercitano un'azione di rilassamento nei confronti della muscolatura dei vasi sanguigni, con conseguente dilatazione degli stessi.
farmaci vasodilatatoriLa dilatazione della muscolatura liscia arteriolare determina una riduzione della pressione arteriosa; similmente, la dilatazione della muscolatura liscia delle vene produce una riduzione della pressione venosa.
I farmaci vasodilatatori, pertanto, vengono impiegati soprattutto nel trattamento dell'ipertensione.
Più nel dettaglio, i dilatatori delle arterie diminuiscono la resistenza sistemica vascolare, riducendo il post-carico sul ventricolo sinistro; per questo, trovano perlopiù impiego nel trattamento dell'insufficienza cardiaca, dell'angina e dell'ipertensione sistemica polmonare.
I dilatatori delle vene, invece, diminuiscono il pre-carico del cuore e riducono la pressione idrostatica dei capillari, contrastando in questo modo l'insorgenza di edema. Questi vasodilatatori vengono impiegati talvolta nel trattamento dell'insufficienza cardiaca, ma risultano più utili nel trattamento dell'edema sistemico e polmonare da essa causato.
I farmaci vasodilatatori possono essere suddivisi in diverse classi, sia in funzione della loro struttura chimica, sia in funzione del meccanismo d'azione attraverso il quale esplicano la loro azione.
Di seguito, tali classi verranno brevemente descritte.

Antagonisti dei canali Lenti del Calcio

Questi particolari farmaci vasodilatatori agiscono antagonizzando i canali del calcio voltaggio-dipendenti di tipo L (altrimenti definiti come canali lenti del calcio), presenti soprattutto a livello della muscolatura liscia dei vasi sanguigni. Così facendo, questi farmaci contrastano la costrizione vasale e inducono vasodilatazione.
Ciò è possibile perché il calcio occupa un ruolo di fondamentale importanza nei meccanismi di contrazione della muscolatura liscia. In seguito all'aumento dei livelli intracellulari di ioni calcio, infatti, questi stessi cationi formano un complesso con la calmodulina, un particolare tipo di proteina plasmatica. Tale complesso provoca l'attivazione della chinasi che induce la fosforilazione della catena leggera della miosina, la cui conseguenza consiste nella contrazione della muscolatura liscia vasale.
Pertanto, bloccando i canali del calcio di tipo L, s'inibisce a monte la cascata di segnali che porta alla contrazione muscolare, favorendo così la comparsa della vasodilatazione.
Appartengono a questa categoria di vasodilatatori, principi attivi quali:

Nitroderivati ad azione vasodilatatrice

Questi particolari tipi di farmaci vasodilatatori esercitano la loro azione, di rilassamento della muscolatura liscia vasale, attraverso il rilascio di monossido di azoto (NO).
Il monossido di azoto è un gas dotato di spiccate proprietà vasodilatatrici, che viene naturalmente prodotto dalle cellule dell'endotelio dei vasi sanguigni. Una volta rilasciato, l'NO è in grado di favorire la produzione di GMP ciclico (guanosina monofosfato ciclico), il quale dà origine a una cascata di segnali chimici che porta al rilassamento della muscolatura liscia.
Pertanto, i composti nitroderivati, una volta assunti, subiscono delle trasformazioni che portano alla sintesi di NO, il diretto responsabile dell'attività vasodilatatrice di cui questi farmaci sono dotati.
Appartiene a questa categoria di farmaci vasodilatatori il nitroprussiato di sodio (Sodio Nitroprussiato®).

Attivatori dei canali del Potassio

I vasodilatatori appartenenti a questa categoria sono in grado di esercitare la loro azione attraverso l'attivazione dei canali del potassio ATP-sensibili, presenti sulla muscolatura liscia vasale. Grazie all'apertura di questi canali, infatti, si va incontro a un aumento della fuoriuscita di ioni potassio dalla cellula, che provoca un'iperpolarizzazione della membrana. A sua volta, l'iperpolarizzazione della membrana cellulare determina una chiusura dei canali del calcio voltaggio-dipendenti, con conseguente diminuzione dei livelli plasmatici di calcio. Tutto questo porta, infine, al rilassamento della muscolatura liscia, quindi alla vasodilatazione.
Appartengono a questa categoria di vasodilatatori, principi attivi quali il pinacidil, il nicorandil e il minoxidil. Quest'ultimo principio attivo, tuttavia, non viene più utilizzato come agente vasodilatatore poiché provoca un particolare tipo di effetto collaterale: l'ipertricosi. Attualmente, infatti, il minoxidil è disponibile in formulazioni farmaceutiche adatte all'uso cutaneo e trova impiego nel trattamento dell'alopecia di varia origine e natura.
Infine, anche il diazossido è un principio attivo che può rientrare nella categoria dei vasodilatatori attivatori dei canali del potassio. Tuttavia, questo principio attivo più che per le sue proprietà vasodilatatrici, viene sfruttato per la sua capacità di aumentare i livelli ematici di glucosio e, attualmente, viene impiegato nel trattamento dell'ipoglicemia.

Inibitori delle Fosfodiesterasi

Le fosfodiesterasi sono particolari tipi di enzimi il cui compito è quello di rompere i legami fosfodiesterici.
Esistono almeno undici diverse isoforme dell'enzima fosfodiesterasi. Dal punto di vista della vasodilatazione della muscolatura liscia, le isoforme d'interesse sono le fosfodiesterasi di tipo 3 (o PDE3, localizzate nella muscolatura liscia vasale e nel cuore) e le fosfodiesterasi di tipo 5 (o PDE5, localizzate a livello sia della muscolatura liscia vasale, sia dei corpi cavernosi del pene).
Le fosfodiesterasi di tipo 3 hanno il compito di degradare l'AMP ciclico (adenosina monofosfato ciclico), generando così una vasocostrizione.
Infatti, l'AMP ciclico, normalmente, esplica un'azione di tipo vasodilatatoria, attraverso l'attivazione del meccanismo di defosforilazione della catena leggera della miosina che provoca, appunto, il rilassamento della muscolatura liscia vasale.
Perciò, gli inibitori della PDE3 inducono un aumento della disponibilità di AMP ciclico, con conseguente vasodilatazione.
Ai vasodilatatori inibitori selettivi della PDE3 appartengono principi attivi quali l'amrinone, il milrinone e l'enoximone.
Anche le fosfodiesterasi di tipo 5 sono presenti sulla muscolatura liscia vasale ma il loro compito, a differenza delle PDE3, è quello di degradare il GMP ciclico. Pertanto, gli inibitori delle PDE5 favoriscono la vasodilatazione attraverso un aumento dei livelli di GMP ciclico (vedi il meccanismo d'azione esercitato dai vasodilatatori nitroderivati).
Tuttavia, gli inibitori selettivi della PDE5 - benché inizialmente fossero stati concepiti come farmaci antipertensivi - attualmente vengono impiegati perlopiù nella terapia della disfunzione erettile, proprio perché esercitano un'azione vasodilatatrice anche a livello dei corpi cavernosi del pene.
Fra gli inibitori della PDE5 impiegati in terapia, ricordiamo il sildenafil (Viagra®), il tadalafil (Cialis®) e il vardenafil (Levitra®).

Idralazina

L'idralazina è un principio attivo appartenente alla famiglia dei farmaci vasodilatatori, ma avente un meccanismo d'azione piuttosto unico nel suo genere e ancora non del tutto chiarito.
Ad ogni modo, dagli studi condotti pare che questo principio attivo sia in grado di indurre la dilatazione della muscolatura liscia vasale attraverso differenti meccanismi, quali:

  • Iperpolarizzazione della membrana cellulare attraverso l'apertura dei canali del potassio;
  • Inibizione dell'attività dell'IP3 (inositolo trifosfato), un secondo messaggero responsabile del rilascio di ioni calcio dal reticolo sarcoplasmatico;
  • Stimolazione della sintesi di monossido di azoto (NO).

L'effetto vasodilatatore dell'idralazina è altamente specifico per i vasi arteriosi ed è considerata come un farmaco vasodilatatore ad azione diretta.

Effetti collaterali

Il tipo di effetti collaterali che si possono manifestare in seguito al trattamento con vasodilatatori può variare in funzione del tipo di principio attivo utilizzato e in base alla via di somministrazione scelta.
Ad ogni modo, si può affermare che molti dei sopra citati farmaci vasodilatatori possono indurre effetti indesiderati quali:

  • Tachicardia riflessa e aumento della forza contrattile cardiaca, provocate dal riflesso del barocettore del cuore che si verifica in risposta alla vasodilatazione e all'ipotensione esercitata dai farmaci vasodilatatori.
  • Ipotensione, compresa l'ipotensione ortostatica.
  • Ritenzione renale di sodio.

Ultima modifica dell'articolo: 05/11/2016